Al teatro Sala Umberto di Roma debutta 'LA VISITA' di Duccio Camerini 
Ieri sera al teatro sala Umberto la prima dell’ultimo spettacolo diretto e interpretato da Duccio Camerini con Antonella Attili attrice protagonista, Edoardo Rossi e Paola Pessot: LA VISITA. Sulla scia dell’originale versione cinematografica del 1964 diretta da Antonio Pietrangeli e sceneggiata in collaborazione con Ettore Scola e Ruggero Maccari da un racconto di Carlo Cassola, lo spettacolo di Camerini, ne mantiene molto l’aspetto. Anche la regia teatrale infatti aderendo al modello cinematografico, appare quasi come un montaggio, vengono mantenuti ad esempio alcuni flashback riferiti a momenti passati, o a ricordi, così appunto come accade nel film, ci sono diversi black tra una scena e l’altra proprio come gli scatti nel montaggio delle inquadrature e soprattutto nella prima parte, la scena intermittente con interventi paralleli dell’uno o l’altra protagonista, richiamano molto il montaggio alternato. Molto interessanti tra l’altro, proprio i momenti iniziali dello spettacolo, solo peccato che gli attori abbiano probabilmente pagato un po’ l’emozione del debutto e un insolito, eccessivo mormorio in sala, per cui hanno un po’ peccato sul ritmo, non mantenendo esattamente i tempi di intermittenza e sporcando appena l’effetto. Niente di troppo grave comunque, nel complesso la regia di Camerini merita grande encomio sotto vari punti di vista. Ed anche l’interpretazione degli attori risulta efficace, rivestono bene i panni dei personaggi, soprattutto Antonella Attili risulta perfetta nel ruolo, si muovono disinvoltamente su di un palcoscenico ben attrezzato ma anche complicato per certi versi, poiché salgono e scendono su diversi livelli, immaginando di essere ora all’interno ora all’esterno dell’abitazione di Pina, e poi si cimentano con pose plastiche dietro al telo bianco illuminato da un faro che ridimensiona le ombre, ma si divertono anche con goffi balli popolari tipici delle feste di piazza o addirittura, in una scena molto carina, fanno il verso alla “dolce vita” romana. Le scene sono tutte molto ben studiate, anche per quanto riguarda le scenografie, i quadri risultano diversi e gli ambienti differenziati nonostante non ci sia un reale cambio scene. Il testo ironico e amaro al contempo, racconta una strana storia di provincia sullo sfondo di un’Italia degli anni ’60, che stava vivendo l’ubriacatura un po’ annebbiante del boom economico, l’ottimismo diffuso e la divisione del mondo in due blocchi, durante la quale un uomo e una donna si incontrano per rispondere ad un annuncio matrimoniale. In seguito a questo annuncio per cuori solitari pubblicato dalla donna non più giovanissima su un giornale femminile, tra Pina e Adolfo nasce un rapporto epistolare. Lui non è l’unico a rispondere, ma è il prescelto “dall’aria buona” per diversi motivi; intanto è romano, vive in città e rappresenta una possibilità di cambiamento positiva, poi potrebbe essere adatto, il “buono”, a comprendere una vecchia storia segreta di lei. Quando finalmente si conoscono, in occasione della “visita” di lui a casa di lei, viene a galla però, tutta la natura meschina ed egoista di Adolfo, povero commesso di libreria è un uomo molto solo che per questo ha sviluppato difetti quali crudezza e frustrazione, è diventato materialista e razzista, per cui ogni iniziale speranza e ogni tentativo di possibile unione, va a sfumare ben presto fino ad un finale sospeso e triste. Commedia amara tra le migliori di Pietrangeli, che sta dalla parte della protagonista, una donna di provincia realizzata socialmente ed economicamente, che cerca disperatamente di vincere la solitudine e di mettere a tacere voci di paese su di un amore senza futuro. Ma è con il ritratto dell’uomo, volgare, meschino, avido e ipocrita, che la drammaturgia raggiunge le sue vette: né marionetta né mostro, Adolfo è nella sua banalità uno dei personaggi più neri che ci abbia mostrato la commedia in Italia, che proprio attraverso lui arriva a trasmettere allo spettatore punte di malessere inusitate, tanto più inquietanti perché nascono dalla semplice osservazione “neorealista” dell’umanità, senza nessun sovraccarico di sarcasmo e di grottesco… I dialoghi ben scritti di tutti i personaggi, sono molto divertenti e contribuiscono bene ad esporre la realtà di provincia senza essere troppo carichi o esagerati, gli interpreti regalano ai protagonisti una serie di sfumature che li rendono vivi e attraenti nonostante tutto. I personaggi principali hanno due caratteri patetici, ridicoli e commoventi insieme, che se per un verso sono realistici, per l’altro sono nitidamente letterari, nell’ambito della migliore commedia di costume ma quanto mai attuali; studiati in ogni loro evoluzione psicologica, dosati in ogni loro reazione, precisati in ogni loro dettaglio, nonostante il breve arco di tempo cui l’azione li affida, si svolge tutto in un giorno. L’umorismo che li permea è piacevole e non eccessivo, l’amarezza che li percorre è delicata, sommessa, frutto soltanto di sottolineature garbate, e mai insistita, il loro incontro, infine, e il loro scontro, predisposti con minuzia di particolari, concorrono con limpidezza a precisarne ad ogni passo le fisionomie e i caratteri che intendono proporre, con una gamma di sentimenti in crescendo, dalla timidezza iniziale alla simpatia, dalla disinvoltura alla sincerità, dall’intolleranza alla passione per finire con un nuovo imbarazzo.
(Giusi Potenza)
Lo spettacolo resta in scena, al Teatro Sala Umberto di Roma, fino all'8 Febbraio 2009
Per informazioni: www.salaumberto.com
21 / 01 / 2009
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