Il DoppiAttore: l’arte della voce che interpreta e arricchisce i personaggi

di Giusi Potenza.

Andare a vedere il teatro che parla di cinema. In genere siamo abituati al contrario, ovvero ci capita di vedere film che trattano il tema del teatro, che vi sono ambientati o che ne mantengono la peculiarità stilistica, per esempio dove tutto si svolge in un unico spazio, o magari sperimentazioni a camera fissa e similari. Con il DoppiAttore, spettacolo di Angelo Maggi, riproposto al teatro Belli di Roma anche quest'anno, accade invece per la prima volta il contrario: ci si siede nella platea di un teatro e si entra nel mondo cinematografico o come lui stesso dice, nel fantasmagorico mondo del doppiaggio. Di questo si tratta infatti e l'idea è molto attraente, da navigato doppiatore Angelo Maggi prepara una vera e propria lectio magistralis di doppiaggio, lasciando scorrere sul grande schermo spezzoni di film noti e celebri, mostra al pubblico quello che avviene in sala di doppiaggio, al buio, quando il doppiatore al leggio, reinterpreta le emozioni e le intenzioni degli attori sullo schermo, arricchendo spesso di nuova linfa e di proprie emozioni, i personaggi più diversi. Emozioni sì, una delle parole chiave per il doppiatore, che non è e non deve essere considerato un attore a metà, ma un attore doppio, poiché deve comunque recitare ma, cosa niente affatto semplice, dare tutto solo ed esclusivamente con la voce, senza potersi aiutare con mimica, postura o movimenti.
Quando si apre il sipario che scopre il palcoscenico, balza subito agli occhi la presenza di un grande schermo cinematografico e, prima ancora che tutto cominci, vediamo alcune immagini tratte da ''Cast Away'', con un Tom Hanks nei panni di Chuck Noland, intento ad accendere un fuoco con due bastoncini di legno, sotto lo sguardo attento e indagatore dell'immaginario compagno di avventura, il pallone Wilson. E questa scena è ai più nota per cui, non risulta troppo strano vederla, fino a che però, il personaggio/attore sullo schermo non comincia a parlare, è allora che c'è la sorpresa, ci si accorge subito che il suono della voce arriva da vicino, è Angelo Maggi infatti che attraversa la platea continuando a dare voce a Tom Hanks. E' subito chiara l'empatia, l'interpretazione e la vicinanza tra Maggi e il suo Chuck, esattamente come fosse un suo personaggio. Dopo questa entrata d'effetto può cominciare la lezione che parte con accenni storici che riguardano l’inizio del doppiaggio, quando cioè nel 1927 il cinema cominciò a parlare, con il film ''Il cantante di jazz'', e le major americane preoccupate di restare indietro e di non riuscire più ad esportare i propri film, cominciarono a studiare soluzioni alternative al metodo tradizionale. In particolare la Metro Goldwyn Mayer provò a realizzare lo stesso film in più versioni, ognuna girata mantenendo uguali soltanto troupe tecnica e scenografia, ma in luoghi e con attori diversi per ogni paese in cui la pellicola sarebbe stata proiettata. La scelta però non si rivelò molto felice ed efficace, per cui la Fox con il fisico Karol Jacob, finalmente provò a sperimentare un nuovo sistema che consentiva ad attori diversi dagli originali, di prestare soltanto la propria voce nella propria lingua, che sarebbe stata sovrapposta alle voci primigenie. A questo punto, la pellicola che meglio spiega questo passaggio dal muto al sonoro del cinema, scorre davanti agli occhi affascinati degli spettatori, ovviamente parliamo di ''Cantando sotto la pioggia'' film del 1952. Si passa poi ad alcune considerazioni più tecniche che Maggi dona alla propria allieva Vanina Marini, parla dunque di tempo, timbro e volume della voce e insieme si divertono punzecchiandosi a fare degli esempi. Spiega come può nascere una voce, prendendo ad esempio quella del simpatico commissario Winchester, personaggio dei Simpson, che essendo un cartone animato lascia più margine alla creatività. Altri consigli invece Maggi li fa dare da alcuni amici attori/doppiatori come Marina Tagliaferri, Massimo Lopez, Pino Insegno e Luca Word, presenti in video con siparietti simpatici. Alternando vecchi film come omaggio a storiche e importanti voci che hanno fatto grande l'arte del doppiaggio italiano, Maggi e la Marini permettono al pubblico di assistere ad una vera e propria seduta di doppiaggio. Fino a qui i punti di forza dello spettacolo che però purtroppo, ha anche dei punti deboli sgretolando quella magia che gli aspetti poc'anzi descritti avevano creato. Sono deboli per esempio i dialoghi tra i due, che risultano tutt'altro che spontanei. Non funziona, o almeno non ha funzionato nell'occasione l'ospite della serata, Gabriele Lopez nello specifico e non per sua responsabilità, ma perché pur doppiatore, è stato chiamato a parlare, in modo molto sbrigativo tra l'altro, di tutt'altro e invitato ad una esibizione canora che sapeva più di promo che essere in linea con lo spettacolo. Inoltre, da un certo punto in poi, la drammaturgia, il testo, l'esibizione o come vogliamo chiamarla, diventa eccessivamente autoreferenziale perdendo il fascino iniziale, perché si allontana dal tema. Per cui se rimangono innegabili la bravura e le capacità di Maggi, così come anche quelle della sua compagnia di lavoro, lo spettacolo non convince del tutto.

Teatro Belli - Roma

08 / 03 / 2017

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