Il germoglio del male cancella l'antica inesorabilità del destino
di Maria Lucia Tangorra;
I demoni;
Testo di: Fëdor Michajloviè Dostoevskij, adattamento originale di Peter Stein;
Regia: Peter Stein;
Cast: Andrea Nicolini, Elia Schilton, Maddalena Crippa, Maria Grazia Mandruzzato, Ivan Alovisio, Alessandro Averone, Rosario Lisma, Fausto Russo Alesi, Irene Vecchio, Franca Penone, Pia Lanciotti (con I. Alovisio nella foto di scena di Tommaso Le Pera), Franco Ravera, Paolo Mazzarelli, Paola Benocci, Graziano Piazza, Giovanni Visentin, Carlo Bellamio, Fulvio Pepe, Luca Iervolino, Riccardo Ripani, Armando de Ceccon, Matteo Romoli, Peter Stein, Nanni Tormen, Federica Stefanelli, Antonia Renzella,
al pianoforte Arturo Annecchino, Giovanni Vitaletti, Massimiliano Gagliardi;
«[...] Allora gli spiriti maligni chiesero con insistenza a Gesù che permettesse loro di entrare nei maiali; ed Egli lo permise. I demoni allora uscirono da quell'uomo ed entrarono nei maiali» (dal Vangelo di Luca, VII, 32-33 ndr). I demòni aprono e chiudono il romanzo di Dostoevskij, dominando le esistenze con una presenza onnisciente, ora esplicitata ora sotterranea, ma costantemente capace di pilotare le inclinazioni/deviazioni dell'animo umano.
Sin dalle prime pagine de "I demoni" è possibile percepire come lo scrittore sia ferito dalla vita; un'intima urgenza lo spinge ad esprimersi rispetto alla realtà storico-culturale e soprattutto a come l'uomo si relazioni ad essa ed ai demòni degli altri e di se stesso. Peter Stein restituisce la linea distintiva e di ricerca vitale di Dostoevskij proprio grazie al passaggio dalla letteratura alla scena viva del teatro. Ci si trova di fronte ad un allestimento non canonico, seppur non nuovo allo sperimentalismo del regista berlinese (basti pensare alla versione integrale in sette giornate del "Faust" di Goethe - Expo2000 di Hannover ndr), il quale sembra voler educare il pubblico alla sacralità del testo a tal punto da non reciderlo (pur essendo qualche taglio inevitabile) per ricreare il «tempo del romanzo» nell'arco di una «giornata teatrale» (dalle 11 alle 23 di cui 8h40' effettivi di recitazione ndr).
In gioco ci sono gli attori - i protagonisti attraverso cui i personaggi a distanza di più di un secolo possono prender forma e respiro – e gli spettatori chiamati a condividere un momento di vita e a capire insieme da dove veniamo.
Stein con atto di fedeltà verso l'autore russo sviluppa il nucleo ideologico del conflitto tra la generazione dei padri conservatori e quella dei figli reazionari inserendolo in un disegno personale di rielaborazione della visione dostoevskiana. Emblematico è il rapporto tra Pëtr Stepànoviè Verchovenskij (interpretato da Alessandro Averone ed ispirato al nichilista Neèaev, storicamente esistito) e il padre Stepàn Trofímoviè Verchovenskij (Elia Schilton), fatuo idealista, "colpevole" se il figlio, oggi, è un sovvertitore delle masse. Se nel romanzo è presente il sottotesto della colpa dei padri che si trasmette sui figli, osservare il dipanarsi delle vicende in immagini reali traduce i corsi-ricorsi storici e come il ciclo della vita riconduca ad una colpa originaria fino al limite in cui neanche il nichilismo può più vincere.
Perno del sistema dei personaggi nella macchina di passioni, conflitti psicologici, rivoluzioni e assemblee, è Nikolàj Vsévolodoviè Stavrogin (Ivan Alovisio), figlio della generalessa Varvara Petrovna Stavrògina (Maddalena Crippa), bello e sradicato, incarna il personaggio del «sottosuolo». Con una lucidità lungimirante per i tempi in cui scriveva, Dostoevskij con Stavrogin tratteggia un uomo incapace di incanalare la forza carismatica ed affabulatore-sovvertitore delle folle solo per noia. Bene e Male si confondono fino a produrre lo stesso effetto: l'annientamento verso l'altro e verso se stessi. Alekséj Nilyè Kirillov (Fausto Russo Alesi) sentenzia: «la piena libertà ci sarà quando sarà indifferente vivere o non vivere».
In quest'atmosfera tragica si intrecciano storie di uomini e di donne che si evolvono coerentemente al proprio demòne. Sarebbe riduttivo sintetizzare la trama di un affresco così diversificato dove la coscienza umana sembra essersi persa per dar spazio ad ideologie demagogiche ed egotismi; bisogna render merito, invece, alla polifonia che Stein e il folto cast di attori, musicista (Arturo Annecchino) e tecnici han saputo ricreare. Bachtin ha riconosciuto, infatti, nel romanzo una struttura a più centri dove l'idea si origina dal dialogo delle parti e qui il teatro, evocatore di emozioni, entra in campo con tutta la sua forza comunicativa.
Una prossemica variopinta di ventisei attori, coordinati dalla recitazione alla russa, suonano la partitura letteraria e intimamente realistica della vita toccando punte di straordinario lirismo come la divagazione della struggente, ma mai retorica, Mar´ja Timoféevna Lebjàdkina (Pia Lanciotti) di fronte al suo «principe» e i tentativi di disperante martirio di Kirillov.
Quasi in memoria degli antichi spettacoli greci (come durata ndr) e forte della tradizione novecentesca del tragico, una nuova prospettiva – amara – si palesa: a conclusione della parabola non c'è redenzione né espiazione né ci è concessa la catarsi degli eroi antichi.
I demòni «sono i sintomi di una malattia che ha invaso la società» (da "Intervista a Peter Stein" ndr), giganteggiano sulle pareti bianche quasi a voler schiacciare in un corpo a corpo l'individuo. Inquieta vedere(vedersi) come non siano dei fantasmi di un incubo, ma fuoriescono proprio dall'uomo.
"I demoni" di Stein, prima di essere un'operazione commerciale da kolossal, assurge alla funzione primaria dell'arte: l'incontro. Interpreti impeccabili ci fan credere alle parabole dei loro personaggi, saltando gradatamente dal brillante alla concitazione drammatica fino a sprofondare nel buio portandoci con loro in questo viaggio.
Grazie per il vostro donarvi e per aver stimolato una partecipazione vigile in chi vi guarda senza violentare lo spettatore, ma accompagnandolo nei meandri del testo e del «sottosuolo» inconscio.
Hangar Bicocca, Milano – 29 maggio 2010
Prossime date dello spettacolo:
3 e 4 luglio 2010 all'Athens Festival;
10 e 11 luglio 2010 al Lincoln Center Festival di New York;
portale di Federico Pontiero (TS)
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