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DA GIOVIDI' A GIOVIDI', una settimana da ridere con Marco Marzocca


Siamo abituati da tempo ormai a ridere molto con l’attore comico Marco Marzocca e con i suoi buffi personaggi presentati al grande pubblico soprattutto sul palco del programma televisivo Zelig, ma abbiamo imparato anche a vederlo sotto altre vesti in alcune popolari fiction televisive, da ieri sera è in teatro con il suo ultimo lavoro Da Giovidì a Giovidì.
Anche sul palcoscenico del Brancaccio Marzocca porta alcuni dei suoi personaggi più riusciti ma questa volta in una commedia, è bravo a creare una storia coadiuvato da Federico Andreotti, un contenitore nel quale farli avvicendare nel modo più omogeneo possibile mantenendo la forza comica del cabaret ancor più ricercata e “domata” in una vera e propria drammaturgia. Certo per far questo ha bisogno di spalle o di qualcosa di più, ed anche in questo non sbaglia. Centrata infatti la scelta degli altri due co-protagonisti il bravo Stefano Sarcinelli e l’eclettico Max Paiella, nonché l’amichevole collaborazione dei suoi colleghi più affezionati di ‘Distretto di Polizia’.
È una carrellata di personaggi esilaranti che si avvicendano lungo il filo drammaturgico, si va da Michelino, uno dei primi personaggi di Marzocca, al coatto e manesco responsabile della sicurezza, anzi della ‘securiti’, a Mamma Orsa, fino ovviamente ai due grandi protagonisti della storia, il burbero, conservatore e irascibile notaio Raimondo, personaggio nato nel primo periodo di collaborazione dell’attore con Corrado Guzzanti, e l’esilarante e amatissimo Ariel il domestico filippino diventato famoso a partire dal successo di Zelig. Ma Marzocca porta sul palco anche Marco Marzocca, sé stesso alle prese con un produttore nell’introduzione della storia non completamente svelata che poi evolve sotto gli occhi del pubblico divertito.
Tutto accade all’interno di uno studio del produttore Stefano Toro (Sarcinelli) in una giornata di audizioni alle quali partecipano diversi strani e poco talentuosi personaggi, ben interpretati da Max Paiella che balla, canta e strimpella, intervallate dalle urla del notaio brontolone che propone un inedito repertorio e dalla macchietta Ariel con i suoi soliti involontari disastri. Nonostante l'impeccabile livrea rossa e il piumino sempre pronto, è tutto tranne che impeccabile Ariel, il più sconclusionato dei collaboratori domestici che organizza tornei di “baraccozzi” nel salotto di signò e si serve di un accendino per riscaldare la macchina diesel, ma dalla simpatia così travolgente che gli si perdona anche il guaio più catastrofico, anche perché la vera ragione di questi disastri non è tanto il suo essere “svampato”, quanto il difficile rapporto con i doppi sensi della lingua italiana, le parole dal suono così complicato quanto simile, ed è così che in un attimo “portare i soldi per il mutuo in banca” diventa “dare i soldi al muto che chiede l’elemosina fuori dalla banca”. In una kermesse di travestimenti, costumi e personaggi non mancano infatti diversi argomenti affrontati, dal rapporto interpersonale tra esponenti di culture diverse e relative problematiche interpretazioni come in questo caso, ai rapporti generazionali tra padre e figlio, ma anche accenni alla situazione economica, politica e sociale italiana, nonché al costume andando dalla parodia di cantanti e agenti, alle schiavitù psicologiche derivate dalla cartomanzia come dagli incontri al buio organizzati nelle chat. Si gioca inoltre molto con il teatro stesso, con il desiderio spasmodico di farsi vedere, di esibirsi e con la presenza più o meno necessaria della “quarta parete” che “c’è ma non c’è” al contrario del “pubblico che non c’è ma c’è” insomma come direbbe Ariel «chi c’è c’è, chi non c’è non c’è».
Lo spettacolo in due atti mantiene il veloce ritmo degli sketch comici tipici del cabaret con un susseguirsi di battute e scenette, bella e colorata la scenografia alla quale vengono fatti anche molti rimandi testuali, importante anche la regia che equilibra bene le entrate, le uscite e i tempi dei vari personaggi.

Giusi Potenza

Lo spettacolo resta in scena, al Teatro Brancaccio di Roma, fino al 15 Febbraio 2009

04 / 02 / 2009



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