LE TROIANE di Euripide in scena a Villa Salati di Paestum e al Forte La Carnale di Salerno
Approda in provincia di Salerno,dopo numerose piazze del Sud Italia, il 5 agosto nel Parco archeologico di Villa Salati di Paestum ed il 10 agosto al Forte La Carnale di Salerno, lo spettacolo della compagnia Scenidea “LE TROIANE” di Euripide con la riduzione ed l'adattamento di Antonella Parisi - Regia di Paolo Lista.

La trama
Dopo la presa di Troia, i Greci sorteggiano come schiave le donne troiane, prede di guerra.Cassandra è destinata ad Agamennone.A Neottolemo, figlio di Achille, è destinata Andramaca, mentre Ecuba, la regina di Troia, è destinata ad Ulisse.Polissena,sua figlia,sarà immolata sulla tomba di Achille.Sulla scena della tragedia c'è anche la bellissima Elena, indicata dalle altre come la causa della caduta di Troia.
Lo spettacolo
Solo quattro donne in scena per questo felicissimo allestimento delle TROIANE. Antonella Parisi, infatti, autrice dell'adattamento, o forse sarebbe meglio riscrittura, interviene sul testo originale di Euripide, con un'operazione di grande modernità ed intelligenza: elimina il Coro ed i personaggi maschili e tiene in scena, fin dall'inizio e contemporaneamente, solo ECUBA (la stessa Antonella Parisi), CASSANDRA (Fulvia Fasano), ANDROMACA (Pina Russo) ed ELENA (Tea Pascale), in modo da creare un dialogo dove ciascuna di esse possa lasciar emergere le diverse ragioni del suo dolore e, nel caso di Elena, il suo doppio ruolo di vittima e carnefice, causa della sciagura e prigioniera essa stessa di un destino che ha contribuito a creare. Paolo Lista, regista dello spettacolo, immerge le quattro donne in un'atmosfera di attesa soffocante, in un ambiente che è al tempo stesso antico e moderno, simbolo di una tragedia distante eppure fin troppo contemporanea, quasi immobile nel suo eterno ritorno. E così lo stesso Cavallo di Troia , gigantesco dono di morte, non può far altro che trasformarsi in un cavallo delle giostre, uno dei tanti giochi infantili che la Storia dissemina lungo il suo percorso di morte e di dolore, tanto per far divertire gli uomini ad uccidersi l'un l'altro. Lo spettacolo vive della bella prova delle quattro attrici ma soprattutto vive di parole, di azioni, di silenzi che restano sospesi nell'aria come i brandelli di tessuti infilati nella rete che chiude la scena sul fondo, quegli stessi brandelli bianchi e immacolati che, con una splendida idea registica, le donne immergono in una tinozza d'acqua limpida per estrarli rossi di sangue e appenderli così, grondandi dolore, alla rete della loro prigione. Una prigione che è innanzitutto simbolica, conseguenza della loro condizione di donne che hanno perso i loro uomini, le loro case, le loro famiglie, che hanno perso tutto tranne la dignità. Ed è qui,nel dolore senza scampo, nella cupa sofferenza di chi sa che non ci sarà più spazio per alcuna gioia, che le quattro Troiane, così indifese,così deboli, sconfiggono i loro vincitori. Nel dolore che le avvicina alla comprensione della vita che,come la guerra, non conosce vincitori ma solo sconfitti.
22 / 07 / 2008