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DIE PANNE - Reato mortale... assurdo sospettarlo, ma ''legittimo'' inventarselo


di Maria Lucia Tangorra;

Die panne ovvero la notte più bella della mia vita;

Testo di: Friedrich Dürrenmatt, adattamento teatrale di Edoardo Erba;

Regia: Armando Pugliese;

Cast: Gianmarco Tognazzi (nella foto di scena con Armando), Bruno Armando, Giovanni Argante, Lombardo Fornara, Franz Cantalupo, Lydia Giordano;

Armando Pugliese con i suoi attori sceglie di riportare in auge il genere grottesco attraverso uno dei racconti più esemplificativi di questo registro: "Die panne – ovvero la notte più bella della mia vita" di Friedrich Dürrenmatt. L'autore svizzero scriveva questo testo nel 1956, ma forse è una storia ancora più possibile oggi rispetto a quegli anni, vista la questione della giustizia sempre più imperante con risvolti legati alla logica del business.
Al centro di quello che si rivelerà essere l'oggetto del tiro al bersaglio c'è un rappresentante di tessuti, Alfredo Traps (Gianmarco Tognazzi), il quale, in panne con la sua «Jaguar C3 rosso fuoco sangue e coupè», è costretto a chiedere soccorso all'abitazione più vicina. Qui vi abita l'anziano giudice Werge (Giovanni Argante), che movimenta la routine della quotidianità giocando a simulare processi insieme a due suoi amici, l'avvocato Jummer (Lombardo Fornaia) ed il pubblico ministero Zorn (Bruno Armando). Nel mentre, tra un interrogatorio ed un'arringa, si trastullano con cene luculliane (menù di Luciano Ravasio) servite dal boia Pilet (Franz Canatalupo) ed allietate dalla sommelier ferina Simone (Lydia Giordano, figura inventata nell'adattamento di Edoardo Erba ndr).
L'intruso, rispetto al coro dei giudicanti, si ritrova ad essere la pietanza speciale della serata senza neanche rendersi conto di quando il gioco è cominciato. «Dietro ogni domanda c'è una trappola» ed è proprio con questo modus vivendi – o probabilmente sarebbe meglio dire bibendi – che i tre processanti costruiscono la trama sposando la sentenza che è irrilevante sentirsi una brava persona innocente perché «un delitto si trova sempre».
Intervallati da rituali degustazioni di vini, gradatamente gli scheletri della vita di Freddy nato «dal nulla» si ricompongono, grazie in particolare alla sua mania di confessarsi e alla stuzzicante operazione di accusa del Pm che sottilmente lo esalta per farlo crollare.
Una caccia alla colpa afflitta da estranei verso un uomo superficiale ed imbevuto dalla dea apparenza. «Se l'assunto della rigorosa etica calvinista, che teorizza la sovranità della responsabilità umana, non in contraddizione con la sovranità della volontà divina, di cui non è che strumento ed espressione, viene portato alle sue estreme conseguenze, ci può condurre alla satira paradossale di Dürrenmatt» (note di regia). Gli attori rispondono al meccanismo linguistico di equivocità e sottigliezza delle parole (un esempio tra tutti il disquisire se Traps ha eliminato o rimosso), insito nella drammaturgia dello scrittore, creando situazioni ora comiche ora ai limiti dell'assurdo ad un punto tale che la finzione supera la realtà. Il protagonista Tognazzi con intonazione nordica riesce perfettamente a trasmettere il cambiamento del suo personaggio a seconda del vento meschino della voce corale. Degni di nota il cinico pubblico ministero interpretato sagacemente da Bruno Armando ed il poetante avvocato difensore reso con toni variopinti da Lombardo Fornaia.
Lo spettatore diventa quasi preda nell'immedesimazione con Freddy in un circuito che attua la legge di Traps «oggi a me domani a te» con una giustizia fai da te ed il cui imputato è lui.
Sarebbe fuori luogo svelare in questa sede il plot del (presunto) delitto, visto come fili liscio e lineare il discorso che conduce alla verità (la loro); si può solo invitare a vedere la pièce per respirare l'atmosfera del grottesco a cui ci siamo disabituati ed immaginare la nostra soluzione del giallo.
Una domanda nasce con urgenza: fino a che punto si è disposti ad immolarsi vittima pur di rientrare nel circolo e rendersi adone per compiere la famigerata scalata sociale?
Dürrenmatt, rivivendo in questo spettacolo, ci fornisce la sua risposta lasciandoci in bilico tra «il mondo in cui si crede di vivere» e quello in cui si è «condannati a vivere».

Teatro San Babila, Milano - 11 marzo 2010

Lo spettacolo resta in scena al Teatro San Babila di Milano fino al 28 marzo 2010. Per informazioni: www.teatrosanbabila.it

Proseguirà la tournèe fino al 30 aprile 2010

29 e 30 marzo: Cremona, Teatro Ponchielli

31 marzo: La Spezia, Teatro Civico

dal 6 all'11 aprile: Torino, Teatro Alfieri

12 aprile: Varallo, Teatro Civico

dal 16 al 18 aprile: Pesaro, Teatro Rossini

dal 20 al 24 aprile: Firenze, Teatro della Pergola

30 aprile: Biella, Teatro Sociale Villani

25 / 03 / 2010



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