FESTIVAL ESTATE A RADICONDOLI (SI)

Associazione Culturale Radicondoli Arte Comune di Radicondoli con il patrocinio della Provincia di Siena e Regione Toscana
ESTATE A RADICONDOLI
XXII edizione
musica prosa danza teatro ragazzi
1 – 10 AGOSTO 2008
ICCP
Direttore Artistico Nico Garrone
ICCP pronunciatelo pure come volete: tutto attaccato iccicipì, oppure staccato iccì.cippì. Non è una nuova tassa né una targa automobilistica. Sta per Iconoclasti Concettuali Comici Poeti, una consorteria di artisti legati da affinità non solo sentimentali, un nuovo movimento in via di formazione che Estate a Radicondoli segnala con la sua XXII edizione all’Anagrafe del Teatro. Non è certo nuovo né ancora poco conosciuto il nome di Micha Van Hoecke, ma può ben figurare nella pattuglia ICCP per le sue scelte controcorrente rispetto alle coreografie tradizionali, per il suo senso dell’humour, per le sue profetiche aperture della danza al teatro e alla poesia. Si basa sulle poesie di Jean Tardieu, quel Monsieur monsieur creato a Bruxelles nel 1981, una sorta di cabaret dell’assurdo danzato mimato e recitato che lo fece conoscere in Italia e che il festival ripropone come tappa inaugurale di un omaggio dedicato a Micha e al suo Ensemble, un viaggio quasi autobiografico nei suoi ricordi e nei suoi spettacoli, completato da altri due lavori cult: Maria Callas - La voix des choses, una coproduzione di Armunia Festival Costa degli Etruschi e Ravenna Teatro, ci restituisce un’immagine della Callas senza seguire tracce biografiche o cronologiche, ma solo affidandosi alle suggestioni della sua Voce inimitabile colta nelle registrazioni live e in studio accostate ai rumori esterni, agli echi delle prove o agli interventi di Edith Piaf e Billy Holliday mixati dal gruppo fiorentino Tempo Reale fondato da Luciano Berio. Un racconto di piccole cose, una serie di quadri coreografati à bout de souffle con le partiture liriche di Verdi, Bellini, Gluck o Massenet, un percorso di libere associazioni sullo sfondo del Mediterraneo in compagnia di Euridice, Medea, Margherita, Carmen, Rosina, Isotta…; e Le Voyage realizzato per il Ravenna Festival scavando nelle sue origini russe evocate, fatte rivivere dalle note di antiche musiche tzigane e balcaniche. Questa personale, la prima che gli sia stata dedicata in Italia, ricostruisce la carriera artistica e la vita di un cittadino del mondo, come Micha ama definirsi, radicato in questa regione. Dall’incontro fra il cantautore romano Simone Cristicchi e il gruppo fiorentino Gogmagog è nato l’evento di apertura del festival Centro d’Igiene Mentale, un concerto-spettacolo costruito sulla base di testimonianze particolarissime:le lettere mai spedite (o censurate) dei ricoverati dell’ex-manicomio di Volterra ritrovate in uno scatolone, abbandonato dai primi anni del 900. Racconto storie di Matti indagando nella loro infinita fantasia dice Cristicchi, e chi lo conosceva soltanto come cantautore piovuto come un alieno sul palcoscenico di San Remo avrà modo di apprezzare anche la teatralità delle sue ballate e del suo mondo capovolto che si chiede (e ci chiede) chi sono i matti, quelli che stanno dentro o quelli che stanno fuori dai cancelli dei Centri d’Igiene Mentale? Capovolge le prospettive, rovescia il modo tradizionale di raccontare la favola di Pinocchio, il Pinocchio dei Kinkaleri: il burattino di Collodi non è sulla scena ma in mezzo al pubblico, tanti pinocchietti grandi e piccini che ripercorrono alcuni momenti della storia come se la vedessero con i loro occhi, come se vivessero gli incubi di un bambino prima di addormentarsi, come se ascoltassero con le loro orecchie i gemiti del tronco preso ad accettate da un Geppetto trasformato in una sorta di orco, di pericoloso boscaiolo assassino. Iconoclasti a tempo pieno, affetti da un inguaribile dandismo e da una gelida ironia concettuale, i Kinkaleri (nome preso in prestito dai rigattieri albanesi) creano scompiglio e disorientamento qualsiasi cosa tocchino con la loro bacchetta magica. Nel campo del teatro danza e dintorni, o, come in questo caso, nell’aiola sempre più recintata, del teatro ragazzi. Posso testimoniare che al Teatro al Parco di Parma dove l’ho visto nel quadro di una rassegna di teatro ragazzi organizzata dalle Briciole, questo Pinocchio è stato accolto con autentico raccapriccio dagli adulti addetti ai lavori, ma apprezzato e capito al volo dagli spettatori più piccoli che di seguire il filo arcinoto della favola se ne sbattevano. Ed è anche a loro che si rivolge il coreografo fanciullino Giorgio Rossi con la sua Favola Esplosa, una miscellanea di archetipi dell’immaginario fiabesco scombinati ad arte da un Propp in vena di giocare, accostati e confusi con i protagonisti formato cartoon delle moderne favole mediatiche da un ensemble di cinque giovani attori, mimi, danzatori con esperienze di circo e di teatro di strada. Nel segno della favola e di un teatro d’autore senza fasce d’età, un filone, una linea di tendenza che dopo gli exploit del Teatro Infantile della Raffaello Sanzio sta tornado d’attualità (e che vorremmo approfondire nella prossima edizione del festival) si muovono anche tre esponenti ICCP della non scuola romana cresciuti tra le nuove cantine romane, il Furio Camillo e il Rialto S.Ambrogio e quel bacino di creatività aperta che è Armunia diretta da Massimo Paganelli con il suo festival Inequilibrio al Castello Pasquini di Castiglioncello. Il primo a scendere in campo sotto le volte medioevali della Scuderia è Mirko Feliziani in coppia con Beatrice Ciampaglia nello strampalato, lunare varietà beckettiano Assunta Pertuso , o le splendide illusioni dell’amore, travestimenti e metamorfosi fra teatro e vita di due marionette, sognando un amore impossibile. Di taglio più ironico e non politicamente corretto (come il suo precedente Dux in scatola) Ecce Robot di e con Daniele Timpano intreccia entrando e uscendo dal personaggio con l’agilità di uno Zelig ricordi autobiografici di un’infanzia e di un’adolescenza vissuta durante gli Anni di Piombo e l’uccisione di Moro con la sua sfrenata passione-identificazione nelle saghe di Mazinga e dei primi cartoni animati giapponesi deprecatissimi dagli educatori autorizzati, come se fossero loro la causa di tutti i mali, anzi il Male in assoluto. Un one man show cabarettistico che sovverte qualsiasi canone precedente di teatro civile o di narrazione. Di un’Italia, anzi di un’Italietta berlusconiana e vacanziera, da Ferie d’Agosto di Virzì, in gita guidata all’isola dell’Asinara e al suo fosco passato carcerario, con frequenti allusioni interpolazioni della favola di Pinocchio, ci parla L’Asino Albino di e con Andrea Cosentino pronto ad interpretare con fregolismi a vista tutti i personaggi della comitiva, uno spaccato grottesco -caricaturale del nostro Belpaese, dal Nord al Sud . Infine, ma non troppo fuori catalogo ICCP, le due ultime produzioni del Teatrino dei Fondi e di Andrea Mancini che firma l’adattamento diretto ed interpretato da Anna Di Maggio come una partitura, Studio /Concerto Jazz-n°322 domande di un libretto, Scopri te stesso, dell’albanese Gertian Dumishi, protagonista preso dalla strada dei primi due film di Matteo Garrone, Ospiti e Terra di mezzo. Ambientato all’aria aperta in un luogo ancora da scegliere mentre sto scrivendo queste note, l’altro lavoro adattato e diretto da Andrea Mancini con Roberta Geri interprete di questo Primo Studio per Pittura sul Legno di Ingmar Bergman che intreccia brani del libro del regista svedese tradotti da un poeta, Luciano Marrucci, con suggestioni tratte dal film Il Settimo Sigillo, dal Teatro della Morte di Kantor sdrammatizzato, reso più ICCP, da riferimenti al Poema dei Lunatici di Ermanno Cavazzoni, fonte d’ispirazione per Fellini del suo film La Voce della Luna con Benigni e Villaggio. Ma è arrivata l’ora degli Aperitivi: in compagnia del giornalista, attore, scrittore, drammaturgo Alberto Severi e del suo monologo in stile vernacoliere Palle! (tra l’altro Severi come l’anno scorso con le sue videointerviste giornaliere ai protagonisti curerà in tempo reale il videogiornale del festival); con Gabriele Rizza critico del Manifesto e cabarettista corsaro che presenterà accompagnato dal violoncello di Fabrizio Calabrese, una sua scelta di brani scritti dal Sindaco di Firenze Piero Bargellini; e con Carmela Piccione, autrice di una recente monografia su Micha van Hoecke. Dulcis in fundo, da non perdere il tradizionale appuntamento conclusivo con lo spettacolo del centro di teatro amatoriale Rabel (Radicondoli/Belforte) che quest’anno in collaborazione con la filodrammatica di Siena intitolata a Peppino Mereu ha realizzato, fra teatro e microstoria, un lavoro tratto dalle memorie e dalle storie raccolte sul campo dei primi pastori sardi emigrati in terra di Siena . Non è ICCP ma incarna, rappresenta assai bene il leit-motiv nascosto, lo spirito di questa edizione dove, fateci caso, siamo quasi tutti oriundi, da Micha van Hoecke al sottoscritto, e tutti abbiamo trovato da parte delle istituzioni, in questa regione, civile accoglienza e possibilità di scambi artistici. Un dato di fatto che in questi tempi di chiusure grette e provinciali, per non dire di peggio, ci sembrava il caso di sottolineare. Ogni Favola, anche quelle ICCP, hanno la loro Morale… . (Presentazione di Nico Garrone)
Per informazioni sul programma completo: www.radicondoliarte.org
07 / 07 / 2008
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