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IL TEATRO PARENTI DI MILANO SI VESTE DELLE QUATTRO STAGIONI


La stagione 2009-2010 si dispiega tra il proprio stile artistico, ridente e riflessivo e accoglienza all’altro, in qualità di teatrante e cittadino

Un teatro abitato e coraggioso è quello sotto la direzione artistica di Andrée Ruth Shammah. Nella conferenza stampa di presentazione della prossima stagione, tenutasi il 23 c.m. presso la sede di via Pier Lombardo, ha confermato e rinnovato la propria essenza di teatro vissuto, che si dona e appartiene a Milano, aperto ad accogliere i teatri concittadini in difficoltà così come le ospitalità nazionali e internazionali. Lo spirito con cui il Teatro Franco Parenti ha ripreso colore nel 1997, in concomitanza con la nascita della fondazione, ed ha seminato in questi dodici anni, è il medesimo che forgia l’anima del prossimo cartellone. Sulla linea della stagione appena terminata, il programma redatto vuole essere un contributo concreto perché si possa chiudere il cerchio di sanamento dei bilanci e avviare a lunga vita questo luogo. Nonostante i vincoli ministeriali dell’anno solare, la Shammah con il suo staff è riuscita a creare le quattro «stagioni» teatrali: ragazzi terribili, Pinter e dintorni, italiana e varie-tè. Questi filoni si snodano e intrecciano lungo tutti i mesi, realizzando quel «luogo non contenitore, ma di contenuti».
Il primo, "I ragazzi terribili" ha per protagonisti gli «spiritelli» di questa sede, e non solo, che han fatto la storia dell’arte performativa: Giorgio Albertazzi, Adriana Asti, Glauco Mauri, Paolo Poli, Paolo Villaggio attraversano la drammaturgia moderna e contemporanea con adattamenti talvolta personali, preservando e difendendo un’idea pura di teatro, col tempo ridottasi a mera invenzione per la società.
La direzione pinteriana rivive con la produzione propria "L’amante" con Margherita Di Rauso e Roberto Trifirò e le ospitalità quali "Il calapranzi" di Lorenzo Costa e Ivana Monti, "Tradimenti" di Andrea Renzi con Nicoletta Braschi e "Ceneri alle ceneri" di M. Morini. I "dintorni" sono battuti da Bob Marchese in "Delirio a due" di Ionesco e da Roberto Trifirò in "Parole che cadono dalla bocca" di Beckett.
Di grande rilievo, senza togliere merito alle altre, sono le presenze della sezione "italiana", memore di racconto italiano con cui si riaprì il Pier Lombardo. Cifra stilistica comune: «la lingua non tradotta, la lingua non tradita» (ndr A. R. Shammah). Tutti gli attori, i registi che mettono in scena le rappresentazioni scelte, vi si rapportano con uno sguardo non didascalico ma colmo di rispetto e personale spessore verso una lingua che fu, come può essere Gadda ne "L’ingegner Gadda va alla guerra" interpretato da un non milanese, qual è Fabrizio Gi funi, ed anche verso codici linguistici e drammaturgici vari. Un ampio respiro accompagna lo spettatore assaporando i vari generi dalla commedia musicale con "Michelina" di Edoardo Erba con Maria Amelia Monti e Giampiero Ingrassia, alla prosa autoriale, che spazia tra il classico Pirandello con"Festa di Famiglia" alla drammaturgia lombarda in "Lulù" di Bertolazzi – nuova produzione del Parenti – e a quella napoletana di Erri De Luca in "Morso di luna nuova", percorrendo commedie e tragicommedie contemporanee: "Il popolo non ha il pane? Diamogli le brioche" di e con Filippo Timi, "Love" di Susanna Tamaro con Mascia Musy e "Persone naturali e strafottenti" di Giuseppe Patroni Griffi, regia di Shammah. Da chiusa la pièce "M.lle Molière" di Giovanni Macchia con Anna Maria Guarnieri per far da precursore al progetto Molière 2010-2011.
In ultimo, non per importanza, è curioso e caratterizzante poter illustrare la sezione "Varie-tè". La mano inconfondibile di questa direzione artistica è ancor più viva, con i nuovi talenti e le finestre sia esterofile (FocusGiappone in collaborazione col Festival Mito, il regista russo Konchalovsky con Checov, balletto africano) sia peculiari della firma di leggerezza con la profondità, singolarità di questo gruppo artistico. Ancora spazio agli spettacoli di "Al mercato" e "Ondine", con la voluta sottolineatura del regista secondo cui l’operazione di rifacimento consiste nel mettere la rappresentazione «negli umori in cui si è». Una riproposizione non passiva ma sperimentata sul singolo gioco in cui i teatranti, a maggior ragione alcuni modificati rispetto alla prima edizione, apportano il proprio sé. Fuori abbonamento spicca "Polvere di Baghdad" di Maurizio Scaparro con Massimo Ranieri, il regista porta avanti il percorso da "le mille e una notte" seminando una traccia di speranza, servendosi elegantemente di una violenza attualizzata.
I progetti di laboratorio tenuti da Laura Pasetti, Piero Maccarinelli ed Eugenio de’ Giorgi, insieme con il cinema israeliano e il Festival Uovo (marzo/aprile 2010) contribuiscono a questa stagione ricca e decisiva per un avvio al futuro. Un calendario formato da nomi di «attori amici, capaci di fare i registi, confrontarsi, gestirsi», artisti disposti a traghettare l’Arca ("Chisimb’ARCA" aprirà a settembre), che dovrebbe salvare idealmente e pragmaticamente ciò che è salvabile. Oltre a stare all’esempio di forza della Shammah e dei suoi marinai, possiamo da pubblico apportare il nostro sostegno imparentandoci a una famiglia che ha saputo creare un presente dalle ceneri del passato, senza farsi schiacciare dal peso oneroso.

Maria Lucia Tangorra

25 / 06 / 2009



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