HIM: Hitler e il mago di Oz vivono nel corpo di Marco Cavalcoli
di Cristina Squartecchia;
HIM - If the wizard is a wizard you will see...;
Testo di: Chiara Lagani;
Regia: Luigi De Angelis;
Cast: Marco Cavalcoli;
E’ ormai una tendenza sempre più comune, da parte di registi teatrali, cinematografici, coreografi e artisti visivi, l’incursione in territori artistici non abituali. Spesso spinti dalla curiosità o da ragioni tematiche, non per inventare qualcosa di nuovo, ma per sperimentare o approfondire un lungo progetto di ricerca.
E’ la strada percorsa dalla compagnia ravennate Fanny & Alexander, che, fondata dal 1992 da Luigi de Angelis e Chiara Lagani, si è collocata come una delle realtà più fertili e significative nella scena teatrale contemporanea, dedicando molte delle proprie pièce ad un "cult" cinematografico, "Il mago di Oz" di A. Fleming. L’attrazione, prima verso il romanzo "The Wonderful Wizard of Oz" di L. Frank Baum e poi per la pellicola di Fleming, nasce, in questo caso, da necessità tematiche che portano i giovani artisti di Ravenna a trasporre in teatro l’opera, puntandovi i riflettori su angoli ogni volta differenti. Da "Kansas Musem" a "There’s no place like home", da "East" a "Emerald City" fino ad "Him", tanto per citarne alcuni, il film è un serbatoio sempre ricco di argomenti da sviscerare e dal quale scovare significati mai scontati, capaci di far lavorare d’immaginazione, per associazioni di idee catapultandoci nelle icone storiche del nostro immaginario collettivo.
"Him" – If the wizard is a wizard you will see è uno degli ultimi di questo lungo ciclo, per la regia di Luigi de Angelis e la drammaturgia di Chiara Lagani, accolto con apprezzamenti dal pubblico pescarese lo scorso 6 marzo al Florian Espace di Pescara per la stagione Teatro Contemporaneo 2009/10. "Him"(Lui) come accusativo è il perno su ci ruota l’intera pièce, riferita alla figura del mago di Oz e che, come allusione provocatoria, viene identificata in Hitler. E’ Marco Cavalcoli a vestire i panni dello storico Führer, riconoscibile dall’abbigliamento, dal taglio dei capelli e dai famosi baffetti, che al centro della scena e immobile, accoglie il pubblico che si sistema in platea. In totale silenzio, l’attore stringe in mano la bacchetta del direttore d’orchestra e con un gesto "in levare", come se stesse dirigendo un plotone di soldati, da avvio allo spettacolo. Alle sue spalle viene proiettato per intero il film di A. Fleming, ma in totale sospensione audio, perché è l’attore-dittatore e direttore d’orchestra, come un "tutto fare" concentrata nella persona di Hitler, che darà voce alle musiche, ai rumori e canzoni caratterizzando il timbro di ogni personaggio. La sua sincronia è perfetta al labiale, anche se risulta impossibile riuscire a coprire la simultaneità di suoni, rumori e voci che accadono in un film e questo suscita riso e divertimento da parte del pubblico, soprattutto nella vena comica che si percepisce nell’interpretare i ruoli femminili e quelli più singolari come la strega cattiva dell’Est. Dall’uomo di Latta allo Spaventapasseri, dal Leone al cane Toto, nulla sfugge al lavoro di doppiaggio di Marco Cavalcoli. Ciò che colpisce di questa operazione, volutamente presuntuosa quasi a voler sottolineare l’onnipotenza del doppio personaggio Hitler- il ciarlatano mago di Oz, non è l’interesse al film o alla trama, ma la possibilità di poter leggere su due livelli: si può ascoltare la voce di Marco Cavalcoli concentrandosi sul film, oppure soffermarsi a riflettere sull’attore, sulla sua mimica, sulla sua potenza vocale che da sola riempie la scena, e cogliendo nei suoi gesti, in un misto tra direttore d’orchestra e mimo, un Führer a tratti dissociato da quell’icona dispotica e autoritaria che la storia ci ha lasciato. Infatti per questa figura gli artisti si sono ispirati alla scultura di Maurizio Cattelan, riprendendone anche l’omonimo titolo "Him" e ad una ricerca storica sul passato attoriale di Hitler. Per cui i contorni che si sono via via delineati ricalcano senza dubbio, per la potenza iconica del personaggio, quel Führer che noi tutti conosciamo, ma emergono caratteri insoliti di una figura buffa con quei toni subdoli da imbroglione, che rievocano il ciarlatano mago di Oz.
Il corpo di Marco Cavalcoli assorbe pienamente la forma scultorea del Cattelan, dallo sguardo alla posizione e dall’inizio alla fine del film egli mantiene inalterata la sua tenuta scenica con eccellente disinvoltura grazie la sua forza vocale che non cede, anzi si rivela sempre più imponente e versatile.
Teatro Florian, Pescara - 6 Marzo 2010
10 / 03 / 2010
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