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IL ''VAMPIRO'' DI OGGI - «QUESTO FUTURO E' IL ROVESCIO DEL PASSATO»


di Maria Lucia Tangorra;

Dracula;

Testo di Dejan Dukovski;

Regia: Sandro Mabellini;

Cast: Stefano Scherini (nella foto di scena), Woody Neri, Jytte-Merle Bohrnsen, Marco Vergani, Stefania Medri, Laura Bombonato;

Il Teatro Litta ha deciso di chiudere la stagione 2009-2010 con una propria produzione rispolverando uno dei romanzi gotici per eccellenza all'insegna della pluralità dei codici espressivi tra essenzialità e sperimentalismo.
«Sono Dracula. La mia mente è un esplosivo che ridurrà ogni cosa in polvere. […] Sono Dracula. Non sono. Specchio, Specchio... Pessimo orpello della vanità dell'uomo. Sono il Re della mia razza. Sono l'ultimo della mia razza. […] Ho freddo. La mia mente è... Io mordo. Bevo il sangue. Io minaccio. Sono imprevedibile... Non mi sento bene. Ho il cuore malato... Qualcosa mi dice... Succhia il sangue. La vita è incerta, vale poco. Mi infastidisce l'idea della morte. Devo ancora innamorarmi. Se solo potessi morire per qualcuno. Ma non posso. Vorrei passare le ore a guardare la luna. Cantando di lei. Vorrei che ci fosse qualcosa per cui svegliarsi la notte. Donne. Dolcezza. Seta. Harem. Eunuchi. Pascià. Beati. Moschee. Sultani. Spinte. Folle. Sangue. Cuore. Senso. Senza cuore. Senza senso... Secoli che passano. Non cambia nulla. Non accade nulla. Niente è uguale... […] Io, Dracula, Duca della Transilvania, mi risolleverò dalla mia morte per vendicare con tutte le forze delle tenebre. Il sangue è la vita. E la vita è mia!». Proprio così si presenta il Dracula di Bram Stoker rimaneggiato dalla scrittura contemporanea del macedone Dejan Dukovski. Dopo aver già frequentato un suo testo ("The other side" presentato al Mittelfest 2009 ndr), il regista Sandro Mabellini opta per questa versione del vampiro con l'obiettivo di inscenare lo scontro tra Oriente e Occidente in particolare sotto l'ottica dello straniero, del "diverso" (se tale si può chiamare), dell'altro da noi che incute timore a tal punto da rappresentare un pericolo di morte.
In una scena vuota - senza quinte, con le americane abbassate – e cupa, gli ambienti della storia (su tutti il castello del Conte Dracula) prendono forma grazie all'attivazione di tubi al neon manovrati ad hoc dagli attori con cui significano uno spazio ora fisico ora mentale. Una delle immagini più pregnanti è infatti quella in cui il Conte (Stefano Scherini) passa in rassegna il suo volto attraverso la luce (frontale agli spettatori ndr), quasi a voler fornire la radiografia del male che si porta dentro insieme ai tentennamenti dell'animo (vedi l'auto-presentazione ndr).
Nella drammaturgia di Dukovski il canovaccio dell'originale (scritto nel 1897) viene rispettato, ma il taglio che colpisce e che ben emerge nell'adattamento di Mabellini è da un lato l'umanizzazione a tratti del vampiro («voglio essere come tutti gli altri»), dall'altro l'amara verità per cui nella contemporaneità non esiste una netta contrapposizione tra bene e male, i piani si sovrappongono fino ad influenzarsi reciprocamente. Il tipo di scrittura implica una recitazione vissuta con tutti gli strumenti che l'interprete possiede facendo nascere dall'interno il dipanarsi della narrazione. Si susseguono dei quadri teatrali l'un dietro e dentro l'altro, non sempre in montaggio omogeneo – scelta sicuramente indotta da una fedeltà alla scrittura frammentaria di Dukovski, ma che purtroppo penalizza in alcuni momenti la comprensione della vicenda qualora non la si conoscesse già.
L'imperativo che guida il figlio del demonio (l'etimologia del nome Dracula deriva dal rumeno DRACULEA, derivato dal sostantivo "DRAC": drago o demone in rumeno; la particella "UL" che equivale al nostro articolo determinativo "IL" e la particella "EA" significa "FIGLIO DI" ndr) ricorre puntualmente: «consumare altre vite per perpetuare la propria».
Questo specifico adattamento del romanzo grottesco metaforizza la logica del consumismo dominante nella società attuale in cui tutto, persino – o forse sarebbe più appropriato dire innanzi tutto - il corpo umano, appare vendibile ed acquistabile. Gli attori rendono questo aspetto senza volgarizzare il testo letterario, inscenando con verosimiglianza e rispetto del proprio corpo. Spicca su un cast di bravi giovani, Woody Neri eclettico nel passaggio da Van Helsing a Renfield/ Arthur/John/Morris. Da ultimo val la pena citare la "giusta misura" inserita da Mabellini: ogni personaggio ha, infatti, una canzone come strumento di comunicazione quando un'emozione è troppo forte – un escamotage in grado di smorzare i toni delle tenebre insite nell'umanità.
Come un leitmotiv-marchio nella poetica di Dukovski, echeggia il discorso di "The other side": «La stronzata più grande nella vita è come finisce. Voglio dire, la vita è dura. Costa molto tempo. E cosa ottieni alla fine? La morte. Cosa ci guadagni? Il ciclo della vita è al rovescio. […] Ti prepari per il grande evento. La vita. Non hai diritti né doveri. Diventi un neonato. Sai tutto. Tutto ti è chiaro. A ogni istante i tuoi occhi si riempiono di una nuova verità ed esperienza. Ti avvii verso la perfezione. Torni nell’utero. Passi gli ultimi nove mesi in una meditazione in assenza di gravità. Fluttui. Percepisci il senso. La verità ultimativa. E alla fine ti congiungi con l’universo. In un orgasmo» - Silence.

05 / 08 / 2010

Teatro Litta, Milano – 1 luglio 2010



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