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L'esistenza di Dona Flor si mescola in un piatto saporito dal gioco tra al di quà e al di là


di Maria Lucia Tangorra;

Dona flor e i suoi due mariti;

Testo di: Jorge Amado;

Regia e adattamento: Emanuela Giordano;

Cast: Caterina Murino (nella foto di scena con Calabresi e Sermonti), Pietro Sermonti, Paolo Calabresi, Simonetta Cartia, Claudia Gusmano, Serena Mattace Raso, Laura Rovetti;

Su un'atmosfera sacrale, in pieno rispetto per il defunto – pur non meritandoselo secondo Dona Rosilda (Serena Mattace Raso), madre di Flor – si apre il sipario della e sulla vita di Dona Flor (Caterina Murino).
Liberamente tratto dal romanzo di Jorge Amado "Dona Flor e i suoi due mariti" (1966), la regista Emanuela Giordano decide di adattare all'impianto teatrale un libro complesso da trasporre per la sua copiosità e "trattatistica" della cultura brasiliana.
Si potrebbe affermare che tutto ricomincia dalla morte. Vadinho (Pietro Sermonti), il primo marito di Flor, sessualmente gioioso, muore in pieno suo stile: imprevedibilmente. La maestra dei fornelli entra in uno stato di stretta vedovanza, interrotto solo dalle incursioni delle vicine di casa: Dona Norma (Simonetta Cartia), Donna Gisa (Claudia Gusmano) e Donna Dinora (Laura Rovetti). Le tre amiche sono «voci, consigli, chiacchiere, dicerie, calunnie, illazioni, riti magici, cordogli ed esultanze» (note di regia), sono il commento esterno sulla propria intima vita, ora di sottofondo ora ingerente. Dopo otto mesi di sofferenza lacerante, Flor si risposa con «un vero gentleman», il farmacista Teodoro (Paolo Calabresi) - unione indotta dalle tre comari e benedetta dalla madre, emblema della forma mentis piccolo borghese. Il secondo marito, morigerato, rassicurante, rappresenta sì l'uomo degno di essere mostrato agli altri, ma non ha il fuoco della passione del primo, tanto da regolare persino i giorni della settimana e l'ora in cui scambiarsi momenti d'amore. Dona Flor grazie allo spiritello in carne ed ossa di Vadinho riuscirà a salvaguardare la coppia, trasponendo ciò che di positivo possedeva quell'affascinante mascalzone in un'unione a trois.
La pièce si dimostra fedele allo spirito di Amado, il quale ha scelto coraggiosamente di parlare «per chi non ha voce», offrendoci un ritratto delle donne realistico e poetico, dando spazio letterario all'umano femminile in tutte le sue sfaccettature. Sembra, infatti, che per mezzo dell'amore Dona Flor percorra il suo cammino di formazione, suggerito anche dalla cantilena di passaggio di stato declamata dalla schiera del vicinato, da «povera donna» si trasforma in «fortunata donna».
Nello sposalizio con la musica dal vivo, seducente e divertente, della Bubbez Orchestra, le tre interpreti appaiono come le vere protagoniste della storia per la forte presenza scenica che dimostrano di possedere. Coordinate quando fungono da coro tragicomico nel presagire ciò che accadrà - quasi fossero un prologo moderno, affiatate spettatrici nel parteggiare per Flor e deus ex machina nel dipanare il filo della vita altrui. Molto "appetitose" le prove di Sermonti e Calabresi: il primo cavalca l'ironia beffarda che trapela dalla lingua di Amado restituendo il giusto brio al suo personaggio; Calabresi manifesta la sua professionalità nell'affrontare un uomo così pedante con tono farsesco. La protagonista, invece, non riesce a conferire a tutto tondo il dolore e la freschezza di Flor, chiudendosi in un tono poco colorato di quell'esotismo che tanto ben affresca lo scrittore brasiliano.
Degna di nota l'operazione di non rappresentare il lato violento del primo marito, optando per illuminare il buono che un uomo vizioso può insegnare ad una donna onesta e fedele.
I due atti conducono lo spettatore da un realismo socio-culturale ad uno più fantasmatico, ricreando un luogo che ognuno di noi ha in memoria. Con tre pannelli video (Claudio Garofalo) ed un fluido movimento di cambi di scena si attraversa un luogo, «Bahia ma diventa anche una Genova, una Napoli, o una Palermo dei primissimi anni sessanta. Una città di mare, solare e segreta al tempo stesso, dove il quartiere è ancora teatro della vita» (note di regia).
Sorge spontaneo, dopo un matrimonio "paradossale", domandarsi quale sia la «cruda verità» dell'idillio perfetto nel rito del teatro ed in quello della vita.

Teatro Manzoni, Milano – 5 febbraio 2010

Lo spettacolo resta in scena al Teatro Manzoni di Milano fino al 28 febbraio 2010. Per informazioni: www.teatromanzoni.it

Proseguirà la tournèe fino al 31 marzo 2010

1 marzo: Piossasco (TO), Teatro il Mulino
2-3 marzo: Lugano, Teatro della Cittadella
4-5 marzo: Alba (CN), Teatro Sociale
6 marzo: Cittadella (PD), Teatro Sociale
7 marzo: Adria (RO), Teatro Comunale
9 marzo: Cuneo, Teatro Tosselli
10 marzo: Alassio (SV), Palassio L.Ravizza
11 marzo: Luino (VA), Teatro Sociale
12-13 marzo: Genova, Teatro Politeama
14 marzo: Pietrasanta, Teatro Comunale
15-16 marzo: Foggia, Teatro Giordano
17-18 marzo: Taranto, Teatro Orfeo
19 marzo: Andria, Teatro Astra
20-21 marzo: Salerno, Teatro delle Arti
23-28 marzo: Torino, Teatro Alfieri
30 marzo: Maiolati (AN), Teatro G. Spontini
31 marzo: Avezzano (AQ), Teatro dei Marsi


10 / 02 / 2010



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