L'assurda realtà sociale a Teatro 
Dal 10 febbraio all'1 marzo 2009, il teatro di Beckett/Pinter sarà in scena presso la Fondazione Teatro Due di Parma, e affronterà il tema “crudele” della distruzione dell'identità dell’uomo, della fragilità e sottomissione di quest’ultimo ad un sistema sociale ambiguo. Beckett/Pinter
Catastrofe di Samuel Beckett; Il bicchiere della Staffa, Il linguaggio della montagna, Il nuovo ordine mondiale di Harold Pinter;
Perfetta sintonia tra i due artisti negli anni ’60, anche se Pinter, straordinario nell’ unire l'astrattismo e il realismo, divenne sempre più politico, utilizzando il teatro come strumento di denuncia e riflessione al tempo stesso. Beckett, invece, emblema del teatro dell’assurdo, è facilmente riconducibile alla progressiva perdita dei comuni riferimenti e dei ruoli. Pinter usa uno stile tutto suo che potremmo metaforicamente considerare come un ponte che collega due luoghi lontani, due modi di fare teatro completamente distinti tra loro: quello realista tipico del ‘900 e quello surreale di Beckett, che si avvicina al suo stile. Alcuni elementi isolati delle sue opere sono profondamente realistici, ma la combinazione è totalmente surreale. Sebbene nelle opere di Pinter si alternino dialoghi che hanno dell’assurdo, pause e silenzi, che servono a rappresentare un mondo in cui presente e passato convivono, con un metodo molto vicino a quello di Samuel Beckett, il tipo di interesse sociale che Pinter propone, specialmente nella psiche dei suoi personaggi, è molto vicino alla tradizione del diciannovesimo secolo. Due figure che donano emozioni reali ad un pubblico che è “costretto” ad analizzare se stesso e il mondo che circonda il proprio IO. Quello che Pinter divide con Beckett è una verità scomoda in un'età consumista: che tutti i soldi, tutto il successo, tutto il nazionalistico o l'orgoglio razziale, tutta la condanna nel nostro sociale, tutti i possessi che noi possiamo avere, tutti i bambini che vengono al mondo, non possono riempire l'abisso che noi fingiamo di ignorare ogni giorno. Affrontare e cercare di colmare questo abisso è l’assurdo teatrale dei due registi.
Alessandra Ronza
03 / 02 / 2009
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