Iaia Forte è Molly B., tra erotismo e confessioni Molly B.;
Testo tratto dall'Ulisse di James Joyce;
Regia: Carlo Cecchi;
Cast: Iaia Forte;
Iaia Forte guidata dalla regia di Carlo Cecchi interpreta con maestria una rilettura del monologo di Molly Bloom tratto dall’ultima parte del celebre e tanto discusso "Ulisse" di James Joyce. Molly qui diventa Marianna Fiore, una trentatreenne napoletana passionale, sentimentale, carnale e viscerale che accoglie il pubblico distesa su un letto al centro del palco in penombra e dà sfogo ai propri pensieri, lasciandosi andare a un flusso di coscienza in cui prendono corpo ricordi, immagini, amori, in un condensato di lascivia, ingenuità, sincerità e tenerezza. Nel romanzo di Joyce, Molly Bloom, il cui vero nome è Marion, è una parodia della Penelope dell’Odissea ma se Penelope è l’icona della moglie fedele che aspetta il proprio marito pazientemente, difendendo come può il proprio ruolo di moglie e il proprio onore, evitando i numerosi pretendenti, Molly al contrario, è una donna estremamente passionale, corporale, fisica e infedele, nel romanzo ha una relazione extraconiugale con Hugh "Blazes" Bolyan che per Marianna diventa Peppino; se l’una rappresenta il cuore, i sentimenti, l’altra è l’emblema del corpo e delle passioni. L’allestimento di Cecchi prevede la presenza/assenza silenziosa di un marito che c’è ma non c’è, un uomo, Leopold, per noi Poldino, dorme ai piedi del letto, al fianco di Molly/Marianna, apparentemente inconsapevole dei veri desideri di sua moglie, dei reali bisogni fisici di questa donna che racconta senza pudori né false ipocrisie la propria vita sessuale. Il racconto diventa intenso ed emozionale nella lingua di Iaia Forte, che incarna perfettamente e languidamente gli stati d’animo di una Molly piena di vita, di forza, di voglie. È burrosa, morbida, sensuale avvolta in un corpetto rosa e accerchiata da biancheria intima audace, pronta per il suo uomo, Peppino, che sa come prenderla e farla sentire una donna, diversamente dal marito che ha dimenticato come va trattata. Racconta, conta i giorni che la separano dal prossimo incontro e parlando di ciò ricorda le sue esperienze, rievoca il primo amore, i luoghi, i profumi, le sensazioni provate e dice senza pudore quel che vuole, quel che si aspetta. Una donna che ama, ama nonostante tutto anche suo marito, cui vuole dare un’altra possibilità, lo confessa, di cui è anche gelosa se lo immagina con altre donne, ma che non riesce a farsi bastare, "non si può mica indossare sempre lo stesso cappello vecchio" e allora fantastica su possibili amanti futuri. Padrona assoluta della scena e del personaggio Iaia Forte improvvisa, prende a pretesto suoni e rumori provenienti dall’esterno e li utilizza per far esprimere Molly, per farla cantare, sorridere, commuovere, dando vita ad un ciclo ininterrotto di stati d’animo, a quell’accavallarsi di immagini costruite su un fantasticare che ruota intorno al tema del corpo, della mente, dei sensi, dell’erotismo e della sessualità. Con una riuscita prova d’attrice la Forte riesce ad essere coinvolgente pur essendo "bloccata" in una struttura scenica statica, quale può essere il letto, si muove, si accarezza, si stiracchia e mantiene desta l’attenzione del pubblico che non perde una virgola del suo racconto.
Teatro Arvalia, Roma - 29 Gennaio 2010
Giusi Potenza
01 / 02 / 2010
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