Il ''Cristo dell扐miata'' raccontato da Cristicchi

di Giusi Potenza.

Simone Cristicchi da impegnato cantautore, scopre la propria dimensione congeniale in teatro, dove può (e di fatto lo fa) approfondire, studiare e sviluppare le proprie curiosità sui personaggi più diversi, così poco conosciuti e dei quali convintamente decide di mettere a parte il proprio pubblico. In teatro narra, recita, non rinuncia a cantare e si muove auto-sufficientemente nello spazio scenico senza avvalersi di aiuti tecnici, né fisici altrui, facendo tutto da solo, con l'unica fortissima motivazione di raccontare, portare alla luce fatti reali ma borderline, senza distrazioni né colpi di scena. E' quello che succede anche in ''Il secondo figlio di Dio', che dopo il successo dell'ultimo Magazzino 18, sta riempiendo le sale d'Italia. Cristicchi scopre la storia realmente accaduta di David Lazzaretti, barocciaio toscano originario di Arcidosso, vissuto nella seconda metà dell'ottocento negli anni a cavallo dell'Unità d'Italia, e la scopre perché gli viene raccontata, perché come più volte spiega, è una storia che se non te la raccontano, non la sai. Incuriosito dalla venerazione che aleggia attorno alla figura di quest'uomo, vero oggetto di culto, carismatico, rivoluzionario e molto avanti per i suoi tempi, riscopre la vita di Lazzaretti, un santo laico, pagano, conosciuto come il ''Cristo dell'Amiata'' che fondò sul Monte Labbro, una comunità religiosa in cui si sposavano socialismo e misticismo, nella quale la vita e l'ordinamento sociale erano basati sui precetti del Vangelo. L'alto numero di adepti e il crescente riconoscimento anche a livello internazionale preoccuparono le gerarchie del neonato Regno d'Italia che, temendo possibili moti sovversivi, inviarono una pattuglia di carabinieri ad impedire lo svolgimento di una processione durante la quale Lazzaretti fu ferito a morte. Fu capace di unire fede e comunità, religione e giustizia sociale, di fondare una società di uguali e solidali: la ''Società delle Famiglie Cristiane'', migliaia di persone, mezzadri, contadini che lavoravano ognuno con le proprie competenze, nel proprio campo, per il benessere e il vantaggio di tutti, fondando una nuova chiesa, un nuovo culto che è durato fino agli anni Settanta del Novecento, la chiesa Giurisdavidica. Una chiesa che guardava molto avanti al punto da chiedere il voto per le donne in anni in cui era impensabile. Di fatto quella di Lazzaretti era una proto-cooperativa che praticava un proto-socialismo religioso che andò presto in contrasto con la Chiesa cattolica, la quale se inizialmente lo aveva appoggiato e protetto nella persona di papa Pio IX, gli fece ostruzione nel momento in cui David si autoproclamò il Secondo Figlio di Dio. Il testo di Cristicchi, scritto insieme a Manfredi Rutelli, dopo gli studi di Gramsci, Tolstoj, Pascoli, Lombroso e Padre Balducci che già avevano disquisito su questo emblematico personaggio, è strutturato in modo circolare, il narratore, si saprà nel finale, non è altri che il carabiniere in licenza Antonio Pellegrini di stanza a Livorno, assassino pentito del Cristo dell'Amiata. La regia di Antonio Calenda è meticolosa nell’uso dello spazio scenico e Cristicchi non sbaglia niente mentre si muove continuamente, senza interrompersi mai prosegue nel racconto ora narrando, ora interpretando altri personaggi, ora cantando, in una prova certamente riuscita. La scenografia di Domenico Franchi è molto efficace, povera e ricca al contempo, prevede un unico grande carro che spostato sapientemente può essere dal più immediato barroccio ad una chiesa, o un altare, o un seggio pontificio e Cristicchi lo sposta, lo smonta e lo ricostruisce, vi salta su e giù a sottolineare l'energia, la passione e l'operosità del personaggio che fermo proprio non ci sapeva stare.
E' stato detto che il testo e la messinscena così realizzati, non intendono esprimere giudizi sul personaggio, personalmente invece trovo che sia possibile leggervi una qualche simpatia, questo non è necessariamente un male, l'argomento può interessare o meno, il personaggio incuriosire o no, ma certamente è la storia di un sognatore, un rivoluzionario, che ha il desiderio utopico di cambiare le cose, che poi la spinta per farlo sia religiosa o politica, quel che conta è il risultato che seppur breve, riuscì ad ottenere, dimostrando la fattibilità del progetto.

Teatro Vittoria - Roma

26 / 02 / 2017

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