"APPUNTI PER UN TEATRO POLITICO" alla Casa delle Culture di Roma
Comunicato stampa.
OlivieriRavelli_Teatro presenta
APPUNTI PER UN TEATRO POLITICO
drammaturgia e regia Fabio M. Franceschelli
con Claudio Di Loreto, Silvio Ambrogioni, Gabriele Linari, Domenico Smerilli
Ideazione scene e costumi Fabio M. Franceschelli e Claudio Di Loreto
musica Gnometto Band
disegno luci Marco Fumarola
trucco Anna Maria Sechi
voce maschile fuori campo Marco Fumarola - voce femminile fuori campo Francesca La Scala - voce nel jingle Francesca La Scala - realizzazione del jingle Marco Puccilli - realizzazione del costume “Hugo Ball” Francesca Moretto - realizzazione del copricapo del “Compagno Jackso” Anna Maria Sechi - progetto grafico Alessandra D’Innella
produzione Ass. Cult. Amnesia Vivace - Ass. Cult. Figli di Hamm
29 gennaio - 3 febbraio 2008 ore 21:30, domenica ore 18
rassegna “Segnali d’ascolto”
Casa delle Culture, via S. Crisogono 45, Roma, tel: 06.58333253 06.58157182 www.casadelleculture.net casadelleculture@interfree.it
biglietti: intero € 10, ridotto € 8, ridotto per i gruppi € 6
Una farsa comica e grottesca e un “serio” monologo si alternano in tre quadri. Quelli che compongono “Appunti per un teatro politico”, scritto e diretto da Fabio Massimo Franceschelli per la sua compagnia OlivieriRavelli_Teatro, in scena alla Casa delle Culture dal 29 gennaio al 3 febbraio. Tutto gira intorno a una domanda: che significa oggi essere di sinistra? C’è davvero spazio per una sintesi accettabile tra il termine “socialismo” e quelli di “modernità”, “borghesia”, “Occidente”, “capitale” o si tratta di poli antinomici? Il monologo, che vede protagonista un ex comunista, pone con affanno e confusione tali questioni, serie, pesanti, senza scampo; la farsa, invece, mediante i dialoghi da teatro dell’assurdo tra un primo ministro, il suo re (poi capo di stato comunista) e vari altri personaggi, dà delle risposte “leggere”, disimpegnate, terribilmente e allegramente nichiliste, che sembrano però essere le uniche per ora accettabili. Nella farsa prevalgono personaggi brutti e scorretti, tratteggiati attraverso stilizzazione e iperbole, all’apparenza indegni del concetto d’umanità, ma in realtà così rispondenti al “non-pensare” imperante da risultare agghiacciantemente realistici nel loro agire “quotidiano”. Nel monologo prevale invece la disperazione che scaturisce dallo svelare con evidenza e logica stringente tutte le contraddizioni della nostra società e del nostro “moderno” modo di pensare. Si finisce, quindi, con un ridere disperato, un ridere che fa male.
22 / 01 / 2008
diventa amico di questo sito su Facebook
conoscerai gli autori del network e gli altri lettori