I detriti umani e linguistici creati da Beckett emergono nello sperimentalismo dell'Out Off Aspettando Godot;
Testo di: Samuel Beckett;
Regia: Lorenzo Loris;
Cast: Gigio Alberti (nella foto di scena con Sala e Minneci), Mario Sala, Giorgio Minneci, Alessandro Tedeschi, Davide Giacometti;
Nella recitazione è la prima forma di palcoscenico, il famoso cerchio magico di Stanislavskij ed è proprio da lì che sembra partire, concretamente e metaforicamente, l'adattamento del regista Lorenzo Loris. Questi, in piena sintonia con le capillari istruzioni di regia stilate da Samuel Beckett, porta in scena uno dei testi che ha suggellato il teatro dell'assurdo, "Aspettando Godot" ("En attendant Godot" scritto nel 1949 e rappresentato per la prima volta nel 1952 ndr). Senza pedanteria rispetta le intenzioni autoriali, facendo però emergere anche il suo stile (si pensi al supporto video ultimamente molto presente nei suoi spettacoli) e la sua personale chiave di contemporaneità. Due clochards, Vladimiro (Gigio Alberti) ed Estragone (Mario Sala), esistono in un tempo e in un luogo indefiniti, in attesa di un tal Godot, senza sapere né chi sia né come sia fatto, lo vedono come un risolutore della loro situazione. L'unica connotazione topica, se così la si può definire, sembra essere il deserto. Nel nostro immaginario questa "storia" è ambientata su una strada di campagna con un albero spoglio; nella mise en scene dell'Out Off al centro è situata la pedana circolare (Daniela Gardinazzi) con la riproduzione di un albero costruito con un bidone ed i rami fatti da fil di rame. Sullo sfondo il nostro deserto: gli scavi di un cantiere con una strada battuta da ruspe e gru (disegno video Dimitri Statiris e Fabio Cinicola). I due personaggi si muovono dentro, fuori e al confine di quel cerchio cercando di far passare il tempo. «Quel che si deve fare è 'passer le temps': l'espressione, ripetuta più volte, assume il rilievo di una chiave: passare il tempo, ma anche protendersi oltre il tempo» (Annamaria Cascetta nel suo studio sulla drammaturgia di Beckett ndr). Di Stanlio ed Ollio memoria, i due interpreti percorrono la scena minimale come se la vita fosse proprio così, sopravvissuta. Peculiarità beckettiana è, infatti, il non intreccio narrativo: i due attendono ora ruminando zucchini e carote ora proferendo pillole di saggezza nella continua incertezza di sé, dell'altro e delle cose («sei sicuro?» «mi pare»). Unico intermezzo proveniente dall'esterno è l'incontro con il proprietario terreno Pozzo (Giorgio Minneci) ed il suo cane umano Lucky (Alessandro Tedeschi) - figurazione del legame padrone-servo. Tutto si ripete in maniera ciclica, persino alcune inquadrature di caterpillar escavatori; la sola variazione la subisce Pozzo - dal primo atto al secondo diventa cieco - ed il salice-cespuglio, che ha smesso di piangere ed ha messo le foglie. Lo scrittore irlandese ha l'abilità non solo di aver creato un linguaggio portandolo all'osso della sua natura, disarticolandolo e frantumandolo, ma ancor più di aver usato questa lingua per affrescare la larva umana. Sotto l'estremizzazione teatrale potrebbe apparire assurdo, quasi inconcepibile, che si possa pensare a comando, solo se si ha un cappello indosso – proprio come capita in modo esasperato a Lucky – eppure quel surrealismo non è pura fantasia. Il Ragazzo (Davide Giacometti) annuncia per ben due volte che «il signor Godot non verrà questa sera», ma l'indomani, ma quale sarà il domani se non si sa la data dell'oggi? L'intero cast regala una buona prova attoriale tra pantomime e voci variopinte, sottolineate e sovrastate dai toni stridenti della macchina meccanica. L'escamotage video fornisce l'idea di un qualcosa che è in divenire, ma il mutamento non avviene e pur di fronte all'incitazione «Andiamo», i «verbosi eroi» - così come li definisce Carlo Fruttero – restano ancorati l'uno all'altro, inghiottiti dal sottosuolo. Sarebbe tradire Beckett ricercare un simbolismo laddove non c'è, si esce straniti dal suo teatro, ma è proprio quell'humour, mascherato dell'altalena tra razionale e irrazionale, a porci di fronte alla nostra condizione: viventi o vissuti?
Teatro Out Off, Milano – 31 gennaio 2010
Maria Lucia Tangorra
Lo spettacolo resta in scena al Teatro Out Off di Milano fino al 7 febbraio 2010. Per informazioni: www.teatrooutoff.it
03 / 02 / 2010
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