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IL CAMPOSANTO DI OFELIA SPAVENTO - Lettura scenica presso la Biblioteca di Monza


Testo di: Rocco D'Onghia;

Lettura scenica a cura di Cristina Crippa;

Voci: Cristina Crippa, Elio De Capitani, Nicola Stravalaci;

Violino: Stefania Yermoshenko;

Luci e suono di Nando Frigerio;

Ofelia è una “donna di mafia”. Indurita, spigolosa. Anche quattro dei suoi sei figli erano “uomini d’onore”, ma hanno in qualche modo sgarrato e sono stati uccisi. La madre vuole i corpi, per seppellirli e sfogare su una tomba il suo pianto. Un bisogno antico, primario e misterioso. Non si dà pace, prega, si inginocchia, scongiura. Non ottiene nulla. Un sogno la spinge nella fogna. Lucida e folle a un tempo allestisce con fiori e fotografie il suo personale cimitero, un luogo di confine col regno dei morti.
Suo marito Aniceto, vecchio comunista deluso e impaurito, incapace di combattere per le sue idee, la accompagna, attonito, preoccupato dall’imprudenza della moglie. Nel suo vagabondare irrequieto lungo il canale della fogna, la donna scopre casualmente la prigione dove è rinchiuso un giudice rapito dalla mafia e nascosto in una specie di gabbia sotto una pescheria. La donna lo conforta, gli passa del cibo, gli parla, lo ascolta. Ma rifiuta con determinazione di esporsi per salvarlo.
L’uomo, prossimo alla morte, ripercorre squarci della propria vita, dell’infanzia, della giovinezza. Momenti teneri e drammatici, sogni, battaglie, fino all’ultima, fatale imboscata. Ofelia contrappone i propri ricordi, le proprie paure. Dov’è lo stato, a chi può rivolgersi una donna come lei? –Siamo gente perduta, gente abbandonata. Se fossi nata maschio anch’io li avrei sbattuti in fondo a un pozzo i pazzi come te, perché sono solo d’ostacolo, e non possono cambiare nulla della follia del mondo-.
In quell’anticamera del regno dei morti, si incontrano e si contrappongono due esperienze, due vite, due concezioni del mondo radicalmente distanti eppure indissolubilmente legate.

Scritto da Rocco D’Onghia nel ’93 sull’onda dell’emozione per le morti di Falcone e Borsellino, Il camposanto di Ofelia Spavento è un testo incisivo, concreto e visionario insieme, che ci sembra importante proporre oggi. Per ribadire insieme il bisogno della partecipazione, della capacità di reagire. Perché nulla di ciò che qui si racconta ha avuto a oggi termine o soluzione. Per continuare a parlarne.
La Biblioteca Civica di Monza invita Cristina Crippa e Elio De Capitani, attori monzesi, appassionati lettori e fondatori del Teatro dell’Elfo di Milano a realizzare una serata speciale. Una collaborazione inaugurata cinque anni fa con la prima presentazione di Libri da ardere di Amélie Nothomb, nella sala di lettura ingegnosamente trasformata in teatro con la collaborazione di Nando Frigerio.
Da allora la ricorrenza è diventata una tappa importante per tutti: l’occasione per sperimentare con entusiasmo il processo di osmosi tra due mondi confinanti: quello delle parole in azione e quello delle parole in riposo sulle pagine bianche. Due linguaggi che raccontano la vita e ci suggeriscono altre possibilità di re-immaginarla.

15 dicembre 2008 ore 21.00 - Biblioteca Civica, Via P. Giuliani 1 – Monza

Per informazioni: tel. 039 382272

Ingresso libero

13 / 12 / 2008



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