FILUMENA MARTURANO, la forza di una donna che lotta per affermare la propria dignità .jpg) (Foto Matteo De Filippo)
Testo di: Eduardo De Filippo;
Regia: Francesco Rosi;
Cast: Lina Sastri, Luca De Filippo, Nicola Di Pinto, Antonella Morea, Silvia Maino, Gioia Miale, Carmine Borrino, Daniele Russo, Antonio D'Avino, Giuseppe Rispoli, Chiara De Crescenzo;
Premettiamo: certi cognomi pesano più di un macigno e i paragoni sono sempre antipatici. Ma chi decide di mettere in scena uno dei più grandi capolavori drammaturgici del novecento italiano lo fa senz’altro consapevolmente. Soprattutto se si tratta di Filumena Marturano, la commedia di Eduardo De Filippo più tradotta ed esportata nel mondo. Questo lavoro, scritto nel 1946, chiude la trilogia dedicata al teatro eduardiano del secondo dopoguerra (precedentemente erano stati messi in scena Napoli milionaria! e Le voci di dentro), che ha visto protagonisti Luca De Filippo (che naturalmente qui interpreta Domenico Soriano), in scena con la sua compagnia, e Francesco Rosi alla regia. Filumena Marturano è un testo di intatta freschezza, estremamente attuale, coinvolgente, che ha la sua forza primaria nel grande dramma di una donna che lotta per affermare la propria dignità di donna e madre. La rappresentazione, in un teatro Mercadante gremito, appare però un po’ troppo caricaturale. Numerose le risate del pubblico, molte delle quali frutto di un’eccezionale Antonella Morea, nei panni di Rosalia Solimene, semplicemente perfetta nei tempi comici. Ma anche altri personaggi risultano troppo “scanzonati”, e di questo ne risente lo spettacolo intero, che così perde probabilmente qualcosa in emozioni. Ne è testimonianza la scena finale, col pianto di Filumena, che coinvolge ma non commuove. Ciò non fa comunque mancare momenti suggestivi, che toccano il culmine durante i lunghi monologhi di Filumena, interpretata sapientemente e con discreta intensità da Lina Sastri. Monologhi che tutti, in scena e in sala, ascoltano in religioso silenzio, come fosse la prima volta. La magia di Eduardo, a quasi venticinque anni dalla sua scomparsa, non si esaurisce; la sua capacità di dire e raccontare i sentimenti e le situazioni dell’essere umano rapisce e rapirà ancora il pubblico. Tra interpreti brillanti e azzeccati (Daniele Russo, nel ruolo di Riccardo, il figlio commerciante di Filumena) ed altri un po’ meno a loro agio (Silvia Maino è, non senza qualche incertezza, Diana, l’ultima conquista di Domenico Soriano) c’è l’atteso co-protagonista, Luca De Filippo. Non deve essere per nulla semplice interpretare questi ruoli magistralmente disegnati da suo padre, ma la sua recitazione appare minima, essenziale, priva di particolare enfasi. E’ capace di trasmettere al pubblico il percorso di Domenico Soriano, un po’ meno la sua rabbia iniziale (è voluto da lui o da Rosi il celare a sipario chiuso o addirittura omettere gli schiaffi che Domenico Soriano si infligge in apertura della commedia?) e le sue debolezze. Sentimenti e stati d’animo che pur si leggono bene anche nella ricercata e suggestiva scenografia di Enrico Job, recentemente scomparso per colpa di una leucemia fulminante. Gli interni della casa di don Domenico Soriano ci aiutano a capire quanto poco i soldi possano assicurare felicità e serenità a chi li possiede. Oltre la vetrata, sul fondale, è riprodotta una distesa di case attorno al Maschio Angioino, illuminata di rosso durante il primo atto, quasi ad accompagnare il tumulto e l’aggressività rancorosa dei protagonisti in scena, salvo poi scemare in una delicata luce bianca nei restanti due atti, quelli della riconciliazione. Pur avendo provato a fare orecchie da mercante, prima della visione, alle stroncature di Franco Cordelli sulle colonne del Corriere della sera, e di Franco Quadri su la Repubblica, non si può non lasciare il teatro con una sensazione di incompiutezza per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato, dati i nomi importanti coinvolti nella rappresentazione. Consola ad ogni modo constatare, ancora una volta, che la magia del teatro di Eduardo sopravvive sana e vitale nel ventunesimo secolo.
Napoli, Teatro Mercadante – 20 gennaio 2009
(Cristiano Esposito)
Lo spettacolo resta in scena, al Teatro Mercadante di Napoli, fino al 1° Febbraio 2009.
Per informazioni: www.teatrostabilenapoli.it
24 / 01 / 2009
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