La complessa musica di G. Gershwin vibra nei multietnici corpi del duo Montalvo/Hervieu Il sipario del teatro Romolo Valli di Reggio Emilia, sabato 16 gennaio, si è alzato su Good Morning, MR Gershwin presentato dal duo Montalvo/Hervieu, uno spettacolo - omaggio alla vita, alla carriera e ai temi che hanno ispirato la musica di George Gershwin. La compagnia di Josè Montalvo e Dominique Hervieu, fondata nel 1988, ha definito la propria identità coreografica nello scenario europeo, perseguendo un preciso "modus operandi": costituire un’"ensemble" eterogeneo di giovani danzatori con differente fisicità e formazione, i cui corpi in movimento convivono armoniosamente, sprigionando una danza divertente, frizzante e disinvolta che infrange i codici e le convenzioni dei vari stili e tecniche che costellano l’universo di Tersicore. L'unione tra le composizioni di Mr Gershwin ed il mondo della danza lo si può definire come un matrimonio ormai consolidato in tutto il corso del Novecento, e piecès come Who Cares? di G. Balanchine ne sono una dimostrazione. Del resto, non va dimenticato che la musica di questo americano dalle origine russe e che contamina lo stile classico al jazz, non è solo un’icona di un'America degli anni 30' segnata dalla Grande Depressione e in lotta contro la discriminazione razziale sullo sfondo di una New York in via di sviluppo, dove Broadway rappresentava il sogno e l'evasione, ma appartiene a tutta l'umanità. Il suo repertorio, ricco di melodie caratterizzate da una corposa liricità - come Summertime e The Man i Love, da ritmi "swing" e "ragtime" e da soluzioni timbriche di elegante dinamismo - come I'got rhythm, oltre che invocare alla danza e a qualunque genere di ballo, scorre ormai nelle nostre vene. Il duo Montalvo/Hervieu, che aveva già nel 2008 omaggiato il noto compositore con una personale rilettura di Porgy and Bess, si propone questa volta e con questo spettacolo, che si presenta con un "Buon Giorno" al musicista, di evidenziare quella complessità ritmica, nutrita di quei valori sociali che hanno accompagnato la generazione del suo tempo. Nonostante la piecè scorra nei suoi 85 minuti senza sosta, è possibile, tuttavia, distinguerne due parti: una prima divertente, frizzante e densa di humor, ed una seconda che invece da voce alle sofferenze, alla rabbia e all'indignazione dei neri d'America e che probabilmente riprende il Porgy and Bess di cui sopra. La proiezione di un enorme acquario, dove dentro galleggiano e danzano, su di un castello di sabbia i danzatori, funge da scenografia e da collante alle varie scene. Ed è con questa immagine che lo spettacolo ha inizio ripercorrendo le varie tappe di Gershwin, dai suoi esordi a Tin Pan Alley, alle vie di Manhattan a quelle di Broadway, rievocate da una costruzione di un tipico portone su una strada newyorkese. Nella prima parte l'assemblaggio registico procede per aggregazioni di frammenti danzati in alternanza a quelli più teatrali. Le coreografie, costruite su momenti corali d'unisono e virtuose sessioni solistiche di breakdance, hip hop e tip tap che convivono insieme a quelle combinazioni tecniche, tipiche della danza classica, risultano vivaci e di forte impatto dinamico. Emerge così un danza policromatica, peculiare del multietnico "ensemble" Montalvo/Hervieu, dove i danzatori dimostrano una versatilità ineguagliabile, poiché capaci di passare con disinvoltura da un registro all'altro. Esilaranti sono i momenti teatrali, dove una donna dalle forme corpulente in preda alla sua linea è combattuta da un bignè al cioccolato, oppure un'altra che in attesa dell'uomo della sua vita intona The Man i love con dei gorgheggi. Il tutto prosegue ininterrotto, in un dialogo continuo tra le immagini proiettate nel grande acquario, spesso identiche a quelle in scena, e le coreografie fino a quando la figura di un bimbo di colore, senza audio e in "rallenty", esplode in un lungo pianto. Sono lacrime di dolore e sdegno di un'intera popolazione che subisce la discriminazione sociale del tempo e che urlano nella musica di Gershwin. La partitura in questo frangente abbandona i toni frizzanti per fare posto a quelli più grevi e tristi, dove i virtuosismi pianistici sembrano essere un canto liberatorio di una crudele ingiustizia. La scena ricalca l'ambientazione di strada di una metropoli, mentre in coreografia dominano le soluzioni tecnico-stilistiche dell'hip hop e della breakdance. Nell'acquario scorrono le immagini di volti diversi, segnati ognuno da una storia particolare, mentre sulla scena la danza incalza e non molla la lotta. In progressione i danzatori occupano lo spazio per dare vita ad un unisono dirompente, quando pian piano il castello di sabbia si frantuma e l'immagine del bimbo di colore torna, ma questa volta sembra essere vittorioso, pieno di speranze e con un grande sorriso.
Cristina Squartecchia
21 / 01 / 2010
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