"CHERRY DOCS" in scena alla Casa delle Culture di Roma Comunicato stampa.
Compagnia Altrarte
presenta
"Cherry Docs"
di David Gow
regia Antonio Serrano
con Antonio Bonanotte, Alessandro Gruttadauria
scene Stefania Ponselè
costumi Antonella D’Orsi Massimo
body paint Maurizio Luchetti e Cristiana Morelli
designer support Studio 13
musiche originali Flavio Mainella
17 - 27 gennaio 2008
ore 21:30, domenica ore 18
Casa delle Culture
via S. Crisogono 45, Roma tel: 06.58333253 06.58157182 www.casadelleculture.net casadelleculture@interfree.it
biglietti: intero € 14, ridotto € 12, ridotto per i gruppi € 9
Il complesso rapporto tra Mike, un giovane skin head accusato dell’omicidio di un pakistano e Dan, l’avvocato ebreo chiamato a difenderlo, è il fulcro di “Cherry Docs”, dell’americano David Grow, portato in scena dalla compagnia Altrarte, per la regia di Antonio Serrano, alla Casa delle Culture dal 17 al 27 gennaio. Un testa a testa, un gioco a due voci che si intrecciano a suon di battute lapidarie, chiare e stentoree. Sette giorni, sette scene, sette momenti in cui i protagonisti saranno costretti a confrontarsi con le proprie paure, le contraddizioni e le convinzioni più profonde. Da una parte la fede in un ideale di purezza da difendere a tutti i costi (le “cherry docs” del titolo sono gli anfibi “da battaglia” di Mike), dall’altra quella nei principi della religione di un popolo perseguitato proprio in nome di quella purezza; da una parte l’estrema intolleranza, dall’altra i supposti convincimenti liberali. Contrapposizioni nette, almeno in apparenza. Fino a che le certezze di entrambi non perdono forza e consistenza, minate dal gioco dialettico di cui i due sono allo stesso tempo protagonisti e vittime.
Note di regia:
La scena è quella di un processo. A dominarla, sono solo in due: forma dialettica perfetta. La tensione che pervade il testo segue il crescendo dettato dal ritmo incalzante delle battute. Ma si tratta di un ritmo di jazz, e le due voci, dissonanti all’inizio, pian piano si accordano e avvicinano su note armoniche: i monologhi iniziali cedono il passo a battute sempre più brevi che ospitano la voce dell’altro, danno spazio alla sua prospettiva. E’ assecondando questo ritmo che è costruita la regia di un testo scritto – come dichiara l’autore – “senza preoccuparsi di non urtare la sensibilità di qualcuno”: un testo che mostra quanto siano fragili i confini tra buoni e cattivi. Un vero gioco delle parti, dove i personaggi sono lasciati in bilico tra reale natura personale e ruolo sociale, limes sottile che tiene in scacco ciascuno di noi. Non a caso la scena rappresenta una grande gabbia: reale luogo di detenzione del naziskin ma anche metafora della prigione in cui sono rinchiusi entrambi, quella dei loro (e dei nostri) demoni...
Ufficio stampa
Maria Rita Parisi - LOTTO 5
Tel: 347.0069645 e-mail: mariaritaparisi@gmail.com
12 / 01 / 2008
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