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Cala la maschera ombrosa del mercante grazie ad acrobatici equilibri


Il mercante di Venezia;

Testo di: William Shakespeare;

Regia: Luca Ronconi;

Cast: Giorgio Ginex, Riccardo Bini, Ivan Alovisio, Sergio Leone, Andrea Luini, Gianluigi Fogacci, Francesco Colella, Fausto Russo Alesi, Silvia Pernarella, Gabriele Falsetta, Elena Ghiaurov, Raffaele Esposito, Giovanni Crippa, Bruna Rossi, Andrea Germani, Ettore Colombo, Nicola Ciaffoni, Martin Chishimba, Matteo De Mojana, Davide Paciolla, Matthieu Pastore;

«Questa mia tristezza fa di me un tale inetto che fatico a conoscere me stesso». Con un incipit meditativo, soppesato in proscenio, il mercante Antonio (Riccardo Bini) si lascia andare ad un soliloquio malinconico, in cui già si intuiscono quali aspetti la direzione registica ha voluto porre in risalto.
Trasporre oggi, dopo molti e variegati adattamenti cinematografici e teatrali, un classico come "Il mercante di Venezia" potrebbe apparire superfluo o sfoggio intellettualistico, ma non è un giudizio applicabile a questa messa in scena ed alla poetica del maestro Luca Ronconi. Questi, nel pieno rispetto della drammaturgia shakespeariana, rende quasi integralmente la vicenda (dur. 3h 40' ndr), reinterpretandola. Plasma, man mano che la narrazione si svolge, il binomio dualista di eros e denaro, sempre permeato dal sottotesto della ricerca della propria identità. Questa rappresentazione ha il pregio di scandagliare il luogo comune dell'anti-semitismo e sviscera il potere della parola, peculiare in Shakespare per la sua enigmaticità ed ambivalenza, utilizzando i mezzi del teatro, primo tra tutti l'attore che si fa persona e non personaggio. L'uomo conosce il proprio "io" con l'evolversi dell'azione, forgiandosi a seconda della situazione in nome della logica inscindibile amore mercanteggiato – sia esso eterosessuale, omosessuale velato e tra padre e figlia.
Tre filoni si intrecciano: il contratto carnale tra l'ebreo Shylock (Fausto Russo Alesi) ed Antonio nella repubblica mercantile, la lotteria degli scrigni a Belmonte con premio la bella Porzia (Elena Ghiaurov) e la relazione tra l'infantile cristiano Lorenzo (Andrea Luini) e la vanesia ebrea Jessica (Silvia Pernarella). Trame che si dipanano tra culture diverse, sesso, legge, passioni secondo un costante bilanciamento degli atti e della vita stessa in un'ottica di specularità.
La storia scenica muove dal gioco di specchio, ponendosi a servizio e creando a sua volta un simbolismo. Il cuore, sede metaforica dell'amore, è il motivo per cui Bassanio (Ivan Alovisio) chiede in prestito il denaro all'usuraio e la ragione che spinge il mercante a farsene garante, ma rappresenta allo stesso tempo l'organo da cui riscuotere la penale (la libbra di carne ndr).
Due mondi: quello realistico di Venezia, a sua volta ripartito in Rialto e nel Ghetto, e quello fiabesco di Belmonte accomunati dalla medesima filosofia: l'amore si baratta e si dimostra tramite il denaro. Il primo è caratterizzato per lo più da pesi di ogni dimensione, il secondo dalla bilancia con cui si misura la dote dei principi pretendenti, entrambi gli strumenti di misura sono laccati di color oro. Sorge spontanea la domanda se l'amore di Bassanio per Porzia sia disinteressato o se nasca dal luccichio delle monete, lo stesso si potrebbe trasporre nell'interesse di Lorenzo per Jessica, che si dà con la sua dote e senza troppo indugio. I connotati commerciali di un mondo vanno ad inficiare anche quello che dovrebbe essere un locus amoenus ed il lieto fine degli amanti si realizza solo per un'evoluzione indotta, progettata da Porzia. Nulla è lasciato alla sorte e tutto sembra soggiacere al profitto. Il piatto della bilancia, ora pendente a destra ora a sinistra, si riequilibra grazie ad un amore mercanteggiato e quello disinteressato di Antonio – così emerge – resta estraneo al cerchio.
In uno sfondo bianco (Margherita Palli) si intarsiano i carrelli dei pesi, le botole e la Dea Giustizia nella veste di bilancia, tracciando nello spazio linee di verticalità ed orizzontalità, richiamanti il geometrismo del "quadrare i conti". I mercanti, con costumi (Ursula Patzak) da affaristi dell'Ottocento, ed il seguito di Porzia sfumano ed intensificano i tagli di luce (AJ Weissbard) riflettendo sul piano simbolico l'ambiguità della parola. L'intero gruppo attoriale, costituito da giovani attori, dà prova di professionalità e qualità nel reggere e rendere un testo così complesso, pur con la nota di una recitazione a tratti un po' troppo scandita e dilatata, da cui si discostano Silvia Pernarella ed in alcune scene Ivan Alovisio.
Shakespare ci fa conoscere un nuovo volto dell'amore. Non è più quello che «corre incontro all'amore con la felicità con cui gli scolaretti fuggono dai loro libri» ("Romeo e Giulietta" ndr), ma è mutato in «ami il mondo solo per lui» (da "Il mercante di Venezia" ndr). Ronconi punta sullo svelamento del corrotto e del corroso, rischiarando le ombre umane nel modus del "travestimento".
Antonio, in preda al suo male di vivere, afferma: «Io considero il mondo per quello che è, Graziano: un palcoscenico dove ogni uomo deve recitare una parte, e la mia è una parte triste». A distanza di secoli, il classico rivive nella sua originalità con l'abilità di interrogarci e porci di fronte alla precarietà dell'equilibrio, di cui si resta in balia a meno di una catarsi nel profondo scrigno di sé.
(foto di Marcello Norberth)

Teatro Strehler (Piccolo Teatro), Milano – 15 dicembre 2009

Maria Lucia Tangorra

Lo spettacolo sarà nuovamente in scena al Piccolo Teatro di Milano dal 7 al 31 gennaio 2010


29 / 12 / 2009



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