Con Paolo Rossi e Molière, un viaggio comico e geniale nel teatro

di Giusi Potenza.

Un prologo, tre quadri, una conclusione: sono lo scheletro, il resto è il Teatro.
Immaginiamo un bicchiere di cristallo, è l'attore, quello che conosce il mestiere, che ha l'esperienza; all'interno del bicchiere versiamo un vino pregiato, è il personaggio; poi diciamo che il bicchiere si scheggia, ferisce ed esce il sangue, è la persona; quindi il bicchiere cade e si versano sui vetri in frantumi, il vino e il sangue, tutto mescolato e non si riesce più a separare il bicchiere, dal vino, dal sangue, ovvero l'attore, dal personaggio, dalla persona, questo il fil rouge, il trat d'union di ''Molière, la recita di Versailles'' di Paolo Rossi e Giampiero Solari da un canovaccio di Stefano Massini. Questi tre elementi si mischiano e al centro non solo abbiamo l'uomo Molière ma lo spettacolo che sorge dall'elaborazione quasi mistica del lavoro di corpo e anima di un singolo unito ad un altro finché, alla fine di tutto, si chiarisce il senso della perfetta unità della rappresentazione scenica. Massini firma la riscrittura de L'Improvvisazione di Versailles, la commedia che fu esplicitamente richiesta a Molière da Luigi XIV nel 1663. << Cosa accade se il Re in persona esige una commedia che debutti in sua presenza la sera stessa? Nasce il dramma del capocomico: restare lucido, sfruttare il genio, correre contro il tempo e partorire in men che non si dica un capolavoro >>. L'intento è indagare l'essenza dell'arte comica, fondendo la tradizione e l'attualità con rigore e poesia. Con Rossi in scena, ne nasce una divertente rappresentazione della vita quotidiana dei teatranti, tra brani tratti dalle commedie più celebri e stralci della biografia straordinariamente affascinante del grande capocomico francese. Quasi un gioco quello proposto da Rossi al suo pubblico, provare a distinguere di volta in volta, chi agisce sul palco tra l'attore, il personaggio o la persona. Le figure si alternano, si mescolano, vi è ora l'uno, ora l'altro, sta allo spettatore districarsi nel labirinto costruito dalla compagnia, sette attori, quattro musicisti e un cane: si assiste ad una vera e propria lezione di teatro, il cui metodo è il caos. Paolo Rossi stesso è Molière, ma anche il capocomico della compagnia che sta provando a mettere in scena uno spettacolo, di prova parlano infatti, non di replica, ogni sera può essere diverso, ci dicono, c'è molta improvvisazione, ma è chiaramente un'improvvisazione studiata, provata, precisa, senza sbavature e senza possibilità di errore per un cast di tale livello. E' a suo agio Paolo Rossi nei panni di Molière, è lui stesso a riscontrare molti punti in comune, sono entrambi capocomici ad esempio e il loro è un teatro popolare, critico e rivoluzionario ma con uno sguardo sempre rivolto alla tradizione. Entrambi amanti delle donne, hanno avuto più di un matrimonio, ed entrambi hanno saputo rubare senza copiare nessuno. Uno spettacolo molto articolato, c'è dentro il contesto storico della corte del re Sole Luigi XIV, ci sono tre testi di Molière, nell&rsquo;ordine ''Il Misantropo'' integerrimo e introverso, l'ipocrita ''Tartufo'' e ''Il Malato immaginario'' ipocondriaco e sopra le righe, c'è l'esempio della commedia dell'arte da cui il teatrante francese ha spesso attinto, c'è la musica colta ed impegnata di Gianmaria Testa, eseguita egregiamente dai Virtuosi del Carso, c'è l'attualità, c'è la denuncia ad alcuni comportamenti e alla società, che non risparmia il clero, c'è l'improvvisazione appunto, e soprattutto c'è il teatro. Paolo Rossi mattatore, si alterna perfettamente tra personaggio, persona e interprete, mostra con esempi pratici, il modo per dire la stessa banale e vacua battuta in modi diversi, essendo personaggi diversi. Come sempre si affianca ad altri attori di calibro, una incontenibile Lucia Vasini, Fulvio Falzarano, Mario Sala, Emanuele Dell'Aquila, Alex Orciari, Stefano Bembi, Bika Blasko, Riccardo Zini, Karoline Comarella, Paolo Grossi, in grado anch'essi di alternarsi perfettamente su vari piani e sui quali poter contare per realizzare un progetto così ambizioso quanto in fondo, simile alla tradizione de les italiens.
Ma se è vero che copiare è da stupidi, mentre rubare è da furbi, Paolo Rossi lo dimostra rubando anche a sé stesso, inserisce qua e là racconti e battute già utilizzati in altre occasioni, il che laddove può dare la sensazione di poca originalità o di già visto, va ad avvalorare a maggior ragione questa teoria e dimostra se ce ne fosse ancora bisogno, l'idea dell'improvvisazione, dell'ingranaggio perfetto che attore, personaggio e persona riescono a creare.
Altra caratteristica dello spettacolo è l'insolito utilizzo del tempo, che prevede i piani temporali intrecciati, sempre allo scopo di far agire alternativamente, attori, personaggi e persone, si va dal '600 a domani mattina anarchicamente, in un gioco di parallelismi che fanno incrociare la biografia di Molière con la satira odierna, sempre più difficile, poiché è impensabile una parodia della parodia, l'imitazione di un imitatore, per questo gli attori devono smettere di recitare a volte, perché hanno capito che chiunque sa recitare meglio, recitano tutti oggi, gli attori devono trovare altre vie.

Teatro Vittoria - Roma

11 / 02 / 2017

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