IL METATEATRO: ESPEDIENTE DI RIFLESSIONE "Il gatto con gli stivali - ovvero Una recita continuatamente interrotta"
Testo di: Ludwig Tieck;
Elaborazione drammaturgica: Ugo Tessitore;
Regia: Carmelo Rifici;
Cast: Andrea Germani, Elena Ghiaurov, Gianluigi Fogacci, Silvia Pernarella, Tindaro Granata, Giuseppe Sartori, Marco Grossi, Stella Piccioni, Andrea Luini, Giovanni Crippa, Pasquale Di Filippo, Sax Nicosia, Gabriele Falsetta, Francesco Colella, Massimo De Francovich, Clio Cipolletta, Sergio Leone;
Recensione di Maria Lucia Tangorra
<<Quel che c’è di vero, in teatro, è la condivisione del gioco che, come ci insegnano i bambini, è una cosa serissima.>> Capta a pieno il senso della poetica di Tieck e di questa pièce il direttore del Piccolo Teatro, Sergio Escobar. Il regista (Carmelo Rifici), assieme all’elaborazione drammaturgica (Ugo Tessitore), decide di mettersi in discussione e con lui il mondo teatrale che costruisce, lasciandosi guidare dal sovvertimento dei canoni operato da Tieck. In scena due co-protagonisti: la favola del “Gatto con gli stivali” e il pubblico, in un gioco di teatro nel teatro. Chiara sin dall’incipit la distinzione, allocando il pubblico interattivo – il reale - nel proscenio, il Gatto – il fantastico - in prospettiva in un secondo palco; le due zone però sono immediatamente comunicanti e interscambiabili. Scena indicativa di questo surrealismo è la locanda del confine, il pubblico parlante attraverso una porta girevole (Guido Buganza) subisce una temporanea metamorfosi in animali, quasi a voler segnare il superamento del limen favolistico e il varcare definitivo di quella soglia. Intento dello scrittore romantico era denunciare il pubblico borghese del suo tempo e analizzare la logica teatrale. Un cast di giovani attori compatto dà forma perfettamente a questo. Le due posizioni del pubblico: la Sig.ra Lodoli (promettente Silvia Pernarella), applaude <<perché lo fan tutti>>, è la spettatrice sempre entusiasta di qualunque cosa le si propini, da contro-coro le fanno i coniugi Persichetti (Elena Ghiaurov e Gianluigi Fogacci) e soprattutto Seppia (Pasquale Di Filippo), il quale ostenta la sua criticità nei confronti di una rappresentazione irreale, essendo protagonista un Gatto. La prima interrompe lo svolgimento della narrazione per curiosità, a volte persino coadiuva i movimenti e i cambi di scena; gli altri interrompono perché non sopportano di assistere a una finzione. Gli attori che danno animazione alla favola sono molto versatili, assumono vari registri dal re-interpete (Massimo De Francovich), incarna il tipo che si prepara con approssimazione al proprio ruolo tanto da dimenticare le battute al comico (un versatile Giovanni Crippa), il quale richiama i pantomimi, ma anche l’indimenticabile Ollio (Oliver Hardy). Il Gatto (Francesco Colella gli conferisce un’intonazione autorevole, da grillo parlante) assurge alla sua funzione di accompagnatore nel viaggio di formazione e del suo padrone e del secondo pubblico, noi. La scelta delle musiche (Emanuele De Checchi) da “Il flauto magico” e sipari di swing da Sinatra, i movimenti di luce (Claudio De Pace) e ancor più i curati costumi (Margherita Baldoni) e l’immaginifica scenografia (Mauro Colliva) concorrono nel lasciarci trasportare in questo percorso. Noi, spettatori contemporanei, siamo richiamati a una presenza attiva e a un’interazione rispettosa. Ci si alza però con uno sguardo tenero nei confronti del povero autore (Andrea Luini), bistrattato dal suo pubblico impertinente, nelle cui mani si era rimesso fin dall’esordio, attribuendo a chi lo guarda un valore, un diritto di giudizio - <<Decidete voi>>.
Lo spettacolo è andato in scena al Teatro Studio di Milano dall'11 Marzo al 1° Aprile 2009
01 / 04 / 2009
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