L’Amleto di Shakespeare che si adatta all’oggi (senza essere adattato) Amleto;
Testo di: William Shakespeare;
Regia: Armando Pugliese;
Cast: Alessandro Preziosi, Carla Cassola, Ugo Maria Morosi, Francesco Biscione, Silvia Siravo;
Che Shakespeare sia attuale non è certo un novità. Tuttavia, forse la vittoria più bella dell’Amleto di Pugliese sta proprio nel farci uscire dal teatro con la sensazione che l’opera sia stata scritta apposta per questo inizio decennio. A frastornare i pensieri di chi esce dal Quirino dopo aver visto l’Amleto è il dramma della solitudine di chi, ancora candido come le vesti indossate in questa rappresentazione dai personaggi più giovani, è investito dalla consapevolezza della fragilità dell’essere, di fronte alla supremazia facile del "sembrare". Il candore delle vesti sembra chiamato a dichiarare la fragilità della gioventù - quella di Amleto e quella di oggi - che si trova improvvisamente al cospetto di una terribile realtà: l’apparenza delle cose, in questa vita terrena, ha più potere della loro essenza o verità. Ha improvvisamente questo potere agli occhi di Amleto, che scopre che il proprio padre (il re) era stato ucciso dal fratello Claudio, zio di Amleto, incoronato poi a sua volta re. Il giovane si ritrova improvvisamente nel mezzo dello scontro esistenziale tra le cose come sono e le cose come appaiono, e si rende conto dello scarso valore persino dei sentimenti, di fronte alla madre (e regina) che ha sposato Claudio appena un mese dopo la morte del marito. Insieme ad Amleto ci viene a mancare allora l’unica certezza che abbiamo: la certezza della realtà delle cose in quali tali, e con essa del nostro stesso essere. E allora l’esistenza stessa va in corto circuito, e la follia (ma si tratta poi di follia?) è l’unica soluzione. Sono dunque proprio i giovani i più fragili, come del resto i nostri tempi sembrano ripeterci ogni giorno, fragili nella loro mente e nella comprensione di se stessi, fragili al cospetto di un mondo che percepiscono come corrotto e inospitale prima ancora di potersi mettere in gioco. Un Preziosi primo della classe sul palco - tuttavia forse egli stesso incredulo della pazzia di Amleto - sembra suggerirci che il Principe di Danimarca questa realtà esterna e nemica la prenda in giro, più che scrutarla dal rifugio temporaneo della follia, luogo sospeso, collocato all’anticamera del conflitto, aperto e finale. Mentre Ofelia, superficialmente moderna e distaccata e quasi sbiadita, finché veste i panni (scuri e sfarzosi) della dama di corte, diventa invece strepitosamente convincente quando, avvolta da vesti bianche da notte, è rapita dalla pazzia. Drammaticamente disarmata, improvvisamente indifesa anch’essa dopo la morte del padre, come incapace di vivere, prima di lasciarsi andare alla morte. Belle le luci che disegnano sobriamente la scena, completando il chiaro-scuro degli opposti tra i quali il dubbio amletico oscilla.
Valeria Sirabella
Lo spettacolo resta in scena al Teatro Quirino di Roma fino al 7 Febbraio 2010. Per informazioni: www.teatroquirino.it
02 / 02 / 2010
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