''Molto rumore per nulla'' diretto da Lavia in scena al Teatro Argentina Testo di: William Shakespeare;
Regia: Gabriele Lavia;
Cast: Pietro Biondi, Lorenzo Lavia, Federica Di Martino, Francesco Bonomo, Salvatore Palombi, Andrea Nicolini, Gianni De Lellis, Luca Fagioli, Alessandro Riceci, Igor Horvat, Tamara Balducci, Faustino Vargas, Viviana Lombardo, Alessandro Cangiani, Daniele Sirotti, Silvia De Fanti, Andrea Trovato, Claudia Crisafio;
Dopo i successi ottenuti in giro per l’Italia torna a Roma la commedia adatta per valorizzare un laboratorio di attori come quello diretto da Gabriele Lavia, perché in esso è contenuta una notevole coralità nell’azione scenica, che travalica le singole storie di Claudio, Benedetto, Beatrice ed Ero, per costituire un tipo di drammaturgia che esalta l’omogeneità della compagnia di teatro. La trama prevede tutti gli ingredienti tanto cari a Shakespeare, dal travestimento all'amore contrastato, dall'amicizia fraterna al tradimento, dalla gioia fanciullesca e virginale all'angoscia senile. Considerata a lungo commedia romantica per i temi amorosi e per la struttura ricca di elementi farseschi e giocosi, l'opera rientra a pieno titolo nel novero delle tragicommedie, nelle quali l'elemento comico si fonde a quello tragico e propriamente drammatico, qui rappresentato dalla finta morte di una delle protagoniste, la bella Ero, e dal complotto ordito da Don Juan per tentare di sviare la storia dal lieto fine cui tuttavia volge. L’allestimento di Lavia però sorvola sull’aspetto drammatico, per enfatizzare quello comico, l’interpretazione degli attori pone l’accento sul gioco degli equivoci, alcuni provocati di proposito, altri solo per caso. Predominano i personaggi di Benedetto e Beatrice nonostante la struttura corale del testo, non capiscono che il loro dichiarar guerra all'amore non è incapacità d' amare ma rifiuto delle convenzioni, lei un po’ bisbetica da domare, lui spirito allegro che conosce, però, la distanza tra finzione e realtà e non teme quest' ultima. Le molteplici vicende che si intrecciano nella commedia rimandano pressoché tutte a queste due figure che indossano una maschera, e che la perdono nel momento in cui diventano vittime di un tranello, ordito dagli altri personaggi, gli stessi che, per primi, riescono a bloccarli nell’opposizione tra una donna, fieramente e scioccamente convinta della sua libertà, e un uomo che vede nell’altro sesso solo un inutile fastidio. Solo un’ulteriore inganno permetterà alla verità di avere il tempo di riapparire, svelata da un gruppo di guardie cialtrone, un po’ pupi e un po’ macchiette siciliane. La prova dei due gendarmi e del loro ufficiale è degna di nota, ma sarebbe stata più apprezzabile se non fosse stata in alcuni punti un po' eccessiva. Si assiste comunque ad una messa in scena brillante, divertente, molto vitale e fresca, gli attori sono instancabili e oltre a recitare , suonano, cantano, ballano, fanno gli atleti, si danno generosamente al pubblico senza risparmiarsi, il che è apprezzabile se non sfiorasse l’eccesso. Alcuni personaggi in qualche momento risultano essere un po’ sopra le righe, esagerando in effervescenza soffocano la psicologia disegnata da Shakespeare, gli intrecci e i caratteri opposti così ben costruiti dovrebbero avere appena più spazio per essere fruiti appieno, per quanto vale anche il dato di fatto di essere una tra le commedie del bardo più note e rappresentate. Tuttavia la bellezza del testo che evidenzia i cambiamenti degli stati d’animo con splendide metafore sia in versi che in prosa, nello spettacolo di Lavia sono un po’ persi a scapito della poesia, le parole scorrono frenetiche, ci trascinano troppo velocemente da una situazione all’altra, all’interno del groviglio ingarbugliato degli amori, degli intrighi e dei tranelli. Il tutto in effetti è ben orchestrato, la compagnia pur numerosa è affiatata e si respira la complicità tra gli interpreti che si rincorrono l’un l’altro con gesti e battute mantenendo un ritmo frizzante e travolgente. La scena è originale, non troppo ingombra ma anzi semplice e finalizzata ad ospitare un cast sì numeroso quanto dinamico, bella l’idea della musica dal vivo e degli strumenti in scena, inusuale in un allestimento shakespeariano, come efficace è anche la scelta dei costumi indossati/non indossati, buttati lì a ricordare un altro tema fondamentale del teatro di Shakespeare, il meta teatro. In generale la compagnia riesce a sostenere bene le quasi tre ore di spettacolo, con energia e brio continui, alcuni personaggi spiccano per qualità espressive, e a livello d’orchestrazione, lo spettacolo scorre senza intoppi in una messinscena che procede con il sapore di una festa.
Teatro Argentina, Roma - 6 Dicembre 2009
Giusi Potenza
Lo spettacolo resta in scena al Teatro Argentina di Roma fino al 13 Dicembre 2009
08 / 12 / 2009
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