Le passioni de 'LA SERVA' di Giovanni Clementi 
Testo di: Giovanni Clementi;
Regia: Maurizio Panici;
Cast: Crescenza Guarnieri;
Si spengono le luci, e gli applausi faticano ad arrivare, è troppo presto, il pubblico resta in attesa, inchiodato alle poltrone aspettando che il racconto prosegua, per poi scrosciare fragorosamente in una manifestazione di grande apprezzamento: è questo l’effetto che fa La serva testo generosamente interpretato dalla brava Crescenza Guarnieri, diretta da Maurizio Panici. Tutti in Sud America desiderano venire nel Primer Mundo…sì il primer mundo, idealizzato, fonte di sogni e speranze di una vita migliore, è come il paese dei balocchi. Sognare però è una condizione migliore che scontrarsi con la dura realtà, perché non è tutto così meraviglioso né semplice come ci si può aspettare, è quello che succede ad Estrella, emigrante sudamericana che lascia la sua terra natìa partendo con una valigia carica di dolori, sofferenze ma anche tante aspettative di riscatto e nuove felicità. Aspettative che vengono puntualmente deluse, certo lei dice di essere contenta, non avrebbe mai potuto avere quello che ha se fosse rimasta, da dove viene lei uno stipendio di ottocento dollari netti più vitto e alloggio, sono inimmaginabili e poco importa se per averli deve sopportare di “lavare infinite paia di mutande di marca, sporche di piscio, umiliazioni da parte di ragazzini viziati”, cucinare, pulire e tanto altro. Perché l’unica possibilità che ha avuto è stata entrare a servizio di una famiglia borghese, fare la domestica, la serva, ma ne vale la pena, almeno per coltivare il sogno di una vita migliore, per farlo sapere agli amici che sono rimasti laggiù e che forse, provano anche un po’ di invidia… ma loro non lo sanno che i sacrifici si fanno anche qui. Subire, resistere, reagire e accontentarsi delle poche soddisfazioni che questa vita e questo lavoro comportano per il giovedì pomeriggio, la giornata libera, quella nella quale Estrella torna ad essere donna, va a ballare con l’abito smesso della padrona, i suoi trucchi, i capelli acconciati, non sembra quasi neanche una serva, non può fallire. L’interpretazione che ne dà Crescenza Guarnieri è molto convincente, emotivamente efficace, ricalcando appena l’accento latino alterna momenti di commozione derivanti dai racconti di infanzia, di un passato difficile e doloroso a dolci sorrisi di speranza e anche rassegnazione, investe questo personaggio dalle sfaccettature complesse, di una vitalità pacata ma energica, serena nonostante tutto, Estrella sognatrice molto passionaria e appassionata, che mette impegno in tutto quello che fa, è una donna che si accontenta, ma è inquieta e alla continua ricerca di qualcosa, ha bisogno di colmare un vuoto. In effetti il titolo di questo testo, non è il più indicato al tema, la drammaturgia non tratta come nucleo principale e fondante, della condizione sociale del personaggio, ma è molto più intimista e profondo, il racconto di Estrella non è solo il racconto di una colf, ma è soprattutto il racconto di una donna. È il racconto di un amore perduto prima ancora di essere consumato, di un lutto profondo che ha lasciato una cicatrice ancora viva, un vuoto incolmabile oltre ogni sforzo. Tutta la vita di questa donna è finalizzata a non sentire il peso della perdita, tutti gli uomini che incontra, le braccia che la stringono, le labbra che la baciano ogni giovedì, non sono altro che la spasmodica ricerca di un amore da vivere fino in fondo. Estrella si fa bastare queste piccole forzate emozioni fugaci, perché “una vera donna non immagina l’amore… lo fa, una vera donna non sogna la vita… la dà”, ma lei no, non è riuscita a farlo, niente di tutto questo, per tutto il tempo parla con il suo amore come se lui fosse con lei, canta e canta la storia di Estrella e Santiago, quel “ragazzo acerbo”, che non doveva morire, non così e non ancora. La regia è presente in questo allestimento con cura minuziosa di gesti e dettagli, molte pose plastiche studiate e preparate a tavolino, imponente la presenza del rosso, col l’abito, il rossetto, le scarpe, la borsa e la scenografia, a sottolineare ancor di più i sentimenti di amore e passione protagonisti, lo spettacolo risulta molto bilanciato, gradevole tanto da far rimanere quasi con l’amaro in bocca nel finale. Vinta a pieni voti la scommessa del teatro Argot che con la politica di produrre e promuovere la nuova drammaturgia, presenta nuovi autori e testi inediti.
(Giusi Potenza)
Lo spettacolo resta in scena, al Teatro Argot di Roma, fino al 25 Gennaio 2009 Per informazioni: www.argot.it
16 / 01 / 2009
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