Incontro su Rahel Levin Varnhagen a Palazzo Lomellino di Genova 
L'AMS Architettura Modernità Scienze organizza un incontro su Rahel Levin Varnhagen
Genova, Palazzo Lomellino in Via Garibaldi, 31 gennaio 2009 ore 17,30
"Rahel, una donna ebrea ai tempi di Goethe"
introduzione di Cosimo Schinaia e Palma Severi
parlerà Anna Ferruta psicanalista
Francesca Faiella leggerà alcuni brani del libro "Nel mio cuore un altro paese" collana Judaica edizioni ECIG
Nella Berlino di fine Settecento ebrei privilegiati, principi, diplomatici e intellettuali di grande prestigio si incontrano nel salotto dell'ebrea assimilata Rahel Levin: da Friedrich Schlegel a Schleiermacher, da Wilhelm e Alexander von Humboldt a Heine e Carl Maria von Weber. Lei, "priva di grazia" e di mezzi economici, personalità inquietante e precorritrice, appassionatamente illuminista, selvaggia e imprevedibile, coglie i fermenti di un'epoca in tumultuosa trasformazione affascinando tutti con la verve della sua conversazione e facendo del suo salotto un luogo di valorizzazione delle differenze, di scambio creativo e di autoanalisi. Ma la "maledizione" di essere nata donna ed ebrea le impedisce di sentirsi accettata e amata. Per uscire dall'isolamento intcriore forza, dunque, lo spazio fisico e limitato del "salotto" intrattenendo fittissimi rapporti espistolari con centinaia di interlocutori: migliaia di lettere, diari, aforismi, appunti; straordinarie testimonianze che Rahel Levin Varnhagen ha lasciato/ in pagine e pagine spesso poco decifrabili, lacerate, macchiate, nascoste, perdute e poi ritrovate, con affetto ricostruite prima dal marito, Karl August Varnhagen, poi, con pazienza e rigore filologico, dagli studiosi che, nell'arco di parecchi decenni, hanno seguito le peregrinazioni di questo enorme corpus di scritti, finalmente approdati a Cracovia. All'interno di una produzione di squisita fattura letteraria - testi scaturiti "da un cuore ferito" - i diciotto sogni, annotati qua e là nelle lettere e nei diari e qui pubblicati per la prima volta in Italia, forniscono al lettore di oggi una chiave interpretativa assolutamente straordinaria: Freud non è ancora nato, ma Rahel sa analizzare perfettamente i contenuti dei suoi sogni, il disvelarsi delle inibizioni, le pulsioni negative. "In sogno sono desta", osserva; proprio attraverso la nebulosità del sogno riesce ad accettare la propria alterila mediandola con una realtà che la vincola a un ruolo in cui non può riconoscersi. Solo "l'ombra di un sogno", dunque, il breve attimo senza confini temporali in cui la coscienza è come sospesa, le consentono di sopravvivere.
INGRESSO LIBERO
27 / 01 / 2009
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