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Il sentimento umano di Frankenstein


Radiografia del delitto di una mente libera che dà la vita;

di Maria Lucia Tangorra;

FRANKENSTEIN ossia Il Prometeo moderno;

Testo di: liberamente ispirato al libro di Mary Shelley ed elaborato da Stefano Massini;

Regia: Stefano Massini;

Cast: Sandro Lombardi dà viso e voce alla Creatura, Luisa Cattaneo, Silvia Frasson, Amerigo Fontani, Alessio Nieddu, Daniele Bonaiuti, Simone Martini, Antonio Fazzini, Roberto Posse;

«Ti ho chiesto io, creatore, dal fango/Di farmi uomo? Ti ho chiesto io/Di trarmi dal buio?» - Mary Shelley sceglieva questi versi de "Il paradiso perduto" di Milton come ouverture del suo "Frankenstein". Proprio questo spirito sembra muovere le scelte di rielaborazione drammaturgica di Stefano Massini per il suo "Frankenstein ossia il Prometeo moderno".
«Del testo originale mi sono sforzato di mantenere le atmosfere, i colori, la decadente freddezza dell’ultimo Settecento, optando però per una radicale rivoluzione di punto di vista: a tessere le trame della storia è stavolta la Creatura» (note di regia). Se nel testo originale era il creatore disumano a dipanare la rete del racconto-vita, nella pièce diretta da Massini, la storia è raccontata in soggettiva da colui che tutti noi conosciamo come Frankenstein (cognome di Victor ndr), ma che in realtà per il suo progenitore non ha una dignità tale da conferirgli un nome.
Nel buio della sala il sipario si apre sulla sua maschera proiettata con il volto e la calda voce di Sandro Lombardi. Domande esistenziali attanagliano l'animo della Creatura: «Chi ero io? Che cosa ero io? Da dove venivo? Dove andavo?». Interrogativi apparentemente senza risposta se non nel momento in cui tutto ha avuto inizio: la natura di un andare oltre di Victor (Daniele Bonaiuti) e la sua ferita originaria. L'atmosfera del tempo rivive tra costumi (Micol Medda, Caterina Bottai) e luoghi evocati (Laura Benzi) giocando con la multifunzionalità del piano inclinato su cui si svolge l'azione e proiezioni di ambientazione (Maddalena Ammannati, Cristina Andolcetti).
Con un continuo alternarsi dei monologhi del "mostro" e gli scorci della vita di suo "padre" - dalla sua nascita alla sua logica fine - lo spettatore viene guidato in questa ricostruzione che vede al centro l'atto del creare. Il testo scenico ci indirizza volutamente verso questa chiave di lettura, va a scardinare l'immaginario horror-gotico del mito a cui siamo stati abituati, rispettando fedelmente gli accenti dell'autrice del romanzo. Assistiamo al faticoso parto in cui Victor viene al mondo, all'incompiuto tentativo della madre (Silvia Frasson) di ritrarre il figlio - tanto che il dipinto muta col crescere del ragazzo – fino all'esperimento riuscito: "resuscitare" un cadavere grazie ad una scossa elettrica.
Victor Frankenstein, ferito dalla perdita dell'amata madre ed imbevuto della scienza, decide di superare le colonne d'Ercole della morte. Egli sfida i propri limiti per impastare un uomo di brandelli di altri uomini («Tu mi hai rubato a infiniti altri» ndr), come fosse un modo per vincere sull'inesorabilità della fine umana.
Grazie al sapiente uso di una luce caravaggesca (Roberto Innocenti) ed alle interpretazioni attoriali, si svelano luci ed ombre del delirio scientifico di un uomo per cui era necessario far nascere e secondario far vivere, condannando suo figlio alla solitudine. Ghiaccia il cuore quel rumore di un respiro non richiesto, pietrifica il suono di una verità così intima, tanto che sorge spontaneo chiedersi chi sia in fondo la bestia.
«Vita e morte erano solo barriere ideali da infrangere per riversare un fiume di luce sul nostro mondo immerso nelle tenebre».

Teatro dell'Elfo, Milano – 7 marzo 2010

Lo spettacolo resta in scena al Teatro dell'Elfo di via Ciro Menotti 11, Milano fino al 14 marzo 2010.
Per informazioni
: www.elfo.org


11 / 03 / 2010



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