'LES BONNES' sono lo specchio deformante dei propri padroni 
Testo di: Jean Genet;
Regia: Giuseppe Marini;
Cast: Franca Valeri, Annamaria Guarnieri, Patrizia Zappa Mulas;
Atto unico implacabile e scioccante che mette in campo i sentimenti ambivalenti di due sorelle, Claire e Solange, nei confronti l' una dell' altra e della loro padrona, due ore cariche di intensità, angoscia, senso di oppressione. Ma non si tratta di oppressione derivata dalla condizione di rivalsa della servitù nei confronti di un padrone dominante, piuttosto invece il dramma più intimo e psicologico causato da sentimenti quali frustrazione, invidia, debolezza di due domestiche che pur scontente non rinnegano la propria condizione ma si convincono di viverla con orgoglio e dignità. C’era molta storia del teatro ieri sera sul palcoscenico del teatro della Cometa, a partire dall’autore del testo il genio francese orfano e ribelle Jean Genet con la sua piéce più celebre,alla traduzione di un grande e autorevole uomo di teatro Franco Quadri, ma anche e soprattutto, i due mostri sacri del teatro italiano del Novecento, Franca Valeri e Annamaria Guarnieri, per un’opera tutta femminile. L’allestimento che nell’idea dell’autore vuole la rappresentazione delle due bonnes brutte, interpretate da due giovani uomini, in contrapposizione alla bellezza della signora, la “madam”, viene riletto da Giuseppe Marini che pone al centro del dramma due domestiche anziane, vecchie e ancor più imbruttite dall’età e dai cattivi sentimenti covati per anni. Genet sempre alla ricerca di un’elevazione intellettuale, fu protagonista di una rivoluzione culturale nel teatro e scrisse opere che nessuno prima di allora avrebbe mai creduto pensabili. Personaggio controverso, criticato e temuto dai benpensanti scrisse Les Bonnes a metà degli anni ’40 ispirandosi a un particolare fatto di cronaca degli anni ’30 per cui le sorelle Papin, al servizio di una facoltosa famiglia borghese, avevano ucciso con efferatezza inimmaginabile la loro padrona e sua figlia . Messa in scena subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, la storia di Claire e Solange, due serve che amano e odiano Madame, è ribaltata dal punto di vista in cui i piani vengono sconvolti, modificati e i personaggi trasformati, violando le attese degli spettatori. Si consuma un continuo ribaltamento fra l’essere e l’apparire, fra l’immaginario e la realtà, come scrisse Jean-Paul Sartre dell’opera. Nell’immaginario dell’autore les bonnes “specchio deformante dei signori”, “fondo della bottiglia degli stessi” (cito a memoria) sono malate, malate di un amore/odio profondissimi di una nei confronti dell’altra e di entrambe nei confronti di madame, in realtà non esisterebbero senza di lei, il loro spirito di emulazione le porta a compiere quotidianamente in sua assenza un rito, una “cerimonia”, come loro stesse la definiscono, durante la quale a turno, si appropriano della sua casa, della camera da letto, degli abiti sontuosi, di ciprie e rossetti, dei suoi amanti e del suo potere nei loro confronti, per terminare tutte le volte con la messa in scena del suo omicidio. Proprio così infatti, messa in scena, perché questa è un’opera di metateatro, nella quale continue finzioni, rappresentazioni di sé stesse, scambi di ruoli, evocazioni, immaginazioni, impersonificazioni visionarie e surreali vivono e rivivono continuamente conducendo ad una follia consapevole che sfocia in omicidio/suicidio. Da serve si trasformano in interpreti, si elevano, la figura della padrona è replicata, e loro stesse sdoppiate, si ritrovano continuamente l’una nell’altra, scoprendo la propria condizione riflessa: “tu sei la mia puzza”. Il tutto curato da una regia dettagliata risulta molto bilanciato, nonostante l’aspetto funereo delle scene sontuose, come è necessario che sia, si confondono quasi sogno e realtà anche grazie ad un ben studiato disegno luci e alla presenza degli oggetti di scena maestosi e mostruosi. Sono gli oggetti che rivelano gli errori, le debolezze delle bonnes a madam, e poi anche le voci amplificate in eco, richiamano i sogni, o l’abito imponente di madam al suo ingresso, metafora della distanza percepita dalle serve nei confronti della padrona, il tutto interviene a creare un’atmosfera surreale. Nel finale, dopo gli impegnativi monologhi delle due folli, l’una prenderà dalle mani dell’altra un calice con dentro una tisana al tiglio avvelenata, e questa sarà la chiosa di un gioco terrificante che, lascerà simbolicamente in vita madam per condannarle entrambe. Franca Valeri e Annamaria Guarnieri sono superbe nel rendere vive e credibili, crudeli e tenere, perverse, affettuose e omicide le due serve con un testo tutt’altro che semplice, è talmente assurdo il dialogo fra due domestiche, una trasposizione delle loro aspirazioni, del loro fallimento, del loro ideale, di possessività, amore, vita. Solange come una roccia, una zolla di terra nera, determinata, furente, Clear più onirica, è la più strana, una vittima perversa mentre Madame è un personaggio, non è una signora borghese, è uno spettro di qualche cosa di sublime e nello stesso tempo di doloroso che è in loro, è bella, buona e giovane. Il teatro di Genet non è realistico, c’è una verità psicologica ma è al servizio di una trasposizione surreale. Esiste di sottofondo una trama, ma portata a casa da un linguaggio non realistico.
(Giusi Potenza)
Lo spettacolo resta in scena, al Teatro della Cometa, fino al 25 Gennaio 2009
Per informazioni: www.teatrodellacometa.it
14 / 01 / 2009
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