Giorgio Albertazzi e Michele Placido al Teatro Tor Bella Monaca di Roma 
Giorgio Albertazzi e Michele Placido
PRIMA CHE IL SOGNO
musiche a cura di Davide Cavuti
9 aprile 2009 ore 21.00 al Teatro Tor Bella Monaca
Giovedì 9 aprile il palcoscenico del Teatro Tor Bella Monaca ospiterà un incontro eccezionale: Giorgio Albertazzi e Michele Placido insieme per Prima che il Sogno una serata magica in cui le voci e la musica si faranno veicolo per un’ode al mare.
Due grandi artisti che si alterneranno rubando versi a grandi poeti e regalando al pubblico frammenti dei loro ricordi, del mare, della vita. Una coppia collaudata e in forte sintonia, ancora una volta unita sul palcoscenico in una serata nuova, unica. E allora Borges, D’Annunzio, Dante, Gozzano, Montale: prima che il sogno. Con Albertazzi e Placido ci saranno la fisarmonica di Davide Cavuti e il pianoforte di Paolo Di Sabatino. “Protagonista dello spettacolo è il mare, - come ci racconta Giorgio Albertazzi - che è origine della vita, tema di poeti (grandi e piccoli) e sfida di grandi esploratori e, se si vuole, il luogo dei guai. Nel mare c’è la balena bianca e c’è soprattutto Ulisse, che è, oltre all’eroe di Omero anche di D’Annunzio, Joyce, Pascoli, Dante e di altri ancora. Michele ed io proveremo a navigarci con qualche rischio, ma con soddisfazione. Infondo navigare necesse est, vivere non est necesse”. Un’incontro teatrale da raccontarsi come un viaggio. E come un viaggio sembra aprirsi simbolicamente allo spazio di tensione esistente fra l’erranza ed il radicamento: tipiche connotazioni umane. Già nei primi versi dell’Odissea si annuncia che il racconto narra di un viaggi ed inutile sarebbe affrettarlo, anzi, «devi augurarti che la strada sia lunga» raccomanda ad Ulisse Constantinos Kavafis, perché solo così avrà senso il ritorno di un uomo fatto ricco dalle esperienze, dagli incontri. Perché viaggiare ha a che fare con la morte, è anche un differire la morte: «rimandare il più possibile l’arrivo, l’incontro con l’essenziale. Viaggiare non per arrivare ma per viaggiare, per arrivare il più tardi possibile, per non arrivare possibilmente mai». Tuttavia, un giorno, si torna chiudento così il viaggio che riconduce, che riporta al luogo di partenza per ritrovare finalmente le proprie cose, ma soprattutto la pace con se stessi. Come ha scritto Milan Kundera, «il più grande avventuriero di tutti i tempi è anche il più grande nostalgico». La metafora della vita come di un viaggio marino riempie romanzi e poesie da sempre, viaggio che approda infine ad esiti felici, oppure – come in Jaspers – allo scacco, al naufragio: «Naufragare significa fare un’esperienza che non si può né anticipare, né evitare, perché giungere al proprio compimento è anche dissolversi. L’ultima possibilità che rimane a tutto ciò che si realizza nel tempo è quella di attuarsi per naufragare completamente».
Per informazioni: www.teatrotorbellamonaca.it
08 / 04 / 2009
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