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Il tempo dell’oblio suggella l’impossibilità di recidere il ponte col passato


"Ultimi rimorsi prima dell'oblio"

Testo di: Jean-Luc Lagarce;

Regia: Lorenzo Loris;

Cast: Gigio Alberti, Giovanni Franzoni, Sara Bertelà, Sabrina Colle, Alessandro Quattro, Paola Campaner;

Recensione di Maria Lucia Tangorra

«Un certo numero di cose da regolare», un semplice pretesto affaristico, quale l’esigenza di vendere la «seconda residenza», dà il la al drammaturgo francese Jean-Luc Lagarce per dar corpo a una riunione "famigliare", con tanto di marito, figlia minore e moglie al seguito. Il regista Lorenzo Loris porta in scena "Ultimi rimorsi prima dell’oblio", uno dei testi più drammatici assieme a "Giusto la fine del mondo" (visto nella stagione 2008-2009 per la regia di Luca Ronconi), per denudare l’incomunicabilità che percorre la nostra attualità vetusta. Pierre (Giovanni Franzoni), Paul (Alessandro Quattro) e Hélène (Sara Bertelà), a distanza di molti anni, si ritrovano per la resa dei conti nella casa di campagna, abitata dai tre nei tempi di giovinezza, in cui son stati consumati sentimenti profondi e viscerali. Pierre vi è rimasto da affittuario, gli altri due l’hanno "abbandonato" per rifare le loro esistenze. Il tempo cronologico di una giornata per deciderne la cessione, nata da un bisogno materialistico di Hélène, al termine della quale nulla sarà stato deciso. Sotto gli occhi dello spettatore scorrono delle figure congelate nei loro characteurs, un gioco delle parti che non si è spezzato, nonostante una confessione di aver mentito a suo tempo e di lei e del «l’altro», Paul.
Pierre, "l’uomo più infelice della terra", Hélène, estrema nelle sue emozioni tra la passione provata per due uomini contemporaneamente e la voglia di distruggere tutto il loro passato e infine Paul, ipnotizzato dal carisma di entrambi, cerca di mediare, ora come allora. La pièce traccia un bilancio sia di un legame ancestrale tra i tre, quasi ridondante del grembo materno, sia degli anni ‘80, richiamati dai video in bianco e nero sullo sfondo (filmati di Show Biz).
Estranei sono tra di loro i protagonisti, ingabbiati nei loro ruoli e attravero i loro stessi rimorsi. "Stranieri", malgrado il vincolo coniugale, Anne (Sabrina Colle) e Antoine (Gigio Alberti), rispettivamente la moglie di Paul e il marito di Hélène. La prima resa dall’attrice in una camminata in punta di piedi, con una gestualità sintomatica della sua insicurezza e del tentativo continuo di sentirsi a proprio agio nei loro affari; il secondo accomodante e istrionico, in linea con la formazione di "addetto commerciale". Il punto di vista più lucido è offerto dalla figlia minore di Hélène, Lise (Paola Campaner), la quale registra le frustrazioni celate o rinfacciate, i sensi di impotenza e la sterilità cui ha portato quella vita costruita.
La lingua di Lagarce rivive frammentata, animata di condizionali – "avrebbe dovuto" -, di "bisogna", di idee che gli altri si proiettano e assegnano vicendevolmente, rimbalzandosi la palla delle responsabilità. Relazioni interrotte, cariche di quello che non si riesce a dire e non si vuol vedere. La regia di Loris, supportata dal connubio tra scene (Daniela Gardinazzi), musiche (Andrea Morimina) e luci (Luca Siola), rende perfettamente questa peculiarità del giovane autore. Ventisette scene ambientate in cinque luoghi, due della casa e tre del giardino, compresenti sul palco, restituiscono i frammenti di vita. La direzione artistica punta sulle tecniche del linguaggio cinematografico montando le varie sequenze, volgendo l’attenzione a seconda degli incontri-scontri, con i restanti personaggi in background nei luoghi – rigidi su di sé, ma anche figure fantasmatiche onnipresenti nella vita di chi è in scena in quel momento. Tra assolvenze e dissolvenze, emergono l’interno con mobili in bianco e l’esterno prevalentemente in nero, senza dimenticare il particolare espediente dell’arredo da giardino arrugginito, simbolo della loro anima rosa da quella sospensione.
«Il teatro, dunque, come la fotografia, risponde al bisogno di arrestare l’istante, per farlo proprio, perché non si perda nel caos» (ndr note di regia). Il Teatro Out Off allestisce la rappresentazione sposando il fermo immagine; un testo che inevitabilmente induce a sfogliare l’album dei nostri frames, congedandoci con un probabile, definitivo, velo di oblio su quelle vite.

Lo spettacolo resta in scena al Teatro Out Off di Milano fino al 3 Luglio 2009

Per informazioni: www.teatrooutoff.it

17 / 06 / 2009



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