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''Romeo e Giulietta'' in bianco e nero per Giorgio Madia


La vita e la morte, il bene e il male, l’odio e l’amore, la lotta continua verso la conquista del proprio innamorato: questi sono i temi che hanno contraddistinto Romeo e Giulietta presentato dal Balletto di Milano per le coreografie di Giorgio Madia in scena, lo scorso 17 Gennaio, al Teatro Europa Auditorium di Bologna. La compagnia, attiva da quasi 30 anni sul territorio nazionale, si è configurata come una realtà in bilico tra il "classico" e il "moderno", per le sue creazioni che preservano il linguaggio della tradizione accademica, ma contaminato da stilemi e combinazioni della danza più strettamente contemporanea. Molte della "stars" più acclamate dal vasto pubblico sono state protagoniste di questo "ensemble", tra cui Oriella Dorella, Carla Fracci, Luciana Savignano, Raffaele Paganini, Marco Pierin e altri ancora.
Per questa rivisitazione, di un "classico" shakespeariano, ci si è affidati ad un gruppo di giovani promesse dello scenario della danza italiana, come Teresa Molino nel ruolo di Giulietta, Martin Zanotti in quello di Romeo, Federico Veratti nei panni di Mercuzio ed infine a Giorgio Madia, un coreografo di estrazione classico-accademica che ha diviso la sua carriera tra l’Italia e l’Estero.
Si è trattato di una versione nell’insieme fedele alla successione temporale degli eventi, ma tutta giocata sugli opposti, che di conseguenza acutizzano il dramma dei due giovani innamorati. Infatti, la storia si dispiega a partire dal culmine del dramma, vale a dire la scena finale della morte, per poi riprendere la trama così come la conosciamo tutti. Cordelia Matthes, che ha curato scena e costumi, ha realizzato un’ambientazione del tutto semplice ed astratta. Sui bianchi fondali e pannelli scorrevoli, che fungono da scenografia mobile creando profondità e differenti quadri d’azione, spiccano i neri abiti dei danzatori, il cui taglio dei colletti e maniche richiama il gusto del teatro elisabettiano. Il lighting designer Jean Paul Carradori disegna nello spazio delle geometrie di luci di varia tonalità che caratterizzano le scene dal ballo all’incontro d’amore, dall’unione segreta dei giovani amanti fino ai "pas de deux" d’intenso lirismo.
La coreografia è costruita sia sui momenti corali, dove intrecci e frammenti di unisono tracciano nello spazio linee e figure, e sia sui classici "pas de deux" in cui i corpi si avvinghiamo e si liberano tra prese e lanci nello spazio. La narrazione degli eventi è invece affidata ad una gestualità descrittiva e un po’ troppo didascalica, ma che tuttavia ben si sposa con la partitura di Caikovskij, suonata dal vivo dall’Orchestra del Festival Pucciniano diretta da Giuseppe Acquaviva, la quale conferisce un effetto sonoro ben amalgamato all’azione scenica. Di solito quando si pensa al balletto di Romeo e Giulietta si collega la più frequentata musica di Prokofiev e stupisce come, questa di Caikovskij, sia stata preferita per l’occasione. Del resto è stata un’operazione interessante, poiché ha indotto ad una ricerca storica che ha consentito di sistematizzare in un "unicum" organico i vari brani, che il musicista aveva destinato a questo soggetto a partire dal 1869 al 1880, oltre che farla conoscere al più vasto pubblico.
In coerenza con la personale chiave di lettura e avendo sovvertito l’inizio e la fine della trama, Giorgio Madia conclude la tragedia d’amore in un’apoteosi in cui i due protagonisti, questa volta vestiti di bianco, celebrano vittoriosamente la loro unione in uno spazio e in un tempo sospesi, dove poter vivere incontrastati e in eterno al di là delle convenzioni, dei secoli e della storia.

Cristina Squartecchia


21 / 01 / 2010



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