AUTODIFFAMAZIONE: un Adamo ed Eva in retrospettiva per il duo Barletti-Waas

di Cristina Squartecchia.

Un uomo e una donna nudi con indosso solo un cappello e un orologio lui, e con un paio di scarpe con tacco lei, avanzano sulla scena con fare disinvolto e provocatorio fissando il pubblico nel silenzio. Il loro sguardo e il loro atteggiamento, quasi di sfida, turbano lo spettatore per un atto che interroga con effetti pruriginosi e quasi inquisitori. Così è l’AUTODIFFAMAZIONE, di Peter Handcke, un testo corposo e pungente, scritto nel 1964 e portato in Italia nel 2013 dal duo Barletti - Waas. Un lavoro teatrale che si sviluppa su più livelli, linguistico, etico e scenico, che pone al centro quel dualismo interiore in conflitto tra coscienza e autocoscienza, tra individualità e comunità, tra natura e cultura nel progresso civile e sociale che addomestica l’essere umano. Un messaggio di acuta protesta che l’autore tedesco, un’artista poliedrico e versatile per la sua voce graffiante ed introspettiva, rivolge al lettore/spettatore da svegliare, interrogare, scuotere. Del resto, un compito da sempre stato caro al Teatro, secondo il maestro Peter Brook, quello di lasciarci nudi di fronte alle domande. Così questo testo penetra nelle coscienze individuali senza un plot, o una narrazione, ma attraverso una lunga lista di azioni elencate in un tono perentorio e auto accusativo.
I due attori, come un Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso e dunque addomesticati alla civiltà, si ritrovano nel vivo della propria maturità, a stimare un bilancio sulla propria esistenza ripercorrendo il cammino evolutivo del proprio progresso sociale e individuale: del come sono o non sono riusciti a “divenire” uomini. Ecco dunque l’elenco di azioni sbagliate, atti mancati, gesti dovuti che pesano sulle proprie coscienze in lotta tra individualità e comunità. Un mare di parole accostate tra loro per assonanza o opposti significati che tuonano come atti auto diffamanti scrollando gli animi degli spettatori.
A segnare i più livelli registici, una pista di lavoro multipla sulla scrittura, è in primis il bilinguismo su cui si sviluppa la recitazione, in un gioco di alternanze tra il tedesco ( la lingua originale del testo ) di Wener Wass e l’italiano di Lea Barletti, supportando la comprensione con i sottotitoli. Puntare l’allestimento sulla dualità linguistica allude al processo di educazione e di acculturazione poi, che portano allo sviluppo del “Logos” e all’autoconsapevolezza del pensiero agito o agente, al quale si sottopongono tutti gli “animali sociali” con uno spiccato senso civico. La coppia di attori snocciola una partitura di azioni e gesti limitata a sguardi, ammiccamenti reciproci e silenzi in un’altalena di passaggi che alludono ai tanti disagi o difetti di comunicazione che gelano il rapporto tra un uomo e una donna. Altro momento significativo della civilizzazione è il passaggio dalla nudità alla vestizione, dal naturale all’innaturale, dal candore alla pudicizia, che segnano un progressivo allontanamento dallo stato autentico e originario ad uno più finto e sofisticato. Il marcato dualismo che sottende la pièce getta luce sulla lotta interiore che l’essere umano affronta nella quotidianità, nel suo percorso di accettazione e adesione ai dogmi, alle regole e a tutti quei precetti da rispettare per una condotta eticamente e civilmente giusta e condivisa che però cozza spesso sull’individualità. La pièce porta così ad una profonda riflessione che impone una revisione di sè nella propria coscienza individuale e collettiva. Le lapidarie dichiarazioni finali, stagliate nel vuoto fondale, ci lasciano questo profondo senso di amarezza: “Io non sono quello che sono stato. Non sono stato come avrei dovuto essere. Non sono diventato quel che sarei dovuto diventare. Non ho mantenuto quel che avrei dovuto mantenere.”
Lo spettacolo è stato ospite del Florian Metateatro di Pescara per la stagione “Flussi Accadimenti Plurimi” nella sezione dedicata a “L’ Europa è qui” diretta da Giulia Basel, riscuotendo una notevole risonanza nella riuscita e nel coinvolgimento del pubblico, piuttosto numeroso, nell’apprezzare il lavoro di un così fecondo e rodato sodalizio artistico come quello di Barletti – Waas.

Teatro Florian, Pescara

09 / 06 / 2015

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