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LA MALATTIA DELLA FAMIGLIA M in scena al Piccolo Eliseo Patroni Griffi di Roma


Testo di: Fausto Paravidino;

Regia: Fausto Paravidino;

Cast: Fausto Paravidino, Jacopo-Maria Bicocchi, Iris Fusetti, Emanuela Galliussi, Nicola Pannelli, Paolo Pierobon, Pio Stellaccio;

"Nell’autunno del 2000, mentre ero a Bolzano per le prove di "2 Fratelli", una piccola tragedia che avevo scritto due anni prima, mi capitò di leggere un lungo articolo dove Marquez riportava una citazione non sua: "Un racconto è una freccia scagliata contro un bersaglio, un romanzo è andare a caccia di conigli." Pensai che "2 Fratelli" fosse una freccia scagliata contro un bersaglio e che La Malattia della Famiglia M fosse andare a caccia di conigli.
La Malattia della Famiglia M è una commedia che ho scritto tra il ’99 e il 2000 su commissione del Premio Candoni - Arta Terme. Ho impiegato alcuni mesi a scriverla: invece di partire dall’inizio e precipitare verso la fine in pochi giorni, ho lasciato trascorrere lunghi intervalli di tempo tra una scena e l’altra, rimanendo in placida compagnia dei miei personaggi. Ne è venuta fuori un’opera con un andamento molto morbido, dove i personaggi sono delle persone che si fanno conoscere piuttosto bene, mentre le scene sono soggette a frequenti cambi di registro e denunciano la loro provenienza da momenti diversi.
C’è una storia famigliare che riguarda due sorelle, un fratello, un padre malato e l’assenza di una madre. Questa famiglia ha una malattia, dice il titolo. Forse ne ha più d’una. C’è un padre che vive una malattia clinicamente non specificata che lo sospende dalla possibilità di esercitare l’autorità e che lui usa come arma e come scusa. C’è il lutto dell’assenza della madre che pesa su questi personaggi come una colpa e procura loro una vaga tristezza della quale tutti si accusano a vicenda. Ci sono poi due amici, Fulvio e Fabrizio, che interagiscono con questa famiglia e involontariamente portano la farsa tra questa gente triste: hanno il buon gusto di innamorarsi entrambi di una delle due sorelle e vanno a fare la commedia degli equivoci a casa di Ibsen senza mai accorgersi di avere sbagliato indirizzo. C’è poi un medico che si presenta come narratore e che vorrebbe raccontare la storia da testimone esterno ma poi verrà risucchiato dentro di essa. Mi piace che il punto di vista sia quello di un medico. Mi piacciono i medici e i loro punti di vista.
Quando si è trattato di tradurre in Inglese La Malattia della Famiglia M, è venuto fuori che quell’endecasillabo in Inglese non funzionava bene; "Family Favourites" non era male, poi abbiamo guardato qual era la prima battuta di dialogo. "Tu mi ami?". "Do you love me?" non era un brutto titolo perché vale sia per "mi ami?" che per "mi vuoi bene?" Togliendo questa sfumatura italiana di differenza di significato ci si accorge che i personaggi della commedia non fanno altro che girare intorno a quest’unica domanda. E se lo fanno è perché sono così incerti della risposta da temere che sia negativa. Hanno paura di non amare il fidanzato, i fratelli, il padre…
L’assenza di genitori fisici e spirituali obbliga questi personaggi ad una libertà e ad una responsabilità che loro vedono solo vestita da solitudine, e l’unico rimedio a questa solitudine è quel ‘volersi bene’, troppo invocato perché possa concretizzarsi con la naturalezza con la quale appunto ci si vuole bene.
Scrissi il testo nel 2000. Non l’ho mai voluto mettere in scena in Italia nell’attesta di essere pronto per farlo. Che ci fossero le condizioni giuste. Che si manifestasse l’attore perfetto per questo o quel ruolo. Ho protetto questo testo dalla messinscena perché gli ho sempre voluto quel bene astratto di cui parla la commedia. Ora ho accettato di farlo. Essere pronti non è tutto". (Fausto Paravidino)

Dal 25 Novembre al 13 Dicembre 2009 - Piccolo Eliseo "Patroni Griffi", via Nazionale, 183 - Roma

Per informazioni: www.teatroeliseo.it

19 / 11 / 2009



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