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''Hell'': Un Inferno magnetico per Emio Greco


di Cristina Squartecchia;

Atteso e gradito evento della rassegna "Civitanova danza tutto l’anno" è stato "Hell" di Emio Greco e Pieter C.Scholten, che come un campo magnetico denso di forze ha attratto il pubblico di Civitanova lo scorso 12 febbraio al Teatro Rossini. Fascino e suggestione, tensione e perplessità hanno ipnotizzato gli spettatori di fronte ad una pièce ben confezionata, capace di far discutere provocando un effetto a lungo termine. Dal 1996 questo duo artistico ha portato avanti la propria ricerca stilistica sul linguaggio del corpo, spaziando dalla musica contemporanea al teatro, dall’opera alle arti visive, rimescolando ogni volta un nuovo dato acquisito. L’arte della danza e la potenza espressiva del corpo rappresentano per loro una sorta di leit-motiv, un centro propulsivo e creativo che per necessità chiama in causa le consorelle arti al fine di penetrare l’essenza del movimento. Da qui Emio Greco ha delineato con crescente chiarezza il proprio "marchio di fabbrica", una cifra stilistica, che, sebbene risenta della sua formazione classico-accademica, si pone destrutturata nelle posture e nelle forme, data da una dinamica nervosa e veloce, in cui gli arti superiori, nei loro disegni aerei, si fanno motori del movimento. Questi gli elementi caratterizzanti di "Hell", che collegano lo spettacolo, per ragioni tematiche e stilistiche, a lavori come "(Purgatorio) Popopera", "One & Two", "Rimasto Orfano" ed altri del repertorio configurandosi come un "unicum" organico, in cui ogni pièce sembra essere una continuazione dell’altra.
Con "Hell" è l’Inferno Dantesco a fare da sfondo allo spettacolo in cui Emio Greco visita per poi scardinare quei luoghi comuni spesso associati al mondo della letteratura. Una mise visionaria e potente, trasgressiva e dirompente in cui i corpi di otto straordinari danzatori, da una graffiante fisicità, si offrono straziati tra la perdita e la salvezza.
Una serie di numeri coreografici su fragorose musiche pop-rock accolgono il pubblico che in silenzio si sistema in platea, mentre i danzatori sembrano divertiti in questa esibizione che funge da preambolo, una sorta di "avanspettacolo" al visionario viaggio nell’Inferno di Emio Greco. Una luce fulminea e accecante, svuota il palco illuminando una porta, che richiama quelle scene da music-hall, mentre al lato opposto si contrappone un albero spoglio in un’atmosfera lugubre. I danzatori rientrano singolarmente varcando la soglia di un mondo altro, si presentano danzando mentre fumano, come ultima azione terrena. Disorientati e persi si assemblano in una massa corale che si sposta negli angoli del palco con movimenti incisivi e scattanti, mentre dal fondo si scosta una sagoma nera. E’ Emio Greco che imponendosi al gruppo lo guida, lo trasporta in una missione ambigua tra Virgilio e Caronte, dettando le traiettorie, indicando le azioni e destabilizzando l’unisono quasi a voler condurre la danza ad un punto estremo, dove i corpi vengono sbattuti e lacerati. La musica cede il passo ad un cocktail sonoro eterogeneo, che spazia dal tango ai silenzi ad un sottofondo discordante, che, come un tormentone, viene riproposto ad ogni improvvisa mutazione. Lo spettacolo scorre nei suoi 90 minuti tra l’irruenza delle coreografie e quelle sospensioni temporali che dilatano l’azione appesantendo l’atmosfera. Ma, i repentini cambi di luce sembrano lampi abbaglianti che scuotono lo spettatore conducendo l’azione verso l’ignoto e aprendo scenari inconsueti e lontani dai "déjà vu" danteschi. In questo modo Emio Greco non sembra trovare una risposta ai temi esistenziali, ma, creando un elettrizzante magnetismo in scena, pone interrogativi sulla potenza espressiva del corpo, immergendolo in contesti nuovi. Questo accade quando i danzatori si svestono e nudi sotto l’albero spoglio, come tanti Adamo ed Eva, sembrano voler ritrovare quella purezza primordiale che esplode come una danza liberatrice nella V sinfonia di Beethoven. I corpi dei danzatori, segnati dalla fatica e dalla sofferenza, testimoniano con una coreografia corale, feroce e penetrante il loro dramma, consegnando la loro anima nella totale nudità "al destino che bussa alle porte", così come presagisce la musica di Beethoven.

Teatro Rossini, Civitanova (MC) - 12 Febbraio 2010


16 / 02 / 2010



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