Il Corpo Danzato nel mistico viaggio di Fabio Ciccale' L'estasi: sospensione dalla realtà, l'alterazione dello stato psicofisico o meglio l' esser fuori da sè (come corpo/mente) attraverso l' esperienza mistica o indotta da specifici farmaci, è il tema centrale della recente e personale creazione di Fabio Ciccalè, Estatica Attitudine. Lo spettacolo, come secondo appuntamento all'interno della rassegna "Civitanova danza tutto l'anno" e presentato lo scorso 26 novembre al Teatro Cecchetti, s'inserisce di diritto tra le novità più significative della danza d'autore italiana. L'artista Ciccalè, di origini civitanovesi e giunto alla danza dopo le sue esperienze e gli studi nelle arti visive, è riuscito in poco tempo a sviluppare e definire una cifra stilistica che gli è propria ed una coerenza formale, che, secondo lui, nascono dall'improvvisazione e da una sensibilità pronta e recettiva e pertanto mai ingessate, ma sempre in evoluzione. Estatica Attitudine è un assolo da lui coreografato e danzato, in cui egli rivela la sua personale percezione in questo viaggio mistico immerso tra immagini evocative, simboli arcaici, citazioni al teatro del Nò, riferite attraverso il corpo. Due pannelli laterali bianchi sono al centro della scena e un drappo bianco a sinistra, Ciccalè entra e si posiziona al centro dei due, assumendo la classica posa della meditazione: è l'inizio del viaggio. Su di un mixage di fragorose musiche, che spaziano dalle litanie al new age, Ciccalè, con la sua imponente fisicità, lega una serie di pose attraverso una partitura ripetitiva, decisa e scattante. Con una sorta di corazza morbida che gli cinge il busto, un gonnellino e dei calzari ( una mise in bianco curata da Mariella Visalli ) espone il suo corpo all'occhio dello spettatore, senza remora alcuna. Volutamente cerca lo sguardo del pubblico, lo fissa (grazie anche al volto truccato di bianco ed una linea di rosso sugli occhi che risalta la sua espressione) cerca di catturarlo quasi a volerlo turbare, immergendolo in un'esperienza percettiva insolita, tra sconcerto e stupore. Il suo corpo trasuda quello stato di alterazione passando per una serie di operazioni compositive non familiari, la cui drammaturgia gestuale si costruisce su contrazioni, scatti improvvisi e brevi attimi di tregua. La pièce è priva di narrazione e didascalia, ma si poggia su associazioni di immagini in totale sospensione spazio/temporale. Un viaggio mistico combattuto, che, prima ancora di raggiungere il nirvana, quello stato di totale armonia con il proprio Io e l'Umanità, per Ciccalè si consuma in un personale travaglio tra la vita e la morte, il bene ed il male, il sacro e il profano come a voler purgare la propria anima. Egli riesce ad ottenere questo sul finire della pièce, quando con il coinvolgimento di oggetti, costumi particolari, ed un puntuale ed oculato disegno luci, sembra toccare la punta massima del suo tormento, visibile dall'impersonificazione di una figura diabolica. In questo frangente egli si dimena sulla scena con una sequenza danzata che sembra non trovare respiro, ma che improvvisamente giunge nel momento in cui un linea rossa s'illumina al margine del palco come chiaro segnale: Ciccalè rotola velocemente verso di essa, varcando così una dimensione altra e la sua anima è ora in estasi.
Cristina Squartecchia
Civitanova Marche - Teatro Cecchetti, 26 Novembre 2009
30 / 11 / 2009
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