DISPLACE LA RABBIA ROSSA: un fiume in piena di paura e sconcerto
di Cristina Squartecchia;
Non un teatro di parola, ma un luogo visionario di scenari possibili, potrebbe definirsi il teatro dei Muta Imago, questo giovane collettivo romano sulla scena italiana dal 2004. Nato dall’incontro tra Riccardo Fazi, drammaturgo, Claudia Sorace, regista, Massimo Troncanetti, scenografo e dal 2006 insieme all’attore Glen Blackhall, il gruppo si è da subito distinto per una scrittura dotata di una marcata potenza espressiva.
Dopo i prestigiosi riconoscimenti raggiunti con i precedenti lavori, specie con(a + b)³ - 2006 -, i Muta Imago hanno affinato il proprio linguaggio dando prova di una rigogliosa inventiva scenica. Ce lo ha dimostrato DISPLACE #1 La rabbia rossa, il primo lavoro di un progetto ampio contenente #2 Rovine, #3 Aurore, andato in scena al Teatro Cecchetti di Civitanova Marche.
“Displace”, che dall’inglese significa, dislocato, spostato, indica, in questo caso, quella condizione di spaesamento, di disequilibrio, di perdita di un centro, del venir meno di una bussola che orienti l’azione umana e causa, dunque, di un crollo fisico e morale che attraversa le nostre vite. Come fil rouge tematico, “Displace” è il senso che attraversa le tre pièce, concepite sia per fondersi in tre atti di un unicum organico, che come performance singole in grado di mantenere la propria diversità ed autonomia linguistica.
Quattro figure femminile (Anna Basti, Chiara Caimmi, Valia La Rocca, Cristina Rocchetti) affiorano dal fondo di una scena buia e spettrale camminando disordinatamente come detriti umani in uno stato di terrore confusionale. Una sola voce narrante che esordisce con un condizionale: “sarebbe stato meglio morire con i morti” rappresenta la spia luminosa che conduce lo spettatore verso uno scenario lugubre e raccapricciante. Conquesto incipit dal ritmo dolente e trascinato si percepisce che qualcosa sta per accadere: un fremito di rabbia ed angoscia trapela dai corpi di queste donne cariche come micce esplosive. Come le quattro protagoniste delle Troiane di Euripide, testo ispiratore della pièce, la loro funzione è quella di farsi portavoce di un’intera popolazione vinta e segnata dalla guerra e dunque decentralizzata, smarrita alla ricerca di sè.
Da qui Il ritmo incalza: luci, suoni e azioni sono ben accordate da un perfetta e calibrata sincronia drammaturgica, che catapultano lo spettatore in una altalena emotiva di sussulti e brevi attimi di tregua.
In un luogo ed un tempo indefiniti, le attrici in scena sembrano moltiplicarsi come tanti brandelli umani che sfogano e urlano con i loro gesti quel comune sentire precario ed instabile, sotto un cielo non più azzurro, ma minaccioso dai caccia bombe. Gli spot luminosi, azionati in modo puntuale e direzionale, sembrano lame taglienti che squarciano lo spazio scenico come shock emotivi che lacerano le coscienze di ha perso la propria identità e memoria. Il tessuto sonoro è una mescolanza di rumori, colpi rimbombanti e improvvisi che percuotono con violenza lo spazio scenico, quasi da voler abbattere le pareti del Teatro Cecchetti. Così congiunto agli altri elementi scenici, rende reali e materici quei luoghi polverosi che abitano gli sfollati concretizzandoli nella mente dello spettatore.
La voce narrante introdotta a più riprese nella scrittura scenica rappresenta un grido collettivo che soffoca, sotto un tono pacato, quel senso di vuoto che grava nei cuori.
Così i Muta Imago dipingono una sorta di “Day after”: uno scenario apocalittico che ha colpito la società contemporanea decentrata e sconfitta. Giunta alla deriva della propria memoria storica, civile e morale tenta una ricollocazione, una ridefinizione di sé in rotta verso nuovi lidi poiché è la vita che preme con il suo divenire costante e cangiante.
Teatro Cecchetti, Civitanova Marche - 18 Gennaio 2012
DISPLACE #1 La rabbia rossa Ideazione: Muta Imago; Regia, spazio e luci: Claudia Sorace; Drammaturgia e suono: Riccardo Fazi; Cast: Anna Basti, Chiara Caimmi, Valia La Rocca, Cristina Rocchetti;
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