La rifrazione del teatro come svelamento del male "To be or not to be"
Testo di: Maria Letizia Compatangelo dal soggetto originale di Melchior Lengyel per il film “Vogliamo vivere” di Ernst Lubitsch;
Regia: Antonio Calenda;
Cast: Giuseppe Pambieri, Daniela Mazzucato, Umberto Bortolani, Stefano Bembi, Francesco Benedetto, Ilaria Zanetti,Gianfranco Candia, Paolo Cartago, Daniela Di Bitonto, Carlo Ferreri, Francesco Gusmitta, Luciano Pasini, Raffaele Sinkovic, Jacopo Venturiero, Luigi Rizzo, Filippo Cattivelli, Paolo De Polis;
Recensione di Maria Lucia Tangorra
<<Per noi il mondo inizia e finisce in teatro>>. L’asserzione di Maria Tura (Daniela Mazzucato) è la chiave di volta della pièce “To be or not to be”. Ispirato al soggetto originale di Melchior Lengyel, alla base del film “Vogliamo vivere” (1942) di Ernst Lubitsch, viene adattato oggi dalla drammaturga Maria Letizia Compatangelo, grazie al progetto del regista Antonio Calenda. La scena si apre in medias res nel gioco del teatro: la Compagnia del Teatro Centrale di Varsavia è intenta a provare il nuovo spettacolo “Gestapo”, la censura nel 1939 è ligia così castigata la messa in scena, si sceglie il classico “Amleto”. Ian Tura (Giuseppe Pambieri), vanesio primo attore della compagnia, fa del celebre monologo “Essere o non essere” il suo baluardo, nonostante sia fuori parte. Un leit-motiv del simbolico che assume varie sfumature: il la per l’incontro segreto tra il pilota dell’aviazione (Jacopo Venturiero) e la moglie Maria, induce in crisi Tura rispetto al suo savoir fair recitativo – poiché il tenente si alza proprio all’esordio del monologo, motto criptico per la spia della gestapo, ma al contempo svela il tradimento e d’amore e il doppio gioco del professor Druginsky (Umberto Bortolani). Il nazismo colpisce ancora più pesantemente la compagnia e con le misure antisemite nei confronti dell’attore ebreo, Greenberg (Francesco Benedetto), e con la chiusura del teatro. Il teatro, quello vero, si fonde tra verità e verosimiglianza tanto da assurgere alla funzione di smascheramento del male, del regime, assumendo le fattezze del totalitarismo stesso. Ian Tura, con lui tutti i membri, darà la sua migliore performance nella circostanza contingente della vita. Una commedia originale degna del genio precursore dell’ungherese Lubitsch, il quale aveva previsto la razzia di Hitler nella stesura del 1940. Una trasposizione teatrale molto fedele al film, pur realizzando una propria autonomia e autorevolezza. Il lavoro registico è pensato, studiato sin nei minimi dettagli, teso a voler traslare l’idea del montaggio cinematografico con gli strumenti che offre il palcoscenico. Non facile l’impresa di contemperare tre punti di vista: coinvolgimento dello spettatore, l’essere voyer e i retroscena che sottendono il risultato sul palco. Riuscita grazie al dinamismo di forze. Ventinove cambi di scena, diciotto attori a servizio dell’opera, con una fluidità tale da non pesare alla vista, creando quasi il campo/controcampo – in particolare nel gioco con il proscenio. Giuseppe Pambieri, un signore del Teatro nostrano, dona una prova eccellente frutto di un animale da palcoscenico, capace di dar voce a un primo attore di compagnia innamorato di se stesso; Daniela Mazzucato risponde a pieni voti al suo prestarsi alla prosa, adeguando le tonalità da soprano nell’eseguire – rigorosamente dal vivo - le commoventi composizioni curate da Nicola Piovani. Menzione particolare merita il caratterista Carlo Ferreri, impersona Hitler richiamando la sottile ironia di Charlot ne “Il grande dittatore”. Tutti danno un’anima alla scena. Lo spettatore si trova di fronte ad una commedia elegante, raffinata, accompagnato da un cast ben assortito in un viaggio di catarsi. <<Bella e struggente elegia del mondo dello spettacolo>>, commenta il regista Calenda. Quale mezzo migliore dell’arte per affermare le cose importanti, c’è chi le urla, c’è chi le presenta con garbo e ironia leggera, come in questo caso, ma sempre col fine di smuovere noi osservatori sordi.
Lo spettacolo resta in scena, al Teatro Manzoni di Milano, fino al 3 Maggio 2009
Per informazioni: www.teatromanzoni.it
11 / 04 / 2009
Pagine correlate recensioni
Commenti e opinioni
Scrivi
il tuo commento sulla pagina
'La rifrazione del teatro come svelamento del male '
Contatti
Per contattare la redazione del sito Teatroespettacolo scrivere all'indirizzo email teatroespettacolo@email.it
Link e bibliografia
Link utili per approfondire il tema recensioni teatro spettacolo
Segnala un sito/link di approfondimento
|
|