ALBERTAZZI E CALVINO UNITI SOTTO IL SEGNO DELLA LEGGEREZZA 
"Lezioni americane"
Testo di: Italo Calvino;
Regia: Orlando Forioso;
Cast: Giorgio Albertazzi, Roberta Caronia, Rossella Zampiron (violoncello);
Recensione di Cristiano Esposito;
La leggerezza come valore, non come difetto. Precisione e non superficialità. Un auspicio di Italo Calvino per il nuovo millennio, che si materializza “nell’agile salto di un poeta-filosofo che si solleva sulla pesantezza del mondo, dimostrando che la sua gravità contiene il segreto della leggerezza, mentre quella che molti credono essere la vitalità dei tempi, rumorosa, aggressiva, scalpitante e rombante appartiene al regno dei morti, come un cimitero di automobili arrugginite". Giorgio Albertazzi traspone in teatro probabilmente la prima delle lezioni che Calvino avrebbe dovuto tenere presso l’università di Harvard nel 1985. Il grande scrittore nato a Cuba nel 1923 aveva scritto cinque conferenze per le “Charles Eliot Norton Poetry Lectures” e sarebbe stato il primo italiano a tenerle se un ictus non lo avesse portato via prematuramente. Le sue lezioni, pubblicate postume grazie alla moglie Ester, sono incentrate su determinati valori o specificità della letteratura, estendibili efficacemente al nostro vivere quotidiano. Leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità e consistenza (rimasta incompiuta). Albertazzi si conferma uno dei più grandi attori italiani di teatro, mentre la regia di Forioso riesce a non contravvenire al tema cardine della rappresentazione, regalando al pubblico un’ora e mezza di cultura che scorre via che è un piacere. Un vero e proprio viaggio alla ricerca della leggerezza, in sella alle opere e agli autori amati da Albertazzi: da Montale a Kundera, passando per Ungaretti, Cavalcanti, Lucrezio, Kafka. Il tutto con il suggestivo accompagnamento musicale dal vivo del violoncello di Rossella Zampiron, mentre la giovane allieva di Albertazzi-Calvino, Roberta Caronia, cerca di comprendere appieno il senso del viaggio e della ricerca. La sua telecamera segue le dissertazioni dell’attore, mentre le immagini da lei carpite vengono proiettate in diretta su un fondale bianco. Altre proiezioni riguardano filmati della memoria teatrale di Albertazzi che si fonde con Calvino nel suo innamoramento verso la poesia e la scrittura. Scena essenziale, adorna solo di quadri, scrivania e computer portatile, per quella che sarà una prova di una conferenza mai avvenuta. Ci si perde nel fascino di un labirinto di rimandi multimediali, sempre “leggeri come un uccello e non come la piuma”. Albertazzi incanta dimostrando l’esistenza di una leggerezza della pensosità, veicolata da una recitazione di estrema naturalezza, come se nulla di quello che dice fosse stato già preventivamente scritto e memorizzato. Così, con leggerezza.
Napoli, teatro Bellini – 28 febbraio 2009
01 / 03 / 2009
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