In scena al Globe Theatre la 'Kentucky tragedy' "Poliziano"
Testo di: Edgar Allan Poe;
Regia: Riccardo Reim;
Cast: Marco Belocchi, Elisabetta Ventura, Luca Negroni, Fabio Mascagni, Giacomo Rosselli, Mario Di Fonzo , Silvana De Santis;
Recensione di Giusi Potenza
Dopo una serata dedicata all’encomiabile associazione di Medici Senza Frontiere, da ieri, 23 giugno 2009, prende ufficialmente il via, la nuova stagione del Globe Theatre, il suggestivo teatro elisabettiano interamente in legno, costruito nel 2003 nel cuore di villa borghese. Il teatro immerso nel verde, ospita da sempre commedie e tragedie di ispirazione shakespeariana. Quest’anno però, il direttore artistico Gigi Proietti sceglie di arricchire il cartellone con due eventi "eccezionali", oltre alla prima citata serata, da ieri e fino al 27 il Globe ospiterà POLIZIANO, da un testo di Edgar Allan Poe in occasione del bicentenario della sua nascita. In realtà il testo di Poe che si ispirò all’epoca ad un fatto di cronaca nera, come per altre sue opere, è stato liberamente rivisitato dalla riscrittura e regia di Riccardo Reim che ha pensato ad una lettura del testo alla luce dell'opera successiva dell’autore. Si tratta della prima rappresentazione integrale italiana di questo testo poco noto, nonché unica opera dell’autore scritta per il teatro, formato da undici scene non numerate e prive del finale, l'allestimento asseconda e sottolinea il gusto macabro e bizzarro di Poe quanto l'«orrore misterioso nato dalla nostra mente» che permea la sua scrittura. L’esperimento dello scrittore inglese, elaborato fra il 1834 e il 1843 nasce dalla Kentucky tragedy, ma è un calco di tragedie elisabettiane con un finale "non finito", ambientato nella città eterna e nell’ultimo quadro al Colosseo in una Roma post-bellica, sull'ultima tranche della grandiosità imperiale. Sulla ''Kentucky tragedy'', dunque, Poe architetta la sua trama drammatica, proiettandola però lontana nel tempo e nello spazio, incentrandola sulla contraddittoria e evanescente figura del protagonista, la cui ambiguità è già indicata dal nome, "Poliziano", direttamente ispirato al poeta italiano, investito però di un titolo inglese, ''Conte di Leicester'' e proponendo forme di ispirazione elisabettiana (The Maid's Tragedy di Beaumont e Fletcher) e byroniana. Il risultato è una bizzarra "contaminatio", un pastiche in cui Poe percorre con assoluta libertà, riuscendo a fonderle insieme, le più svariate distanze di spazio e di tempo: l'Italia del Rinascimento, l'Ottocento americano, l'Inghilterra del XV secolo, mescolando abilmente cronaca, burlesque, melodramma, gothic story e dramma. Ma se nel testo di Poe accadono degli eventi, per cui una ragazza della buona borghesia viene sedotta e abbandonata da un politico che la allontana quando lei scopre di essere incinta e se lei dopo aver perso il bambino accetta di sposare un giovane a patto che lui la vendichi e poi insieme decideranno di morire, ecc., il testo presentato da Reim è molto meno esplicito e più ermetico. Si avvicina ai drammi di Cechov la messa in scena del regista romano, non succede niente, tutto è appena raccontato, non vediamo il matrimonio del conte, non vediamo la storia d’amore né il momento dell’abbandono, l’allestimento vive degli stati d’animo di ciò che è già successo o sta per succedere… C’è molta poesia, stralci di brani, amalgama di storie… Sono bravi gli attori ben indirizzati da una forte marca registica, nel rendere tutto questo "non succedere" con ritmo e velocità, anche fisica. Perché oltre ad essere un testo di parole è uno spettacolo fisico quello presentato al Globe, i protagonisti saltano, corrono, fanno acrobazie e combattono per mantenere alta la tensione, purtroppo manca il punto drammaturgico in cui questa tensione dovrebbe essere sciolta. È un testo difficile nella lettura che se ne dà. Come difficile è interpretare il significato di alcuni oggetti di scena non tutti funzionali drammaturgicamente, laddove di altri si parla ma non si vedranno mai…. Perché? È anche poco chiaro il perché dei costumi, si parla nel testo di Reim di conti e dame, ma tutti i personaggi sono vestiti in modo misero e trasandato, oppure come militari (ricorrente la presenza del verde militare e del crema tra i colori). Si tratta comunque di una rappresentazione interessante, sicuramente di una lettura originale ma molto curata. Tra gli interpreti si distinguono ovviamente l’esperienza di Silvana De Santis, ma anche l’efficace Fabio Mascagni, il simpatico Luca Negroni, la padronanza di Giacomo Rosselli e poi tutti gli altri puntuali nel proprio ruolo a parte qualche battuta un po’ troppo urlata qua e là.
Lo spettacolo resterà in scena, al Globe Theatre di Roma, fino al 27 Giugno 2009
Per informazioni: www.globetheatreroma.com
24 / 06 / 2009
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