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''Azioni per Nina'': un viaggio performativo per Anton Cechov da Yelets al Florian di Pescara

di Cristina Squartecchia;

Molto spesso gli anniversari di quei personaggi, ormai scomparsi, che hanno segnato la storia del Teatro, stimolano nel collettivo teatrale la celebrazione in modi e tempi diversi unendo le forze in campo: c’è chi preferisce rappresentare un’opera celebre con differenti rivisitazioni, chi allestisce mostre e chi invece decide di visitare e percorrere, in forma teatrale, quei luoghi vissuti e appartenuti all’artista. E’ la via intrapresa da ARTERIE (Centro Interculturale Ricerche Teatrali), che in occasione dei 150 anni dalla nascita di Anton Cechov, ha scelto di rendere omaggio al drammaturgo russo, partendo con un viaggio in Russia. Il progetto, "Azioni per Nina", è stato realizzato grazie al coinvolgimento di partners come il Florian – Teatro Stabile d’Innovazione di Pescara, il Museo Laboratorio Ex – Manifattura Tabacchi di Città Sant’Angelo, il patrocinio della Regione Abruzzo e L’Ass. Teatrale LE FUNAMBOLE – CON ATTO SEGRETO che si è invece occupata di promuovere la celebrazione con una serie di appuntamenti nel territorio pescarese curati dalla direzione artistica di Monica Ciarcelluti.
L’evento nasce da un’idea di Jurij Alschitz, regista di ARTERIE, che ha voluto coinvolgere artisti, attori, addetti ai lavori e non, provenienti da tutto il mondo, per vivere insieme quell’esperienza di vita che Cechov aveva destinato al personaggio di Nina del "Gabbiano". Domattina devo partire per Yelets, in terza classe. (…) Ho accettato una scrittura per tutto l’inverno. Devo andare. Così Nina si consegnava al mondo del teatro accettando la missione di attrice, perché per lei tale diviene questa professione, salutando il suo caro Konstatin e inconsapevole che si tratta però di un addio: Konstatin si ucciderà poco dopo averla vista andare via.
L’azione teatrale ha inizio il 27 gennaio trascorso a partire dal viaggio di Nina verso Yelets, (il IV atto del "Gabbiano") in cui gli artisti di ogni paese, una volta riunitisi, salgono su quel treno in terza classe e affrontano lo stesso viaggio notturno, animando le varie carrozze di performances teatrali sulle opere di Cechov. Giunti a destinazione, gli artisti vengono accolti in quel teatro dove Nina avrebbe recitato l’intera stagione invernale, e dove li attendono incontri, dibattiti e scambi con gli attori locali per confrontarsi ancora oggi con le eroine cechoviane. Da qui l’azione teatrale prosegue verso la tomba dell’autore russo, dove l’attrice Monica Ciarcelluti non esita a omaggiarlo con un breve monologo. Il 29 gennaio, giorno del compleanno di Cechov è stata inaugurata la statua di Nina che, come simbolo dei suoi personaggi femminili, vive nei corpi delle tante attrici che l’hanno resa celebre. Le vicende di questo personaggio emblema, le sue emozioni e le sue illusioni sono più che mai reali: l’entusiasmo iniziale verso la fama ed il successo, l’impatto poi, con la miseria e le fatiche del mestiere che conducono Nina verso la consapevolezza della sua vocazione di attrice rimettendo in discussione se stessa in un profondo viaggio interiore, non sono altro che percorsi formativi ai quali l’attore ripetutamente si sottopone per far risplendere la propria arte . E Cechov, con la sua lente d’ingrandimento sempre così lucida e distaccata dalla realtà, costruisce questo personaggio come a voler svelare la vera realtà dell’essere attore.
A seguire performances e poi banchetti, vodka e naturalmente tanto tè servito in appositi "samovar", così come amava fare Cechov nei momenti più impegnativi della sua vita, allietano e accompagnano i festeggiamenti.
Si è trattato di una viaggio reale e quasi autobiografico con lo scopo di dare nuova luce, dopo più di un secolo, ad una autore, ormai istituzionalizzato in Russia, ma che appartiene a noi tutti. Così dice Monica Ciarcelluti che insieme a Giulia Basel, direttrice artistica del Florian, sono state protagoniste di questa performance itinerante tra il freddo e la neve di quei paesaggi desolanti e sperduti dove il teatro lo si pratica e lo si vive con rigore e devozione spinto da una grande carica d’umanità. Le artiste, coadiuvate dai partners sopracitati, hanno voluto riproporre nei giorni 13 e 14 febbraio a Pescara una parte del vissuto sovietico come testimonianza, cercando di trasmettere al pubblico una eco di spirito e tradizione russa.
Per l’occasione è stata inaugurata un mostra fotografica presso l’ex-Manifattura Tabacchi di Città Sant’Angelo, sabato 13, le cui immagini ritraevano i momenti più significativi di questo viaggio alla scoperta di Nina. Gli artisti visivi, protagonisti di questo evento, sono stati Stefano Schirato, Saverio Todaro e Ben Warwick. Schirato che ha intitolato la sua serie creativa di 24 pannelli in bianco e nero "Ho visto Nina Volare" riferisce con le sue immagini, quell’idea del movimento, quella tensione verso nuova vita che Nina si appresta ad intraprendere, attraverso quel contrasto di figure nitide e sfocate. Saverio Todaro invece, ha reso omaggio con una pittura stagliata sul pavimento che ritrae la sagoma in blu di un gabbiano. L’allusione per il colore al lago sembra voler consolidare quel legame con il volatile, che per Cechov rappresenta fonte d’ispirazione dell’omonimo dramma. Ben Warwick con "Third Class to Yelets" propone il video reportage sul viaggio notturno compiuto dagli artisti. La mostra resterà aperta tutti i giorni, dalle 17.00 alle 20.30 escluso il lunedì e martedì, fino al 27 febbraio.
Si è entrati nel vivo dell’evento domenica 14 febbraio presso il Teatro Florian, dove l’esperto studioso di teatro russo e nello specifico del metodo Stanislavskij, Alessio Bergamo, ha presentato il libro "L’analisi della pièce e del ruolo mediante l’azione" della regista e pedagoga russa Marija Knebel’, allieva e portavoce degli insegnamenti del noto maestro. Sono intervenuti Silvana De Vidovich e Riccardo Palmieri, regista di ARTERIE, i quali, ciascuno con le proprie esperienze personali, per la prima più teorico e intellettuale, mentre per il secondo più pratico, hanno spaziato con proprie interpretazioni. Il dibattito è proseguito fino alle ore 20.00 accendendo gli animi dei più interessati inoltrandosi nei meandri del clima artistico culturale del periodo. "Clou" della serata è stato l’ensemble performativo proposto dagli attori del Florian e di ARTERIE sui monologhi più rappresentativi del teatro cechoviano. All’entrata della sala, la figura di un attore che richiama lo sguardo e gli atteggiamenti del drammaturgo russo accoglie gli spettatori, mentre un banchetto ricco e appetitoso si sta consumando in scena. Da "Zio Vanja" a "Il Giardino di ciliegi", dalla corrispondenza epistolare tra Cechov e sua moglie a "Il gabbiano", gli assoli ed i duetti scorrono ininterrotti, concludendosi con un buon augurio al drammaturgo, nella speranza che i suoi personaggi possano continuamente far parlare di sé. La "Jam session", di quasi due ore è parsa forse un po’ lunga, per presentarsi come un tributo, ma, del resto la vastità e la complessità dei temi che si celano nell’universo cechoviano sono poco inclini a operazioni di taglio e cucito e meritano di vivere nella loro totalità. Per chiudere in bellezza i festeggiamenti, il team del Florian ha offerto un buffet a base di cucina russa, così come era stato fatto a Yelets il 29 gennaio, accompagnando il tutto con una tombolata sulle opere di Cechov. Da Yelets a Pescara il viaggio tributo continua in modo inconsueto per celebrare e far rivivere la tradizione, il contesto ed il clima che hanno nutrito l’estro di Anton Cechov.

18 / 02 / 2010





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