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2984: un mondo senza vie d'uscite


di Cristina Squartecchia;

1984 è uno di quei classici della letteratura mondiale che non dovrebbe mancare nella piccola biblioteca di casa, un romanzo che anche dalla semplice lettura non passa inosservato. Quando George Orwell profetizza il suo presente 1948, dilaniato dai grandi totalitarismi, in un futuro prossimo semplicemente invertendo le ultime due cifre, aveva immaginato un mondo, forse, più “reale” del nostro.
In questa sua previsione di città tinte dal cupo grigiore, dove l’essere umano rappresenta un mero ingranaggio funzionale all’accrescimento del potere di un governo dispotico con a capo il Grande Fratello che si impone come soggetto di culto e che vige affinché tutto sia sottocontrollo, Orwell ci apre scenari raccapriccianti sulla nostra identità storica e politica. Il suono di slogan come La guerra è pace, La libertà è schiavitù, L’ignoranza è forza tuonano nelle nostre menti da farci gelare il sangue. Così lo scrittore britannico si e c’interroga sulla condizione umana del nostro secolo, influenzando e perpetuando la riflessione critica su quei sistemi di potere subdoli che minacciano la libera espressione.
Va da sé che il romanzo ha attraversato vie impervie per la distribuzione suscitando scalpori e perplessità, scontrandosi con la critica per la suanatura di tipo politico o sociologico. Tuttavia 1984 ha senza dubbio influenzato artisti provenienti dalla musica pop rock, dalla televisione, dai media, dal cinema e dal teatro. Ne sono un esempio “2+2=5” dei Radiohead, brano contenuto nell’album “Hail to the thief” e il recente “Resistance” dei Muse, per poi citare la pellicola di Michael Radford con Jhon Hurt, Richard Burton e Suzanna Hamilton, uscito in Gran Bretagna proprio nel 1984.
2984 è il titolo di una trasposizione teatrale della coproduzione tra il Teatro della Tosse e il Festival della Scienza, che trae spuntodal romanzo edal film di Radford, in scena al Teatro Sperimentale di Ancona. Come Orwell aveva invertito le ultime cifre, qui si è trattato di giocare sulle prime, così il numero 1diventa 2 per proiettare le vicende di Winston Smith e della sua amata Julia in un futuro prossimo. Un’avventura coraggiosa quella di Enrico Remmert nel riscriverne il testo, pur restando fedele al lessico originale, ma arricchendolo di un linguaggio scurrile da renderlo spettacolare e d’effetto,ma forse anche più realistico.
La regia di Emanuele Conte vede impiegati 22 televisori, 7 telecamere e webcam, progettando uno spazio modulare che sisviluppa su più piani di azione. Quella plumbea atmosfera che si respira nelle pagine del libro la ritroviamo qui realizzata in una struttura architettonica, fatta di piccoli abitacoli, che ripercorre i luoghi e gli uffici del Ministero dell’Amore, dell’Abbondanza, della Verità e della Pace, mentre sul palco appare una sorta di “ring” circondata da tribune dove da un lato siedono i cittadini di 1984 mentre dalla parte opposta guardano lo spettacolo alcuni spettatoripresi dal pubblico. I maxischermi riempiono la scena tappezzandola tutt’intorno, proiettando l’immagine inquietante del Grande Fratello, alternata a quella di un’inviata del regime che esorta a gioire e ad accrescere la gratitudine verso il GF poiché il PIL (Indice di felicità interna) è notevolmente aumentato.
La sceneggiatura di Luca Ragagnin rispetta il plot sequenziale della trama. La resa scenica punta su quell’aspetto della manipolazione della realtà attraverso la falsificazione dei dati, in un processo di continua riscrittura del passato e del presente con l’uso della neolingua e del bispensiero dove molte parole, quelle più ambigue, vengono del tutto eliminate, altre invece costantemente svuotate di significato, creando così un mondo fittizio ma al servizio del potere. La polizia del pensiero sorveglia tra la popolazione i soggetti sospetti che possono minacciare l’ordine costituito.
Winston Smith e Julia (Aldo Ottobrino e Marina Remi) rappresentano i due individui che sacrificano se stessi in difesa dell’Uomo, di quell’io sotterraneo da preservare come qualcosa di prezioso e inviolabile. Entrambi si donano all’Amore, alla scoperta delle emozioni e di quel piacere sessuale bandito da una società totalitaria che invece impone il sesso come semplice atto volto alla procreazione, del tutto privo della componente emotiva e sentimentale. Così l’uomo di 1984 si rivela un essere svuotato di emozioni, disintegrato nella sua personalità, alienato ma semplicemente gravido di amore solo per il Grande Fratello. Winston Smith e Julia verranno catturati e accusati di psicoreato e di cospirazione contro il regime e per questo costretti a riformarsi, concedendosi forzatamente alle cure di O’Brien (Enrico Campanati).
Lo spettatore condivide insieme al protagonista quel processo di riabilitazione coatta della propriamente, di perfezionamento del cervello per svuotarlo di tutto ciò che può sembrare sospetto fino a riempirlo di amore per il partito. Un percorso che punta ad umiliare se stessi, a disumanizzare per costringere a pensare ad una sola dimensione, quella del partito. Le luci e la musica amplificano il senso di svuotamento con bui improvvisi come tanti “black out” mentali di piccoli neuroni che a poco a poco si spengono, fino a pensare che “2+2” non sempre è =4, ma a volte è anche 5.

Teatro Sperimentale, Ancona - 16 Febbraio 2012

2984
Testo: Enrico Remmert;
Regia: Emanuele Conte;
Cast: Enrico Campanati, Aldo Ottobrino, Marina Remi e gli attori della Compagnia del Teatro della Tosse;

22 / 02 / 2012



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