La scrittura teatrale di Mattia Torre nel ''Migliore'' e non solo

di Maria Lucia Tangorra.

Il Teatro Franco Parenti di Milano così come l'Ambra Jovinelli di Roma stanno dedicando una personale a Mattia Torre. Si parla spesso dello stato di salute della nostra drammaturgia contemporanea, ecco questo autore e regista ha un'abilità ormai assodata nel tratteggiare ''tipi umani odierni'' o, forse, sarebbe meglio dire noi.
Dal 14 al 19 marzo andrà in scena nella Sala Grande di via Pier Lombardo il secondo spettacolo di questa rassegna ''Qui e ora'' con Valerio Aprea e Paolo Calabresi.
<< Un incidente appena avvenuto in una strada secondaria di un'isolata periferia romana, vicina al grande raccordo anulare, completamente deserta, senza passanti né case, nei campi, nel nulla. Due scooter di grossa cilindrata subito dopo l'impatto, il primo ribaltato, idealmente conficcato a terra, il secondo irriconoscibile, un disastro di lamiere ancora fumanti. Un incidente terribile. A terra, a pochi metri l'uno dall'altro, due uomini sulla quarantina; il primo immobile, potrebbe essere morto, l'altro muove solo un piede e a fatica si alza >>, si legge nella scheda.
Anche nel ''Migliore'' accadeva, in un certo senso, un incidente, diverso da ciò che si verifica in ''Qui e ora'', ma innegabilmente spiazzante soprattutto per le conseguenze. C'è, però, un aspetto che fa accusare il colpo subito allo spettatore: l'apparente perfezione e routine del protagonista di questo monologo. A reggere l'intero spettacolo, dando ulteriore spessore a un testo già di partenza ben orchestrato è Valerio Mastandrea. Quando si entra in sala, ''sotto i riflettori'' c'è una valigetta, di quelle tipiche da ufficio, il resto, sono ''solo'' le pareti della scatola magica. Poi entra in scena Alfredo Beaumont-Mastandrea, che col suo volto incredibilmente espressivo comunica al pubblico anche ciò che il suo personaggio non vorrebbe rivelare. << Nell'azienda dove lavoravo ero a rischio, era di quelle che ti entra nella testa, di quelle che ti chiede di essere migliore >>. Già, la logica del profitto, produrre, produrre, come macchine e forse è anche per questa ''meccanicità'' insita nel cosiddetto sistema che quando Beaumont si muove sul palcoscenico cammina ora concedendosi il tempo dei passi, ora come se fosse un robot. << Io ero vivo, ma ero in paranoia, che è una porta spalancata sui mali del mondo >>, ascoltiamo a un tratto. Che Mastandrea sia un ottimo attore è assodato, ma al grande pubblico è diventato noto in particolare per le sue interpretazioni cinematografiche. Da noi, dove è costume, separare le sfere, nonostante gli artisti passino da un mezzo espressivo all'altro, ci si dimentica che ha iniziato proprio dalla polvere del teatro e questo lo si avverte da ogni battuta che dice così come dalle pause con cui dà vita a un ''uomo comune'', cresciuto col dictat di << essere migliore >>. A tratti, con la voce bassa sembra quasi che Beaumont-Mastandrea si confessi a quel pubblico, venuto lì ad ascoltarlo mentre cerca di galleggiare nel mare magnum della vita.
<< ''Migliore'' è una storia sui nostri tempi, sulle persone che costruiscono il loro successo con spregiudicatezza, cinismo, disprezzo per gli altri. E sul paradosso dei disprezzati, che di fronte a queste persone chinano la testa, e - affascinati - li lasciano passare >> (dal comunicato stampa).
Torre firma un testo che ritrae l'uomo contemporaneo in un continuo equilibrio funambolico tra ciò che vorrebbe essere, ciò che prova (e il nostro uomo nutre anche dei sentimenti) e il dover essere, rispondendo a certi canoni. Se prevale questa seconda, ci si ritrova a fare i conti con istintività e brutture anche impensabili - e il nostro protagonista ne sa qualcosa. Quale luogo migliore per affrontare tutto questo, se non quello dove chi lo abita, in scena, si fa funambolo.
Non c'è retorica né moralismo in ''Migliore'' e questo è uno dei punti di forza dello spettacolo insieme al suo protagonista, letteralmente in stato di grazia, capace di calamitare l'attenzione anche quando non parla, facendoti sentire la potenza - e il peso - dello sguardo pur senza avere la ''facilità'' dell'obiettivo della macchina da presa, ma solamente il disegno luci (sul piano tecnico). A conti fatti, ciò che più pietrifica - con sorriso amaro - è che l'evoluzione (dis)umana a cui si assiste è profondamente autentica e possibile.
L'augurio è che, nonostante sia stato già ripreso diverse volte, questo spettacolo possa essere riprogrammato, continuando a raggiungere diversi e trasversali pubblici.

''Migliore'' , visto a gennaio 2017 al Teatro Franco Parenti di Milano.

Dopo ''Qui e ora'', il focus su Mattia Torre, per questa stagione, si chiuderà con ''4, 5, 6'' in cartellone dal 16 al 21 maggio 2017, con Massimo De Lorenzo, Cristina Pellegrino, Carlo De Ruggieri e con Michele Nani.

I tre spettacoli hanno tutti la regia dello stesso Torre e sono prodotti da Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo.

10 / 03 / 2017

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