Nonostante la sua condizione minoritaria, da sempre definita di nicchia, la danza d’autore ha negli ultimi anni conquistato nuovi spazi ed esteso il suo raggio d’azione sul territorio nazionale. Sebbene nata come piccolo segmento della danza contemporanea, questo genere, un po’ periferico, ha silenziosamente lavorato negli anni per guadagnarsi quel posto al sole tra i vari stili che abitano il mondo di Tersicore.
Lo dimostrano i numerosi circuiti, festival e rassegne di settore che sorti nel giro di un decennio hanno posizionato la loro “mission” ed identità nella rete teatrale italiana, riconfermandosi ogni anno come appuntamenti fissi ed offrendo visibilità ai giovani coreografi che si affacciavano sulla scena contemporanea. Ma maestra in questa direzione è senza dubbio la rete di Anticorpi Explo, Tracce di Giovane Danza d’Autore, un network di operatori e critici che da anni promuovono e sostengono le nuove generazioni di artisti. Il loro è un lavoro di supporto guidato, che va dal monitoraggio della fase creativa, alla tutela fino alla circuitazione degli spettacoli. L’attenzione e la cura ben mirati di un team specializzato hanno consentito l’emersione di un’effervescenza creativa notevole, un affiorare di nuove poetiche, linguaggi originali, corpi sempre più diversi e multiformi, che hanno disegnato un paesaggio sempre più eterogeneo e frastagliato.
Così l’accoglienza di nuove proposte, dopo accurata selezione, ha fatto emergere un manipolo crescente di giovani artisti sempre più volitivi nel dare forma al proprio progetto coreografico, sintomo di una necessità espressiva e comunicativa forte e dall’altra di un interesse maggiore del pubblico, anche se ancora minoritario, verso la danza in generale.
Alcuni dei protagonisti di questa ventata di aria nuova sono stati il gruppo NNChalance, Daniele Ninnarello ed Helen Cerina, artista della piattaforma Matilde, che hanno presentato i propri lavori al teatro Studio della Mole Vanvitelliana di Ancona.
Eleonora Gennari e Valeria Fiorini del gruppo NNChalance, già note per il loro lavoro Se non ricordo male, raffinano e precisano il loro linguaggio con Episodio 7. Sulla scia di una grammatica del movimento che si poggia sulla sincronia perfetta di un dialogo danzato, le due danzatrici perseguono e maturano il proprio stile, già ben pulito e chiaro con Se non ricordo male. La scrittura coreografica si compone di strutture dinamiche spezzate, che come fermi immagine nello spazio, creano traiettorie geometriche lineari e perfette. Un’ipotesi narrativa si coglie dalla danza stessa, da quel dialogo che lascia affiorare la possibilità di una storia di due vite parallele che s’intrecciano in uno scavo di memoria d’infanzia, disturbata da una terza figura inquietante.
Daniele Ninnarello con il suo Man Size, offre la visione di un corpo frammentato e irregolare che plasma una danza complessa e multiforme. La riflessione sul concetto di Figura nella pittura di Bacon affrontata nel saggio “Logica della sensazione” di Gilles Delueze ha ispirato la sua poetica. Con un lamento disperato che incalza in progressione Ninnarello intona Ain’t no Sunshine, per poi dispiegare la sua danza fatta di cadute e sessioni grottesche, sfuggenti per definirne i contorni, ma dal timbro intenso per lasciare traccia nello spazio. La sua tensione fisica appare una sorta di duello tra interno ed esterno che tenta di stabilizzarsi in forme singolari, come quando si posiziona per qualche minuto a testa in giù tenuto da un casco, quasi a voler riorganizzare la sua struttura organica. Dulcis in pomerio è il progetto coreografico di Helen Cerina, interpretato e danzato insieme a Claudia Giordano. Il lavoro indaga le possibili analogie tra l’architettura urbana e quella fisico-dinamica della danza.
Helen Cerina, seduta davanti ad un tavolo costruisce e decostruisce con zollette di zucchero delle città immaginarie. Partendo da un piccolo villaggio fino ad approdare alla metropoli industrializzata, l’artista ogni volta trasmette, con queste piccole miniature urbane, il pensiero che le ha modellate. Lo stesso vale per Claudia Giordano che con il suo corpo, spazia sulla scena, procedendo alla costruzione di gesti che si tramutano in danza. Partendo da un semplice movimento inanella, per mezzo di ripetizioni e variazioni su tema, sessioni dinamiche sempre più sofisticate, costruendo piani e geometrie scomponibili e ricomponibili, come i giochi della Lego. Questa agilità fisica le consente di entrare ed uscire dalla danza con molta facilità, così come con le zollette di zucchero, componendo un fraseggio fluido e armonico. L’azione diverte ed interessa, per vivacità d’idee, ma potrebbe svuotarsi se prolungata con delle ripetizioni che non trovano viad’uscita.
Dai tre lavori si evince una qualità linguistica fiorente per inventiva ed originalità, una ricchezza di idee ed una linfa creativa nuova. Tuttavia, manca un’attenzione più mirata che impedisca la dispersione artistica e consenti una maggiore progettualità volta a possibili sviluppi dei lavori in circolazione.
Teatro Studio alla Mole, Ancona - 20 Gennaio 2012
La Rassegna OFF/ SIDE Teatro del presente è promossa da:
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