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Incontro Aristofane/Latella e il pubblico si divide


Le nuvole;

Testo di: Aristofane;

Regia: Antonio Latella;

Cast: Marco Cacciola, Annibale Pavone, Maurizio Rippa, Massimiliano Speziani;

Al teatro Argentina di Roma il celeberrimo commediografo greco Aristofane portato in scena dal celebre regista Antonio Latella, dopo la presentazione in anteprima al festival di Spoleto la scorsa estate. L’incontro tra questi due protagonisti del teatro risulta insolito e divide l’opinione pubblica, non tutti apprezzano una lettura così moderna di un testo così "antico". In realtà, Latella rispetta il testo tradotto da Letizia Russo e ne rimane alquanto fedele seppur asciugandolo di alcuni personaggi che permangono, nonostante per la messa in scena si sia avvalso di soli quattro, preziosissimi interpreti Marco Cacciola, Annibale Pavone, Maurizio Rippa, Massimiliano Speziani. Certo però che in sala, approfittando dell’intervallo, qualcuno, tra gli spettatori, si alza scegliendo di non far ritorno alla propria poltrona, sarà perché gli attori si insinuano continuamente in mezzo al pubblico, scendendo in platea o comparendo nei palchi? Non credo, è nella tradizione della scrittura greca, chiamare lo spettatore a testimone degli avvenimenti, renderlo partecipe, coinvolgerlo; sarà l’apparizione degli scheletri che scivolano giù in pose equivoche, rimanendo presenza imponente sulle teste degli attori? Anche questo sembra improbabile, visto che quand’anche come scheletri, non sono altro che la rappresentazione di stati umanissimi; o potrebbero essere il tutù nero, le piume di struzzo, le scarpe da clown e il naso rosso con le quali gli illustri personaggi sono presentati dal regista? Non può essere neanche questo, se si considera che già Aristofane propose questa commedia come satira alla filosofia sofista di Socrate, facendole in qualche modo il verso e prendendola poco sul serio, per cui una lettura che vede Socrate, discepoli e personaggi che vi si affidano, tutti pagliacci e buffoni, non è così lontana dalla volontà dell’autore; ma allora sarà perché una commedia greca è stata trasformata in rivista, in cabaret? Può darsi, visto che per quanto risulti divertente, l’allestimento strizza l’occhio al pubblico eccessivamente a tratti, avvalendosi di sketch troppo finalizzati a far ridere… fatto sta che gli attori sono molto bravi e convincenti cimentandosi in siparietti, battutacce, balletti improbabili e canzoncine, fino agli assolo ben più seri di Rippa, poco credibili nella loro serietà se interpretati da un uomo truccato, in tutù, body e calzamaglia anche quando sorridendo meno canta "Povera Patria" di Battiato. E saranno anche le offese dirette, le parolacce con le quali il pubblico viene apostrofato… ma poco male, ci si ride su e si continua a seguire la schermaglia filosofica tra il "discorso esatto" e quello "sbagliato".
Aristofane dedica a Socrate questa sua commedia e lo fa attraverso i personaggi di Strepsiade, di suo figlio Fidippide e di Socrate. Nel testo, Strepsiade rimpiange la vita semplice che conduceva prima del matrimonio con un’aristocratica, dalla quale ha avuto il figlio Fidippide. Costui ha ereditato dalla donna cattive abitudini e inclinazione al lusso, facendolo sprofondare nei debiti, così l’uomo cerca di convincere il figlio ad entrare nel "pensatoio" socratico, per apprendere la pratica della dialettica allo scopo di convincere i creditori di non aver ragione di pretendere alcun denaro; decisione che gli si ritorcerà contro. Commedia senza tempo, Le nuvole racconta il perenne conflitto tra generazioni e l’incertezza di una società che ha smarrito il senso del giusto. Antonio Latella sceglie di metterla in scena con l’intento di renderne pienamente ricchezza, versatilità e soprattutto attualità: «Le nuvole - scrive Latella - sono tutto e non sono niente, sono i nostri desideri e le nostre paure, le nostre gioie e i nostri orrori, e diventano tutto ciò che vogliamo ma non potranno mai essere, mai esistere, eppure sono indistruttibili, come i pensieri, le idee».
Se qualche trovata è molto originale e risulta apprezzabile, come le citazioni cinematografiche, le allusioni politico-sociali, la parodia del duce che fa il discorso corretto, la presenza degli scheletri nei quali ognuno vede ciò che vuol vedere, l’improbabile valletta dal sorriso standard che presenta i due ospiti d’eccezione (i discorsi), la scena spoglia con l’ingresso al tempio del sapere (che diventa sempre più piccolo) rappresentato da un mini sipario, quasi una tenda da circo, che punta sia a rendere l’idea di meta teatro, sia a richiamare la presenza in quel circo dei clown-filosofi, altri aspetti risultano un po’ troppo calcati rasentando il ridicolo. Grande plauso in ogni caso ai quattro protagonisti, versatili e infaticabili, soprattutto Marco Cacciola e Massimiliano Speziani chiamati ad arricchire i propri personaggi di diverse sfumature tutte efficaci, vivaci ed esilaranti, ma anche il convincente Annibale Pavone nel ruolo di un vecchio scettico e audace, nonché la divertente interpretazione di Maurizio Rippa accompagnato dalla sua splendida voce.

Giusi Potenza

Lo spettacolo resta in scena al Teatro Argentina di Roma fino al 31 Gennaio 2010. Per informazioni: www.teatrodiroma.net

28 / 01 / 2010



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