"Il trovatore" di Giuseppe Verdi al Teatro La Fenice di Venezia
Dodicesimo e ultimo appuntamento della Stagione lirica 2011 sarà Il trovatore di Giuseppe Verdi, terza e ultima tappa della trilogia popolare con cui il Teatro La Fenice ricorda i 150 anni dell’unità d’Italia, in scena venerdì 2 dicembre 2011 alle ore 19.00 (turno A). Il trovatore è uno dei tre grandi capolavori (assieme a Rigoletto e alla Traviata) con i quali Giuseppe Verdi (1813-1901) raggiunse la piena maturità artistica e fu riconosciuto come il massimo compositore italiano dell'Ottocento.
Andata in scena al Teatro Apollo di Roma il 19 gennaio 1853, due anni dopo Rigoletto e due mesi prima della Traviata, l’opera conobbe uno strepitoso successo, destinato ad accrescersi negli anni seguenti e per tutto l’Ottocento. La sua trama, tratta da un dramma spagnolo del 1836, El trobador di Antonio García Gutiérrez, si basa sul tradizionale triangolo tenore-soprano-baritono, ma presenta un personaggio eccentrico e anticonvenzionale tipicamente verdiano (parallelo a quelli del buffone Rigoletto e della prostituta Violetta) di grande potenza drammatica: la zingara Azucena, mezzosoprano, perno di un’allucinata azione parallela sospesa fra passato e presente.
Al centro della vicenda, ambientata nella Spagna quattrocentesca, vi è la rivalità politica e amorosa fra il potente conte di Luna e il trovatore Manrico, figlio di Azucena, innamorati entrambi di Leonora, dama della regina d’Aragona. A questa vicenda, che si conclude tragicamente con il suicidio di Leonora nell’inutile tentativo di salvare Manrico, che viene giustiziato dal conte di Luna, si affianca la progressiva rivelazione di un orribile antefatto: l’uccisione, quindici anni prima, del fratello minore del conte rapito neonato e gettato nel fuoco da una zingara determinata a vendicare la morte sul rogo della madre, accusata di stregoneria. Sfuggita alle ricerche, la zingara viene ora riconosciuta in Azucena, che il conte è ben felice di poter finalmente incarcerare, anche in odio al rivale Manrico, di lei figlio. Ma frammentariamente emerge dalla zingara un altro racconto di quell’orribile notte di vendetta: turbata da atroci visioni dell’agonia materna,per un tremendo errore gettò nel fuoco il proprio figlioletto anziché quello del conte, che allevò come proprio tacendone a tutti l’identità. La decapitazione di Manrico nelle ultime battute dell’opera è così seguita dalla rivelazione di Azucena al conte di Luna: «Egli era tuo fratello!» e «Sei vendicata, o madre!».
Vicenda notturna, solcata da bagliori di fuoco («Stride la vampa», «Di quella pira»), l’azione drammatica del Trovatore, fondamentalmente statica e caratterizzata da ampie sezioni di racconto e di evocazione, si sublima costantemente in un gesto musicale fra i più felici per ricchezza melodica e raffinatezza di scrittura. Opera di grande lirismo, con un protagonista poeta ancor prima che guerriero – ultimo grande esempio di tenore eroico e lirico allo stesso tempo –, Il trovatore accosta una grande eleganza musicale, dalla scrittura a tratti quasi schubertiana e l’orchestrazione di straordinaria precisione evocativa, a una fantasia melodica straripante che ne fa l’opera più melodicamente bella, coinvolgente e ricca dell’intera trilogia.
2, 3, 4, 6, 7, 9, 10, 11 Dicembre 2011 - Teatro La Fenice, Campo San Fantin, 1965 - Venezia
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