Nell’allestimento firmato da Paolo Valerio e Piermario Vescovo, esperto di Letteratura Teatrale tra il cinquecento e il settecento e docente di Letteratura Teatrale Italiana all’Università di Venezia, per l’Estate Teatrale Veronese, a ricoprire il ruolo di Petruccio, protagonista maschile della commedia, sarà Natalino Balasso attore veneto noto al pubblico per le molteplici interpretazioni teatrali, cinematografiche e televisive.
Al suo fianco, la bisbetica Caterina sarà interpretata da Stefania Felicioli, attrice veneziana di grande carattere, apprezzata da pubblico e critica, che ha lavorato con i più grandi registi italiani, tra i quali De Bosio, Castri e la Comencini.
Oltre a loro un cast tutto formato da attrici del Teatro Stabile di Verona, con la partecipazione anche di attrici provenienti dall’Accademia del Teatro in lingua veneta, ideata dall’Ass.ne Amici del Castrum.
Non ci dovrebbero essere problemi di sorta per la legittimità di tradurre in un impasto dialettale o linguistico veneto, un testo shakespeariano. E’ un’operazione, del resto, autenticata per altre tradizioni teatrali italiane da esempi di prima grandezza, anche nello scorcio del secolo appena chiuso.
Le ragioni di una scelta di questo tipo si addice, di solito, alla necessità di dare materialità allo stile alto o di far di nuovo percepire la mescolanza di stili e livelli, spesso cancellata dall’abitudine e dalla routine scenica. Probabilmente infatti la prima esigenza di ogni traduttore shakespeariano è di tentare di dare uno spessore – che sembra impossibile nell’italiano – a una lingua che ha insieme la concretezza del parlato e l’astrattezza della combinazione concettosa.
In questo senso un’interessante suggestione ci arriva da molto lontano: quasi cinque secoli prima della poesia in veneto del Novecento, la lingua con cui Ruzante metteva in scena i contadini diventa infatti – nella Lettera all’Alvarotto – la lingua del sogno, contrapposta all’italiano della veglia, quella, tra l’altro, in cui parlano i morti.
Una lingua sicuramente adatta ai fantasmi e alle ombre del teatro, alla vita come recita.
Dal 19 al 21 Marzo 2010 - Teatro Dehon, via Libia, 59 - Bologna
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