La ricerca teatrale di Peter Brook in 'WARUM WARUM' 
Testo di: Peter Brook, Marie-Hélèn Estienne;
Regia: Peter Brook;
Musiche: Francesco Agnello;
Cast: Miriam Goldschmidt;
“Il buon teatro non è diverso dalla vita, con un’eccezione: ti offre la possibilità di guardare la vita da una prospettiva chiara. Il teatro è uno specchio della vita, uno specchio molto limpido”. Peter Brook è un artista considerato tra i più autorevoli creatori teatrali della scena mondiale, le cui leggendarie messe in scena di Shakespeare hanno rivoluzionato la prospettiva sul drammaturgo inglese. La sua ultima opera «Warum Warum» (perché, perché) fa parte di una serie di lavori di ricerca, Peter Brook ormai ottantatreenne, non si stanca mai di indagare le radici della sua arte: la verità del gesto, la cultura, il bene dell’uomo, i valori dello spirito, nella difesa contro le menzogne, nel qui ed ora ... e questo suo secondo spettacolo in lingua tedesca, è una ricerca quasi liturgica sull'origine e lo sviluppo del processo teatrale: rendere visibile ciò che è presente, fare materializzare sul palco ciò che è vivo . Il testo è costruito su alcuni brevi testi di illustri esponenti delle avanguardie teatrali del primo Novecento: si riconoscono così dei brani dell’inventore del “metodo” Kostantin Stanislavski, del profeta del teatro della crudeltà Antonin Artaud, del teorico della "supermarionetta" Gordon Craig, dell'inventore della biomeccanica Vsevolod Mejerchol'd, dell'attore-pedagogo Charles Dullin, mescolati con riflessioni di Zeami, il padre del teatro NŌ e con frammenti di diverse opere di Shakespeare. Ma è complesso parlare dei maestri del novecento, il valore di “invenzione” del loro teatro non si limita a spettacoli che rimangono nei libri di storia, bisogna guardare oltre, nella vita, magari in teatri distanti che non hanno conosciuto le opere in questione. Scopriremmo probabilmente alcune radici che vengono da lontano, ma che ancora parlano del presente. Si può dire che Brook sia stato uno dei primi ad avvertire quanto l'aria di un certo teatro cosiddetto ufficiale e “tradizionale”, possa essere asfissiante, i suoi spettacoli hanno stupito il pubblico per lo stile anticonformista e provocatorio, fondato sulla riscoperta della fisicità degli attori, secondo l’esempio di Artaud e Grotowski. Dopo il riconoscimento ottenuto in Inghilterra nelle scene commerciali, decise di mollare tutto o quasi per assecondare il richiamo di un'urgenza, che lo portò a fondare un centro di ricerca a Parigi e successivamente a partire per anni di studio in Africa, oggi continua a meravigliarci la rarefazione estrema dei suoi lavori, il minimalismo e la straordinaria capacità degli attori di “essere”, praticamente da soli, lo spettacolo. Avvalendosi difatti della pura fisicità di una sua attrice storica Miriam Goldschmidt, in uno spazio vuoto dove quello che conta è l’arte dell’attore e dove la regia quasi scompare, con “Warum Warum” Peter Brook ricompone in scena la vita di Mejerhold sulla base di diversi testi ed esperienze del suo vissuto,anche se non si evince facilmente dallo spettacolo. Vive invece in scena una lunga riflessione, certo proposta da una grande attrice, che abbandona i canoni teatrali finora seguiti. Non vi è dialogo né narrazione, il testo o canovaccio – nel quale ci si scaglia con ironia contro le idee conservatrici sul teatro – ha forme e struttura diaristiche. Non vi è dunque finzione e l’attrice è vestita con un abito elegante, non con un costume di scena: con uno sciarpone rosso sulle spalle, intorno al collo uno portafortuna, sulla testa un turbante. Al suo fianco, un musicista suona un misterioso e affascinante strumento, le musiche sono scritte ed eseguite dal vivo dal siciliano Francesco Agnello che suona lo hang, (strumento metallico, di forma rotonda e aspetto orientale ma che ha in realtà origine Svizzera), mentre il teatro sembra animarsi di vita propria quando giungono sul palco una sedia, messaggi su fogli di carta, una sagoma di legno che potrebbe essere l'intelaiatura di una porta… L'intento da cui nasce l'operazione teatrale che diviene via via sempre più esplicito, è quello di tracciare una sorta di interrogativo autobiografico sulle ragioni del fare teatro. Ma l'utilizzo di citazioni ispirate a stili di scrittura del tutto diversi e l'ordine spezzettato, con cui la drammaturga Marie-Hélène Estienne ha composto il variegato "montaggio", rendono ardua la ricostruzione di un tragitto verso un senso omogeneo. Restano sprazzi di domande sulla natura dell'identità dell'artista, e l'apologo finale che dà sostanza a quell'unico quesito posto come un estremo suggello: "perché?", d’altronde Brook non è certo il primo a proporre una drammaturgia “non teatrale” e qui mostra il processo artistico come percorso di un continuo dubitare e domandare, nello scambio tra attore e pubblico. Tuttavia non vuole dare dimostrazioni, né esporre teorie, il suo obiettivo è esortare e scuotere: «L’essenziale è risvegliare ciò che è vivo». Camminando per il palcoscenico, Miriam Goldschmidt sviluppa le sue riflessioni arricchite con esempi riusciti, esclamazioni, espressioni e mimica. Fra questi la divertente imitazione di un’attrice che cerca di rappresentare la paura o di imparare ad entrare e uscire dalla scena ironizzando su un limite fra chi recita e l'uomo di tutti i giorni, si fa per istanti “possedere” dalle parole di Shylock del Mercante di Venezia, si chiede seduta di fronte al pubblico cosa sia un uomo, se perde la facoltà delle passioni: il teatro è un imbroglio, dice. Dal teatro si passa spesso a concetti più alti, arrivando fino a parlare di Dio e delle sue reazioni davanti ai continui litigi degli uomini. Nell'arco di un ora l'attrice riesce ad attraversare tutte le possibili condizioni della recitazione, da una sorta di informale colloquialità fino a un'immedesimazione che suggestiona ed emoziona, disarma anche lo spettatore più preparato, con il procedere di una narrazione che si nutre di riferimenti e citazioni che però sanno prima di tutto farsi racconto e condivisione di una passione. Se Warum Warum certo rispetto ad altri sommi capolavori di Brook e agli omaggi a Shakespeare in un certo senso perde, rimane un’indiscussa prova espressiva dell’attrice e uno spettacolo di ricerca sottile per indagare metaforicamente il teatro come via crucis o missione, rimedio o droga.
(Giusi Potenza)
Lo spettacolo è andato in scena al Teatro Palladium di Roma dal 16 al 18 Gennaio 2009.
19 / 01 / 2009
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