Finale di partita di Samuel Beckett
Uno straordinario adattamento che colpisce per la sua originalità.
diretto e interpretato dal Teatrino Giullare
Scenografia: Cikuska Costumi: Fratelli De Marchi Un’atmosfera cupa e tacita ricopre il palcoscenico; un tavolo, due sedie ed una lampada che proietta “incessantemente” il suo fascio di luce sugli oggetti che ricoprono il tavolo.
Entrano i due personaggi con le loro maschere. Le ombre dei loro corpi si intrecciano sullo sfondo del palcoscenico, una sorta di anime nere che vagano nell’aria. I due personaggi si guardano, si scrutano, infine si siedono uno di fronte all’altro. Inizia la partita.
Così viene presentato questo adattamento di Finale di partita di Beckett, creato magicamente dal Teatrino Giullare. I due attori, un uomo e una donna, vestendo i ruoli di mimi-giocatori, muovono, e interpretano con la sola voce, i personaggi-burattini sul tavolo da gioco. Una partita surreale e fantomatica che presume l’evento nefasto e tragico.
Finale di Partita fu scritta originariamente in francese con il titolo Final de partie, fu poi tradotta dallo stesso Beckett e pubblicata nel 1957; i protagonisti sono Hamm un vecchio cieco costretto a stare su una sedia a rotelle ed il suo servo Cloy incapace di sedersi, un dualismo non solo fisico ma anche e soprattutto caratteriale. Una netta rivalità che presuppone però una ineluttabile simbiosi tra padrone e servo. Sono presenti altri due personaggi Nagg e Nell, gli anziani genitori di Hamm, che vivono senza le loro gambe, in due bidoni della spazzatura. In questo adattamento sono raffigurati da due scheletri.
L’opera è proprio ispirata ad un finale di partita a scacchi, dove Hamm sta a rappresentare il re e Cloy l’ultimo pedone rimasto. Negg e Nell due pedine ormai fuori dalla scacchiera. Un finale che Hamm non vuole accettare, e che immaturamente crede ancora di vincere, un destino ormai segnato dagli eventi; le ultime sue mosse realizzano soltanto la sua imminente fine. La sua ira non scalfisce la temperanza del suo servo.
Il gioco di parole, essenziali e scarne , le pause e i silenzi sono poi tipici del linguaggio di Beckett.
La straordinarietà del Teatrino Giullare è stata quella di aver saputo immergere il loro sapiente teatro, fatto di ombre, di maschere e di marionette, in questa sublime opera drammaturgica.
Accostando la loro recitazione di attori reali a quella dei loro personaggi marionettistici, ci mostrano gli infiniti percorsi creativi, che l’arte di fare teatro può regalarci.
18 settembre 2007
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