Complice vigliaccheria o ignoranza imposta? Cosa possiamo fare? Ci posso offrire qualche cosa?
di Giusi Potenza;
Ci posso offrire qualche cosa?;
Testo di Emanuela Giordano;
Regia: Emanuela Giordano;
Cast: Claudia Gusmano, Laura Rovetti;
Il teatro mette in scena storie. Il teatro è finzione, ma non è detto che quel che racconti sia falso. Il teatro è il rapporto che si crea tra un racconto, chi lo ascolta e chi lo vive su un palcoscenico per due ore. In un museo, ex centrale termoelettrica, luogo suggestivo e attraente certo, ma poco adatto ad ospitare uno spettacolo, dove è impossibile eliminare il riverbero, l’eco, come tiene a sottolineare Emanuela Giordano, regista e autrice di CI POSSO OFFRIRE QUALCHE COSA?. "Tutto nasce il 30 maggio 2008", racconta, giorno in cui riceve un memoriale, lo stampa, lo legge e ne rimane sorpresa… "ma perché queste cose non le conoscevo prima? Perché questi episodi non ci vengono raccontati? Perché nessuno sa? Perché lo Stato, la stampa, chi può informarci, si tiene ben lontano dal farlo? Da questo desiderio di non lasciar passare sotto silenzio alcune tra le vicende che hanno riguardato la vita di uno degli ultimi eroi del nostro tempo, viene fuori questo splendido omaggio al giudice Borsellino. Non serve scenografia, per questa storia intensa, inquietante e che basta a sé stessa per catturare l’attenzione e lo stomaco… un tavolo, tre sedie, una torta, piattini, posate e tazzine, sembra l’ora del the ma si capisce presto che non c’è niente di rilassante in quello che verrà svelato, né le emozioni che questa verità incredibile e scomoda provocherà. Le giovani interpreti Claudia Gusmano e Laura Rovetti sono bravissime, si respira un grande affiatamento, il testo è tutt’altro che semplice e loro riescono a non far calare mai la tensione seppur con leggerezza, alternano espressioni di rabbia e paura, ad isteria, compassione a giovialità, sono molto convincenti. La costruzione drammaturgica è interessante, poiché non è possibile ricreare quegli eventi con tutto quel che ciò significa, e quindi corruzioni, omicidi, sequestri, attentati, coinvolgimento di personaggi impensabili e quant’altro, tutto come le dita di una mano, che sì possono muoversi indipendentemente l’una dall’altra ma che insieme controllano tutto; il testo della Giordano è un dialogo tra due personaggi, il racconto fatto da chi sa a chi non vuol sapere, tra giornalismo e indagine, tra inchiesta e omertà, in un ritmo serrato ed impeccabile di battute e stati d’animo, si dipana questo dramma che, sarebbe il caso, conoscessero tutti, anche i giovanissimi per poter dare una risposta alle domande: Quanto siamo responsabili di ciò che accade intorno a noi? Quanto tutto ciò che ci indigna a parole è condizionato dal nostro continuo abdicare nei fatti? Quanto siamo complici del malessere in cui viviamo?
portale di Federico Pontiero (TS)
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